Quando si è in cammino sotto un sole cocente
non ci si ferma neppure per cogliere il più splendido fiore.
(Honoré de Blazac, Splendori e miserie delle cortigiane)
La straordinaria collaborazione tra il Musée d’Orsay, il Van Gogh Museum e la Bibliothèque Nationale di Francia ha permesso la realizzazione di una particolare esposizione, che per la prima volta intende celebrare un tema ardito e sfuggente come quello della prostituzione, materia scottante, ma
onnipresente nella società parigina dalla seconda metà del XIX secolo. Un’occasione magistrale inaugurata lo scorso 22 settembre e impegnata nel dimostrare come i più celebri artisti francesi e stranieri, perennemente affascinati dagli attori e dai luoghi di questo fatto sociale, non abbiano mai smesso di ricercare nuovi strumenti pittorici per rappresentarne le realtà e i fantasmi più ambigui. Dall’Olympia di Manet a L’assenzio di Degas, dalle incursioni di Toulouse-Lautrec e di Munch nelle case chiuse alle audaci figure di Vlaminck e Picasso, Splendeurs et misères. Images de la prostitution, 1850-1910 si snoda nel mostrare il ruolo di primo piano occupato da questo mondo misterioso nell’evoluzione della pittura moderna. Il fenomeno è analizzato nei suoi aspetti sociali e culturali attraverso la pittura da Salon, la scultura, le arti decorative e la fotografia: un materiale ricchissimo e vario che consente di evocare a tutti gli effetti la posizione ambivalente delle prostitute e del loro seducente universo.
Pietra angolare del modello regolamentarista che intende esercitare uno stretto controllo sulla prostituzione, all’epoca considerata come un “male necessario”, la casa chiusa affascina e stordisce diverse generazioni di pittori. In alcune rappresentazioni, più vicine alla fantasia che alla realtà dei fatti, Degas, Toulouse-Lautrec e Bernard mettono in evidenza tanto l’atmosfera febbrile del bordello quanto l’intimità delle pensionanti prima dell’arrivo del cliente. Gli stessi fotografi si dilettano nel ricomporre presso i loro atelier alcune delle scene più in voga nei salotti del Secondo Impero, luoghi di socialità e solidarietà maschile, regolarmente presentati come promesse d’iniziazione, voluttà e trasgressione.

Lontana dall’isolarsi in luoghi specifici, la prostituzione invade lo spazio pubblico nel corso di tutto il XIX secolo. Sui viali, a teatro o all’opera è sempre più spesso difficile distinguere le donne oneste da quelle dai facili costumi, le quali detengono l’arte dell’ambiguità e di quella perversione che per anni hanno nutrito l’immaginazione degli artisti. Meno inquadrati rispetto alle case chiuse, caffè e birrerie vedono la nascita di nuove forme di prostituzione: Manet, Degas e Van Gogh trovano qui i loro modelli in alcune figure femminili in preda all’ebrezza malinconica. Ai massimi livelli della scala le cortigiane, “stelle dell’alta prostituzione”, incarnano una riuscita sociale che esse stesse manifestano attraverso l’ordine e la diffusione di ritratti dipinti, scolpiti o fotografati. La ricercatezza delle loro toilette e i decori lussuosi dei particolari alberghi che fanno costruire o che amministrano rendono sempre più indistinti i confini tra monde e demi-monde. Il loro percorso sfolgorante, che il più delle volte debutta nelle pensioni, le rende un attraente modello agli occhi delle giovani attrici e ballerine. Queste femmes fatales sempre più potenti minano fortemente il dominio maschile e appaiono nelle opere allegoriche dell’immaginario simbolista e decadente di fine secolo, quando la prostituta e la donna rappresentano ormai un’identità indistinta e minacciosa, incarnazione di tutti i vizi. È proprio questo mondo sotterraneo in tutta la sua vertiginosa varietà, talvolta lugubre e colorata, a occupare una posizione centrale nello sviluppo della pittura moderna e a ispirare i massimi capolavori tra gli artisti che inaugurano il XX secolo.

