Mi commuoveva sempre il modo in cui Lautrec cambiava tono di voce quando si discuteva d’arte. Era per lui come una fede religiosa.”
Così diceva Edouard Vuillard, anch’egli pittore francese, riferendosi a Henri de Toulouse Lautrec.
Nella straordinaria mostra allestita, all’interno di Palazzo Blu di Pisa, con centocinquanta opere di Lautrec, opere uniche, prime edizioni e numerose litografie che presentano dediche originali e appunti di mano dell’artista, è ancora possibile udire questa voce che descrive, attraverso i suoi incredibili capolavori, la vita bohemién di ballerine, scrittori, intellettuali, cantanti e prostitute che affollavano i locali di Montmartre, divenuti, grazie al pittore, icone indiscusse della Ville Lumière.
Dinnanzi ai suoi più famosi manifesti dedicati al Moulin Rouge o ai Cafè Concert, come il Divan Japonais, evidenti richiami alle stampe giapponesi di cui l’artista era amante sin da giovanissimo, difficile non rimanere rapiti da una sorta di sindrome di Stendhal, tanta è la bellezza ed il carattere innovativo di queste opere litografiche.
Henri de Toulouse-Lautrec, Divan Japonais, 1892 -1893,
Il percorso espositivo curato da Maria Teresa Benedetti apre il sipario con affascinanti pellicole sulla Belle Epoque, l’epoca in cui, a cavallo tra la fine dell’ Ottocento ed i primi anni del Novecento, la vita brillava e numerose esperienze artistiche indicavano che il nuovo secolo sarebbe stato all’insegna del benessere.
La vita nella splendente capitale francese, proiettata con disinvoltura sui bianchi muri del corridoio che accede successivamente alle varie stanze, ci immerge immediatamente in un’atmosfera spensierata e positiva, proprio come quella che assaporavano i cittadini, desiderosi di uscire, di recarsi a chiacchierare nei cafè e ad assistere a spettacoli teatrali.
Henri de Toulouse-Lautrec, Jean Avril, 1893,
Fu così che questo periodo venne caratterizzato dall’euforia e dalla frivolezza che Lautrec esprime attraverso la sua straordinaria arte riuscendo a conferire a luoghi e a personaggi del momento, che lui stesso vide travolto di entusiasmo, un valore ed un’impronta così importante da renderli per sempre emblemi di un’epoca tra le più straordinarie mai conosciute.
La prima stanza, consecutiva al corridoio, è dedicata agli interpreti della stravagante vita notturna di Montmartre, di rara bellezza i manifesti dedicati alla ballerina Louise Weber detta ‘la Golosa’ mentre danza in coppia con Valentin le Désossé, e les affiches con al centro la grazia ironica di Yvette Gilbert che brilla sul palcoscenico del Moulin Rouge.
Henri de Toulouse-Lautrec, Moulin Rouge, La Goulue, 1891,
La seconda stanza si concentra sul teatro, ed è proprio attraverso le luci della ribalta che Lautrec coglie le immagini dei protagonisti sulla scena, restituendone in pittura la vibrante presenza.
L’artista ha un occhio caricaturale per le caratteristiche e le gestualità dei soggetti che rappresenta, unito all’uso innovativo di ampie stesure di colori piatti, marcate silhouettes e punti di vista inconsueti.
Raffigura, nelle sue litografie, personaggi dei cabaret, di palcoscenici popolari e di teatri ufficiali come la Comédie Française e il Théatre Antoine, per il quale realizza il bellissimo manifesto per La Gitane; di notevole importanza anche i tredici ritratti di attori e attrici dal forte carattere espressivo.
Henri de Toulouse- Lautrec, Aristide Bruant nel suo cabaret, 1893,
La successiva terza stanza esplora le opere pubblicitarie che furono commissionate all’artista per promuovere opere letterarie, riviste, prodotti commerciali e testi per musica.
Lautrec guarda al futuro sperimentando L’Art Nouveau, consacrandosi come il precursore della moderna pubblicità.
Alla base di ogni suo lavoro vi è sempre la grande padronanza del disegno, l’incredibile funzionalità delle linee estremamente espressive, unite alla complessità di una realizzazione che tiene conto della reazione del pubblico.
Henri de Toulouse- Lautrec, Confetti Coriandoli, 1894,
Di straordinario impatto visivo e comunicativo il manifesto realizzato per la catena di biciclette Simpson attraverso una grafica innovativa, fresco nonché moderno il manifesto Confetti, creato per pubblicizzare i nuovi coriandoli di carta che avrebbero sostituito quelli in gesso.

