Fra gli eventi collaterali del  convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze è compresa anche un’espansione che lo completa e lo estende  sul piano culturale. Infatti la “Crocifissione bianca” di Marc Chagall, una delle opere di punta della mostra Bellezza divina: tra Van Gogh, Chagall e Fontana sarà trasferita eccezionalmente in Battistero per poi tornare a Palazzo Strozzi e restarvi fino alla chiusura dell’esposizione.
Il dipinto, evocazione dolorosa della persecuzione degli ebrei, dialogherà con i mosaici del Tredicesimo secolo della cupola e dell’abside, rappresentando così l’unità del messaggio fra l’arte antica e quella contemporanea, la stessa tensione degli artisti di tutti i tempi verso la trascendenza.
Un dono che Firenze farà ai convegnisti e a Papa Francesco che, entrando nel Bel San Giovanni. potranno confrontarsi con la continuità della rappresentazione di Cristo lungo i secoli come volto dell’umano.
Crocifissione bianca
Il 9 novembre l’opera sarà portata in Battistero e, nel pomeriggio, i primi a vederla saranno i delegati che per l’apertura del Convegno – arrivando in processione dalle quattro basiliche (Santa Maria Novella, Santissima Annunziata, Santa Croce e Santo Spirito) – varcheranno la Porta nord e quella sud del Battistero per poi entrare in Cattedrale. La mattina del giorno successivo sarà Papa Francesco a faràe lo stesso percorso simboleggiando l reimmergersi nel battesimo (in Battistero) per poi entrare nella Chiesa (la Cattedrale). «La morte di Gesù è un mistero che interroga la coscienza dell’uomo in ogni tempo e al tempo stesso una chiave di comprensione delle sofferenze degli uomini di tutti i tempi – ha sottolineato l’Arcivescovo di Firenze, card. Giuseppe Betori – e la Crocifissione bianca di Chagall collocata nel nostro Battistero entra così in dialogo con la scena della morte di Cristo della volta di esso, scena attribuita al cosiddetto “Ultimo Maestro del Battistero”, che si esprime in forme di plasticismo accentuato e di forte espressività, in un equilibrio compositivo già pregiottesco. La raffigurazione drammatica della crocifissione unisce l’antico maestro e il pittore contemporaneo, che insieme ci vengono a chiedere di partecipare al dolore indicibile del Figlio di Dio fatto uomo e degli uomini. Nel contesto del Battistero, poi, tutto viene indirizzato verso il Cristo glorioso che, al centro del Giudizio, mostra le piaghe del Crocifisso trasfigurate dalla gloria celeste. Siamo lieti di poter offrire al Santo Padre e a tutti i partecipanti al Convegno ecclesiale questa esperienza culturale e spirituale che si può definire unica».
Crocifissione bianca particolare del cristo
L’opera sarà collocata in Battistero nel lato dell’ottagono, fra la Porta nord e quella est, operazione resa possibile anche per la completa disponibilità dell’Art Institute di Chicago, proprietario del dipinto per il .dono di Alfred S. Alschuler. Al riguardo Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi, sottolinea: «Siamo molto lieti di poter portare in Battistero, al cospetto del Papa, la Crocifissione bianca di Chagall, l’opera preferita dal Pontefice. La nostra gioia non risiede soltanto nell’omaggio a Francesco, ma nel condividere con il temporaneo spostamento di quest’opera importantissima alcuni dei contenuti della mostra Bellezza Divina. La mostra di Palazzo Strozzi offre al visitatore una lettura meno nota della modernità artistica tra Otto e Novecento, insegnando al visitatore come l’arte d’ispirazione cristiana non abbia smesso di confrontarsi con la realtà contemporanea. Il quadro di Chagall in particolare, nel superamento della classica iconografia cristiana, ci parla di dolore, massacri, persecuzioni religiose, migrazioni: allusioni storiche molto chiare quando l’opera venne dipinta nel 1938, anno della Notte dei Cristalli, e purtroppo ancora oggi di scottante e tragica attualità».

