A Crotone, nel castello di Carlo V, nell’ambito delle iniziative celebrative del quarto centenario della nascita di Mattia Preti, giovedì 22 ottobre, verrà inaugurata “Mattia Preti dipinge San Sebastiano” curata da Nella Mari e di Giuseppe Mantella. La mostra ripercorre l’intensa, lunghissima e originale vicenda artistica di Mattia Preti, attraverso l’attenta disamina e il puntuale raffronto – stilistico, iconografico e tecnico – di quattro dipinti raffiguranti San Sebastiano e realizzati in un arco temporale di circa un trentennio. cioè dalla fine degli anni cinquanta del Seicento al 1687.

Le opere esposte, provenienti dalla Galleria Nazionale di Cosenza, dalla chiesa di San Domenico di Taverna, dalla chiesa dell’Immacolata Concezione di Maria, detta di Sarria, di Floriana a Malta e dal Museo civico di Taverna, documentano, con straordinaria concretezza ed efficacia, il percorso artistico di uno tra i maggiori esponenti della pittura italiana del Seicento.
L’esposione resterà a Crotone fino al 10 novempre e poi si sposterà Palazzo Foti di Reggio Calabria dove sarà visitabile dal 13 novembre al 10 dicembre 2015.
Schede delle quattro opere di Mattia Preti raffiguranti San Sebastiano
1) olio su tela, cm 210 x170 della Galleria Nazionale di Cosenza; realizzazione: secolo XVII, metà VII decennio(?)
Acquisito dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo sul mercato antiquario nel 1987, il dipinto proviene dalla collezione Ferrara Dentice di Napoli. Realizzata presumibilmente intorno alla metà degli anni sessanta del Seicento a Malta, la tela raffigura Sebastiano che, spogliato delle armi e legato ad un tronco, viene trafitto dai colpi delle frecce e ormai agonizzante si accascia appoggiandosi alla nuda roccia. Sullo sfondo il cielo cupo è solcato da nuvole dense e scure, mentre all’orizzonte si distinguono gli aguzzini che tendono gli archi, pronti a scagliare ulteriori dardi mortali per portare a compimento il supplizio.

In quest’opera Mattia Preti rielabora il modello compositivo già sperimentato per il San Sebastiano, custodito nel Museo Nazionale di Capodimonte, eseguito nel 1657 dopo l’epidemia di peste che, l’anno precedente, aveva devastato la città. La gamma ridotta di colori e il prevalere di tinte grigio-argentee contribuiscono ad amplificare il dramma del martirio; la luce radente che investe il corpo statuario del santo scendendo dall’alto e il netto prevalere delle ombre e dei contrasti rinviano alla formazione caravaggesca dell’artista.
2) olio su tela, cm 262 x 160, della Chiesa dell’Immacolata Concezione di Maria, detta di Sarria, a Foliana (Malta); realizzazione 1677-78
Nell’inverno del 1676 si registrarono a La Valletta i primi focolai di una terribile epidemia di peste che devastò per alcuni mesi Malta. In segno di devozione alla Vergine e ai santi, chiamati ad intercedere perché fosse debellato il terribile morbo, venne eretta una chiesa dedicata all’Immacolata Concezione nel suburbio della città, nel luogo in cui sorgeva una piccola cappella cinquecentesca voluta da Martin Sarria. Mattia Preti, incaricato della costruzione e della decorazione del nuovo edificio, realizzò una struttura a pianta centrale sovrastata da una grande cupola emisferica. L’interno venne ornato da una serie di dipinti, tutti realizzati tra il 1677 e il 1679, a partire dalla monumentale pala d’altare con l’Immacolata Concezione in gloria, dotata di un’elaborata cornice in pietra scolpita e dipinta. Sulle pareti i santi Rocco, Sebastiano, Rosalia e Nicola di Bari e nelle due grandi lunette degli arconi esempi della lotta del bene contro il male, San Michele che sconfigge il diavolo e l’Allegoria dell’Ordine di San Giovanni Battista. A differenza delle versioni precedenti dello stesso soggetto, nel dipinto di Sarria Preti raffigura san Sebastiano come in un ‘fermoimmagine’: la monumentalità eroica del giovane soldato viene ulteriormente enfatizzata e il corpo vigoroso appare insensibile alla sofferenza della tortura inflitta dalle frecce. Abbandonati i netti contrasti chiaroscurali degli anni precedenti, la tela è pervasa da una luce fioca, ma diffusa e vibrante. La gamma dei colori è ridotta ai toni grigio-bruni dello sfondo e alle tinte chiare e spente che definiscono il pallore livido del corpo del santo; bagliori di luce squarciano il cielo all’orizzonte e guizzi di colore – dal rosso acceso delle vesti in primo piano, al verde intenso delle fronde – animano l’atmosfera cupa e drammatica del supplizio.
3) olio su tela, cm 272 x 195, della Chiesa di San Domenico, terzo altare a destra, a Taverna; realizzazione 1687
Nel 1687 venne costruito un nuovo altare nella chiesa di San Domenico a Taverna intitolato a san Sebastiano, patrono della città, ove collocare la tela donata da Mattia Preti dedicata al santo. Nel dipinto destinato alla sua città natale l’artista, che aveva ormai superato i settant’anni, modifica la composizione che aveva caratterizzato tutte le versioni precedenti, variando la postura di Sebastiano, visto quasi frontalmente e collocando la scena in un contesto urbano dai vagheggianti toni romantici. Inoltre il santo, punito per la sua fede, non è più raffigurato come un giovane eroe energico e vigoroso, ma nelle vesti di uomo
maturo e consapevole che subisce stoicamente la pena volgendo lo sguardo al cielo. La gamma cromatica, non più livida e glaciale, vira verso toni caldi e sfumati e la stesura del colore rende vibranti e vive le superfici percorse dalla luce. L’orizzonte si apre verso un paesaggio costellato dai profili sfumati dei monumenti dell’antica Roma evocando, tra gli squarci luminosi del tramonto, il colle Palatino dove avrebbe avuto luogo, secondo la tradizione agiografica, il martirio del santo.