La quarta stanza presenta le maison closes ed in particolare la serie di undici litografie che compongono l’ album Elles realizzato nel 1896, attraverso le quali l’artista racconta la vita quotidiana delle prostitute, facendo un ritratto intimo di donne che conosceva in prima persona.
Henri de Toulouse-Lautrec, 1899, Il fantino, Litografia acquarellata,
La quinta ed ultima stanza raccoglie litografie e dipinti di temi riguardanti la vita quotidiana. Spiccano tra questi i cavalli: nel dipinto Il fantino del 1899, attraverso l’innovativo punto di vista che posiziona il cavallo ed il suo fantino di spalle, riesce a comunicare la tensione e la dinamicità  della corsa, contaminato dagli studi effettuati dal fotografo inglese Muybridge che fu pioniere della fotografia del movimento.

Molti artisti italiani come Zandomeneghi, Natali e Macchiati si sono sono ispirati allo stile e alle tematiche di Lautrec. I loro capolavori arricchiscono ulteriormente il percorso della mostra.
Federico Zandomeneghi, Il tè, 1890-1893, Pastello su carta, 480 x 590 mm,
Henri de Toulose Lautrec, uno degli ultimi pittori impressionisti e precursore dell’Espressionismo, attraverso la sua breve vita, rimane un esempio emblematico dell’artista di fine secolo, vivendo la propria vita e la propria arte su un unico piano d’intensa partecipazione emotiva.
Grande disegnatore, riesce attraverso la funzionalità delle proprie linee a cogliere con precisione espressionistica le forme, i corpi e lo spazio.
Nonostante la provenienza da una famiglia nobile ed agiata, preferisce vivere fuori dagli schemi della vita borghese, rifugiandosi in quel mondo di “vita notturna”, in cui incontra i soggetti dei propri quadri, cogliendo in loro una vera e propria genuina e dignitosa umanità.
Henri de Toulouse-Lautrec, Testa di donna, 1896,
Lautrec ha rappresentato un ponte di collegamento tra la buona società dell’epoca e la vita bohémien dei quartieri di periferia parigina.
Noi siamo brutti ma la vita è bella”. E’ con questa frase che Lautrec firma virtualmente ogni sua opera ispirata alla Belle Epoque, quell’epoca in cui vive lasciando un segno indelebile.

Didascalie immagini

  1. Henri de Toulouse-Lautrec, Divan Japonais, 1892 -1893,
    Litografia a colori, Collezione privata
  2. Henri de Toulouse-Lautrec, Jean Avril, 1893,
    Litografia a colori, 124 x 91,5 cm, Collezione privata
  3. Henri de Toulouse-Lautrec, Moulin Rouge, La Goulue, 1891,
    Litografia a colori, 84 x 122 cm, Collezione privata
  4. Henri de Toulouse- Lautrec, Aristide Bruant nel suo cabaret, 1893,
    Litografia a colori, manifesto, 1273 x 950 mm, Collezione privata
  5. Henri de Toulouse- Lautrec, Confetti Coriandoli, 1894,
    Litografia a colori, manifesto, 570 x 390 mm Collezione privata
  6. Henri de Toulouse-Lautrec, 1899, Il fantino, Litografia acquarellata,
    Olio su cartone, 51 x 37 cm, Toulouse, Fondation Bemberg
  7. Federico Zandomeneghi, Il tè, 1890-1893, Pastello su carta, 480 x 590 mm,
    Courtesy Associazione Edmondo Sacerdoti, Collezione privata
  8. Henri de Toulouse-Lautrec, Testa di donna, 1896,
    Olio su cartone, 42 x 36 cm, Toulouse, Fondation Bemberg

In copertina:
Toulouse Lautrec al lavoro, particolare di un pannello dell’allestimento
courtesy Fondazione Palazzo Blu, Foto: Michela Goretti

Catalogo Skira

Dove e quando

  • Fino al: – 14 February, 2016
  • Indirizzo: Palazzo Blu, Pisa
  • Sito web