Questo aspetto multiforme e sfuggente non ha dunque mai smesso di ossessionare romanzieri e poeti, drammaturghi e compositori, pittori e scultori. La maggior parte degli artisti del XIX e della prima metà del XX secolo hanno condotto il loro sguardo sugli splendori e le miserie della prostituzione, divenuta ben presto motivo prediletto anche dai media nascenti, dalla fotografia nonché dal cinematografo. È in particolar modo a Parigi, tra il Secondo Impero e la Belle Époque, che la prostituzione s’afferma come soggetto principale delle opere, legandosi a correnti anche molto diverse tra loro come il naturalismo, l’impressionismo o il fauvismo. All’epoca la capitale vive una vera e propria metamorfosi: nuova Babilonia per alcuni, Ville Lumière per altri, essa offre agli artisti una grandissima quantità di luoghi nuovi dai quali osservare tutte le sfumature evolutive degli amori a pagamento. In queste rappresentazioni, spesso contrastate (esempio magistrale fu l’enorme scandalo suscitato dall’Olympia di Manet, presentata al Salon del 1865 e considerata “oscena” poiché per la prima volta veniva raffigurata un prostituta completamente nuda in un formato monumentale), si fondono osservazione scrupolosa e immaginazione, indiscrezione e oggettività, approccio clinico e fantasmi sfrenati. Ma per quanto singolari essi siano, tutti gli sguardi proiettati sull’universo della prostituzione sono esclusivamente quelli di artisti di sesso maschile; anche se dietro l’evocazione dei piaceri e dei mali, delle folgoranti ascensioni e dei cammini più miserabili, traspare allo stesso tempo tutto il peso della condizione femminile in epoca moderna.

Nel corso della seconda metà del XIX secolo, donne oneste, prostitute occasionali, clandestine o ufficialmente registrate, si mescolano fino a confondersi nei meandri dello spazio pubblico. In tutta questa confusione emerge una difficoltà a definire quello che è davvero la prostituzione, a determinare dove essa abbia inizio e dove termini. Negli ambienti popolari le donne impiegate in piccoli lavoretti (operaie, modiste, fioraie…) ricevono dei salari troppo bassi per permettersi un alloggio dignitoso o di nutrirsi come di deve, soprattutto con una famiglia a carico. Di conseguenza alcune di loro decidono di fare ricorso alla prostituzione proprio per ottenere un reddito complementare. Tutte queste identità in movimento, quasi inafferrabili, affascinano gli artisti che decidono così di restituire nelle loro opere il clima equivoco e ambiguo di una moderna Parigi, estremamente ricca all’epoca di allusioni più o meno esplicite all’universo della prostituzione. Diversi luoghi di convivialità, di incontri e divertimento contribuiscono a forgiare l’immagine di una Parigi capitale del piacere. La prostituzione di strada si organizza soprattutto intorno ai caffè, spazi che una donna rispettabile non frequenterebbe mai senza essere accompagnata. Anche le terrazze costituiscono uno dei punti strategici per le prostitute, visibili sia all’interno degli stabilimenti sia dalla strada. Sul calar della sera esse attendono l’arrivo dei clienti, sedute ai tavolini davanti a un bicchiere di vino o con una sigaretta in mano come suggeriscono perfettamente le opere di Manet, Degas e Van Gogh. Nell’ultimo terzo del secolo i caffè e i cabaret si moltiplicano diventando dei veri e propri centri di prostituzione clandestina, rappresentati da artisti come Toulouse-Lautrec o Forain: sulle scene si dimenano donne dai molteplici talenti intrattenendo il pubblico con repertori di canzoni e danze impertinenti. Alcuni stabilimenti come il Moulin Rouge o le Folies-Bergère attirano in particolare i turisti stranieri, venuti ad apprezzarne gli spettacoli nella speranza di qualche incontro occasionale per concludere la serata in bellezza.

Frequentata dall’alta borghesia e dall’aristocrazia, l’Opéra è teatro di una prostituzione di alto livello che può e intende impersonare diverse forme. Alcuni tra gli abbonati, riconoscibili dall’abito nero e dal cappello a cilindro, hanno il privilegio di aver accesso a spazi privati dove poter incontrare le “damigelle dell’Opéra”, conosciute col nome di rats: ragazze appartenenti a classi sociali solitamente modeste e iscritte alla scuola di danza dalle loro madri che sognano per loro un destino migliore. Ma se gli appuntamenti danzanti delle giovani ballerine sono da considerarsi trascurabili, la possibilità di incontrare un ricco e influente protettore basta a rendere più appetibile la stessa professione. Lo spazio dell’Opéra è particolarmente propizio agli incontri occasionali, soprattutto durante il periodo del carnevale quando vengono allestiti dei grandi balli in maschera. Il tema del ballo mascherato favorisce così gli intrighi galanti e ispira numerosi artisti tra cui Giraud, Manet e Gervex.