Didascalie immagini

  1. Crocifissione bianca particolare del cristo

In copertina:
Marc Chagall (Moishe Segal; Vitebsk 1887-Saint-Paul-de-Vence 1985) Crocifissione bianca 1938,
olio su tela. Chicago, The Art Institute of Chicago, 1946.925, dono di Alfred S. Alschuler, inv. 1946.925

  • SCHEDA DELL’OPERA
    (a cura di Ludovica Sebregondi
    tratta dal catalogo della mostra “Bellezza divina”)
    Il dipinto è il primo, il più significativo e quello di più ampio formato, di una serie di opere di Chagall sul tema della Crocifissione. L’anno, 1938, e il momento in cui è stato eseguito – quello della “Notte dei cristalli”, tra il 9 e 10 novembre – trasforma l’opera in un atto di denuncia. L’artista tramuta il tradizionale soggetto dell’iconografia cristiana del Christus patiens in lirica testimonianza della condizione degli ebrei, presentando Gesù come martire e simbolo della sofferenza del proprio popolo. Chagall sostituisce il tradizionale perizoma con un tallit, lo scialle da preghiera, la corona di spine con un copricapo di tessuto, e agli angeli che abitualmente lo circondano esprimendo dolore, fa subentrare tre anziani e una figura femminile in abiti tradizionali. La parte centrale della raffigurazione è illuminata da  un chiaro raggio luminoso, una luce bianchissima e divina che proviene dall’alto. La croce, cui è appoggiata una scala, è priva del braccio superiore e del consueto cartiglio, ma il titulus crucis compare sul legno per esteso in ebraico del color del sangue, mentre I.N.R.I. (Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum) è tracciato in lettere gotiche a richiamare visivamente i messaggi antisemiti dei nazisti. Una menorah occupa la parte centrale, sotto la croce. Ai lati incombono le devastazioni: sulla destra un nazista sta appiccando il fuoco al velo di una sinagoga ormai in fiamme, l’arca è rotta, sedie e libri di preghiera giacciono sulla strada, un rotolo della Torah sta bruciando e un vecchio, in abiti verdi e berretto azzurro, fugge con un ingombrante sacco in spalla, mentre una madre cerca di confortare il suo bambino. Alla sinistra della croce i combattenti dell’Armata Rossa (una presenza interpretata anche come segno di speranza) si avvicinano a un villaggio capovolto, saccheggiato e in fiamme. I profughi che l’hanno abbandonato fuggono su una nave, mentre tre figure barbate, una delle quali stringe la Torah, si allontanano a piedi.
    Dopo aver ultimato l’opera, firmata e datata in basso a destra, Chagall ha modificato alcuni dettagli, eliminando l’iscrizione «sono un ebreo» dalla targa bianca appesa al collo dell’uomo in primo piano, e una svastica dalla figura minacciosa all’esterno della sinagoga. Una scelta dovuta probabilmente al tentativo di proteggere dalle persecuzioni naziste sé stesso e la galleria parigina in cui fu esposta l’opera la prima volta (The Art Institute of Chicago 1996, p. 78). Collegando il martirio di Gesù alla persecuzione degli ebrei, e la crocifissione agli eventi contemporanei, l’opera identifica i nazisti con gli aguzzini di Cristo. Scrive Chagall: «Non hanno mai capito chi era veramente questo Gesù. Uno dei nostri rabbini più amorevoli che soccorreva sempre i bisognosi e i perseguitati. […] Per me è l’archetipo del martire ebreo di tutti i tempi». L’artista è ritornato più volte nelle proprie opere sul rapporto tra ebrei e cristiani, ed è forse proprio il forte dialogo interreligioso che lo anima, a farne l’opera preferita da papa Bergoglio (Papa Francesco: il nuovo papa si racconta 2013).

Dove e quando

  • Date : 09 November, 201510 November, 2015