Magicamente bella. Sembrano proprio questi i termini più adatti a descrivere La Bella addormentata del bosco versione di Alexei Ratmansky andata in scena per quasi un mese, dal 26 settembre al 23 ottobre, al Teatro alla Scala. Come per incanto sono risorti la coreografia originaria di Marius Petipa del 1890 e le scene e i costumi firmati da Léon Bakst nel 1921.

Da San Pietroburgo a Londra, per poi rinascere negli USA e chiudere il cerchio a Milano. Tocca tutti questi luoghi il balletto su musica di Čajkovskij, tratto dall’omonima la fiaba di Charles Perrault, coprodotto dalla Scala insieme all’American Ballet Theatre, al debutto lo scorso marzo presso Segerstrom Hall di Costa Mesa in California e arrivato in Italia nel semestre di Expo 2015.
Una retrospettiva, un viaggio affascinante, nell’estetica della danza classica di fine Ottocento che sottolinea la crescente esigenza, avvertita non solo da addetti ai lavori, di interrogarsi sulla vera identità dei capolavori tramandati sino ai nostri giorni e di svelare il valore di una tradizione artistica che va ben oltre il virtuosismo. Lo studio delle fonti, infatti, non può che far bene allenando la mente a nuovi e diversi approcci.

Con alle spalle già due ricostruzioni “filologiche”, Le Corsaire (2007) insieme a Jurij Burlaka per il Bolshoi e Paquita (2014) con Doug Fullington per il Bavarian State Ballet, Alexei Ratmansky per la sua versione di ciò che è universalmente considerato ‘il Balletto con la B maiuscola’ sceglie di andare dritto al suo atto di nascita: 1890, Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, genitore-coreografo Marius Petipa. La strada è quella già percorsa per le altre ricostruzioni, decifrare i preziosi documenti in cui è annotata la coreografia, secondo il sistema Stepanov, custoditi all’interno della Sergeyev Collection presso l’Università di Harvard.

Sentiero già battuto da Sergej Vikharev che nel 1999 aveva riportato al Mariinskij la coreografia originale insieme a scene e costumi della storica prima pietroburghese. Ratmansky, invece, oltre al 1890 guarda qui anche alla seconda nascita del titolo in Occidente, avvenuta nel 1921 all’Alhambra Theatre di Londra con scene e costumi di Léon Bakst grazie ai Ballets Russes di Diaghilev. Un momento simbolico quello, in cui l’ensemble di Diaghilev, affermatosi per le novità sviluppate collaborando con tutti gli “ismi” delle avanguardie, inscenò con questo titolo a serata intera quel “rappel à l’ordre” che di lì a poco avrebbe dato avvio ai neoclassicismi, in danza come nelle altre arti.

Alzato il sipario alla Scala si svelano così ricche scene dipinte in prospettiva e straordinari costumi finemente decorati, ispirati proprio a quelli di Bakst e nati dalla mano di Richard Hudson. Alla bacchetta Vladimir Fedoseyev e in scena il Corpo di Ballo al gran completo insieme agli Allievi della Scuola di Ballo per dar vita ai movimenti voluti da Petipa sul finire dell’Ottocento. Dal gusto squisitamente teatrale, plasmata con mano artigianale, lo spettacolo fa assaporare lo stile e la tecnica dell’epoca. Elevazione delle gambe non superiore all’angolo retto, chaînés in mezzapunta, ampie scene di pantomima, accento posto sul brio e la velocità di passi piccoli e contenuti, maggiore plasticità nelle pose e aderenza al tessuto musicale. Tutto ciò incarnato con abilità e maestria dagli scaligeri, in piena forma e in grado di brillare anche senza guest stranieri, come dimostrato dall’ultima replica che ha visto in scena gli splendidi Vittoria Valerio e Claudio Coviello nei ruoli di Aurora e Désiré.

Per Ratmansky missione compiuta che con questa produzione fa guadagnare a Scala e ABT il Fedora-Van Cleef & Arpels Prize for Ballet e a noi tre ore indimenticabili evocando un Settecento imbevuto di fiaba e nostalgia.
Stasera, invece, appuntamento con l’ultima replica del Gala des Étoiles a chiusura del semestre di programmazione alla Scala per Expo 2015.
Didascalie immagini
- Una scena d’insieme del I atto de La Bella addormentata nel bosco
(coreografia di M. Petipa, regia di A. Ratmansky)
(© Marco Brescia e Rudy Amisano – Teatro alla Scala) - La Fata dei Lillà (Martina Arduino) accompagna Désiré (Claudio Coviello) verso il castello in cui riposa Aurora al II atto de La Bella addormentata nel bosco
(coreografia di M. Petipa, regia di A. Ratmansky)
(© Marco Brescia e Rudy Amisano – Teatro alla Scala) - Il risveglio di Aurora (Vittoria Valerio) al cospetto di Désiré (Claudio Coviello), della Fata dei Lillà (Martina Arduino) e della corte al II atto de La Bella addormentata nel bosco
(coreografia di M. Petipa, regia di A. Ratmansky)
(© Marco Brescia e Rudy Amisano – Teatro alla Scala) - La visione di Aurora (Vittoria Valerio) al II atto de La Bella addormentata nel bosco
(coreografia di M. Petipa, regia di A. Ratmansky)
(© Marco Brescia e Rudy Amisano – Teatro alla Scala) - Aurora (Vittoria Valerio) e Désiré (Claudio Coviello) nel pas de deux che celebra le loro nozze al III atto de La Bella addormentata nel bosco
(coreografia di M. Petipa, regia di A. Ratmansky)
(© Marco Brescia e Rudy Amisano – Teatro alla Scala)
In copertina:
Il risveglio di Aurora (Vittoria Valerio) al cospetto di Désiré (Claudio Coviello), della Fata dei Lillà (Martina Arduino) e della corte al II atto de La Bella addormentata nel bosco
(coreografia di M. Petipa, regia di A. Ratmansky)
(© Marco Brescia e Rudy Amisano – Teatro alla Scala)
La Bella addormentata nel bosco
Balletto in un prologo e tre atti
dalla fiaba La Belle au bois dormant di Charles Perrault
musica Pëtr Il’ič Čajkovskij
coreografia Marius Petipa
messa in scena e integrazioni coreografiche Alexei Ratmansky
scene e costumi Richard Hudson, ispirati al lavoro di Léon Bakst
luci James F. Ingalls
Corpo di Ballo del Teatro alla Scala
Allievi della Scuola di Ballo Accademia Teatro alla Scala
Orchestra del Teatro alla Scala
Nuova produzione Teatro alla Scala
in coproduzione con American Ballet Theatre, New York
Milano, Teatro alla Scala
dal 26 settembre al 23 ottobre 2015