Ma il luogo per eccellenza riservato alla prostituzione è offerto dalle cosiddette case di tolleranza, al centro del sistema regolamentarista nato sotto il Consolato e legalizzate già nel 1804. Spazio chiuso per natura, il bordello costituisce una sorta di laboratorio per quegli artisti alla costante ricerca di soggetti moderni e di un rinnovamento nel trattare artisticamente il nudo femminile. Per gli illustratori satirici come Rops e Forain, si tratta di uno strumento per rivelare il dietro le quinte della sessualità borghese. Negli ultimi vent’anni dell’Ottocento anche altri giovani artisti d’avanguardia come Bernard e Anquetin si lanciano nella rappresentazione dell’universo delle case chiuse, partendo dal raffigurare la noia dei lunghi momenti d’attesa fino al vero e proprio arrivo dei clienti. Come nessun altro però è Toulouse-Lautrec a donare un volto alle prostitute della sua epoca: non le dipinge affatto come femmes fatales né come vittime della società, ma sceglie di rappresentarle come donne ordinarie che tengono le fila delle loro attività quotidiane. Le testimonianze pittoriche che quest’artista ci lascia sono dunque fortemente legate all’impressione di una vita tranquilla e spesso impregnata di malinconia.

Considerando che il verbo “prostituire” significa letteralmente “mettere in evidenza, esporre al pubblico”, non c’è da stupirsi se nell’immaginario tra XIX e XX secolo il mondo dell’arte e quello della prostituzione si confondano in maniera sottile. La metamorfosi del corpo della prostituta, soggetto dell’opera d’arte, si adopera tramite gli artifici della seduzione: le pose studiate rinnovano il repertorio delle forme ammesse tradizionalmente nel registro accademico, mentre il trucco, inteso come pittura del viso, porta a confondere i volti con le maschere e a far sì che l’identità delle modelle sembri dissolversi a poco a poco a favore di una ricerca formale che accentua e geometrizza i loro tratti. Grazie a questa radicalizzazione nel trattamento delle forme, le immagini della prostituzione si scaricano così del loro contenuto documentario, morale o allegorico.

Un tono leggero insieme a un carattere estremamente complesso contraddistinguono quest’esposizione internazionale, dedicata a un tema ardito come quello della prostituzione. Una grande varietà di opere dall’eccezionale spessore e appartenenti alle arti più disparate accompagna il visitatore curioso in un percorso che si snoda attraverso i luoghi in cui queste donne incontravano i loro clienti prima di condurli nell’universo più ristretto delle case chiuse. Che fossero cortigiane appartenenti alle classi più agiate o povere donne costrette a prostituirsi a causa della povertà poco importa, quello che interessa davvero è l’analisi più o meno introspettiva a cui si dedica il vasto repertorio di artisti presentati, da sempre affascinati a questo argomento e da sempre combattuti tra il desiderio di osservarlo solo come spettatori e quello di viverlo come veri e propri protagonisti.
Didascalie immagini
- Locandina esposizione, Splendeurs et misères. Images de la prostitution, 1850-1910, Parigi, Musée d’Orsay, 22 settembre 2015 – 17 gennaio 2016 (sullo sfondo dettaglio di: Henri de Toulouse-Lutrec, Al Moulin Rouge, 1892-95,
Olio su tela, 123 x 141 cm, Helen Birch Bartlett Memorial Collection, 928.610, The Art Institute of Chicago
(Photography © The Art Institute of Chicago.) - Jean Béraud (1849-1935), L’Attesa, 1880,
Olio su tela, 56 x 39,5 cm, Parigi, Musée d’Orsay
(© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Franck Raux.) - Edgar Degas (1834-1917), L’Assenzio, 1875-76,
Olio su tela, 92 x 68,5 cm, Parigi, Musée d’Orsay
( © Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt.) - Edouard Manet (1832-1883), Olympia, 1863
Olio su tela, 130 x 190 cm Parigi, Musée d’Orsay
(© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt.) - Henri de Toulouse Lautrec (1864-1901), A letto, 1892,
Olio su cartone, 53,5 x 70 cm, Parigi, Musée d’Orsay
(© RMN-Grand Palais (musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski.) - Edgar Degas (1834-1917), Balletto (La stella), 1876 circa,
Pastello su carta, 58,4 x 42 cm, Parigi, Musée d’Orsay
( © Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt.) - Paul Cézanne (1839-1906), La tentazione di Sant’Antonio, 1877 circa,
Olio su tela, 47,2 x 56 cm, Parigi, Musée d’Orsay
(© RMN-Grand Palais (musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski.) - Emile Bernard (1868-1941), Al cabaret, 1887,
Olio su tela, 41,8 x 49,5 cm, Parigi, Musée d’Orsay
( © Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt.)
In copertina:
Un particolare di: Emile Bernard (1868-1941), Al cabaret, 1887,
Olio su tela, 41,8 x 49,5 cm, Parigi, Musée d’Orsay
( © Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt.)
Dove e quando
Evento: Splendeurs et misères. Images de la prostitution, 1850-1910
- Fino al: – 17 January, 2016
- Sito web