4) olio su tela, cm 77 x 41, esposta al Museo Civico di Taverna (proprietà della Banca del Credito Cooperativo della Sila Piccola); realizzazione 1687 ca.
La piccola tela, acquisita nel 1993 dalla Banca del Credito Cooperativo della Sila Piccola sul mercato antiquario, è esposta nel Museo civico di Taverna. Raffigura un giovane san Sebastiano in piedi colpito dalle frecce dei suoi aguzzini, posto in tralice e legato ad un albero. Lo spicchio di orizzonte lontano, che si apre sul lato sinistro del dipinto, presenta il consueto paesaggio naturale, fatto di coltri di nubi scure e squarci luminosi. Per la qualità tecnica ed esecutiva, il modo di dipingere ed ancora per le evidenti similarità stilistiche, l’opera è stata accostata alla pala dell’altare di san Sebastiano nella chiesa di San Domenico
in Taverna della quale potrebbe costituire una prova preliminare o piuttosto uno studio compositivo preparatorio. Essendo le due versioni assai diverse, è più verosimile che l’opera sia da considerare una variante del soggetto, poi scartata, predisposta dall’artista per valutare gli effetti del risultato finale.
Didascalie immagini
- Tomba di Mattia Preti nella chiesa conventuale di San Giovanni Battista a La Valletta (malta) (courtesy Polo Museale della Calabria)
In copertina:
Mattia Preti, San Sebastiano, secolo XVII, metà VII decennio(?)
olio su tela, cm 210 x170 Cosenza, Galleria Nazionale di Cosenza
(courtesy Polo Museale della Calabria)
PERIODI ESPOSITIVI
- Crotone, Castello Carlo V
dal 22 ottobre al 10 novembre 2015
orario: 9.00/13.00; 15.00/19.00
tutti i giorni (tranne domenica pomeriggio) - Reggio Calabria, Palazzo Foti
dal 13 novembre al 10 dicembre 2015.
Vita e opere di Mattia Preti
(courtesy Polo Museale della Calabria)
Protagonista dell’età barocca, Mattia Preti è considerato uno dei massimi esponenti dell’arte italiana ed europea del XVII secolo. La sua pittura, carica di vivacità espressiva e di tensione drammatica, si ispira alle atmosfere del Caravaggio e ai contrasti luministici del Guercino, ma anche alle ardite composizioni e ai colori della pittura del Veronese o del Tintoretto. Abile nel modulare il proprio linguaggio in relazione alle diverse richieste della committenza, Preti si rivela capace di mettere in scena ‘colpi di teatro’ per sontuose rappresentazioni tutte barocche di carattere pubblico, ma anche perfettamente in grado di comunicare, nel caso di opere destinate alla devozione privata, un profondo sentimento religioso attraverso un lessico pacato e intimistico.
Nato nel 1613 a Taverna presso Catanzaro da una famiglia non nobile ma ‘onorata’, lascia il piccolo centro calabrese agli inizi degli anni ’30 trasferendosi a Roma dove, nel 1648-49, diviene ‘famiglio’ della potentissima famiglia Pamphilj. La produzione pittorica di Mattia dei primi anni ’40 si lega alla famiglia Barberini e il 13 novembre 1642, grazie all’intercessione di Papa Urbano VIII, viene ammesso nell’Ordine di Malta con la carica di Cavaliere d’Obbedienza.
Nominato membro della Congregazione dei Virtuosi del Pantheon nel 1650, l’artista ottiene le prime importanti commissioni, tra queste, su incarico dei Padri Teatini, i tre grandi affreschi del coro per la chiesa di Sant’Andrea della Valle a Roma. Successivamente si stabilisce a Modena alla corte del duca Francesco I d’Este per la decorazione della chiesa di San Biagio e tornato a Roma esegue per i Padri Barnabiti gli affreschi della controfacciata della chiesa di San Carlo ai Catinari.
Nel 1653 Mattia arriva a Napoli ove inizia un periodo costellato di successi realizzando una serie di capolavori assoluti, fra cui gli affreschi della cupola di San Domenico Soriano e per le porte della città con i santi legati all’epidemia di peste, in gran parte andati perduti, e il ciclo di tele per San Lorenzo Maggiore. Durante il soggiorno napoletano Preti riceve un’importante commissione dal Gran Maestro Martin de Redin per il quale nel 1658 esegue il ritratto di San Francesco Saverio, destinato alla co-cattedrale di San Giovanni Battista a La Valletta. Nell’estate del 1659 è a Malta dove realizza importanti capolavori. Nell’autunno inoltrato fa ritorno nella capitale partenopea che abbandona alla fine del 1660 per recarsi a Roma e a Valmontone dipinge la Sala dell’Aria nel palazzo Pamphilj, su incarico del principe Camillo.
Il 15 settembre del 1661, con l’impegno di realizzare gratuitamente un complesso progetto decorativo per la co-cattedrale di San Giovanni Battista a La Valletta, Mattia Preti si trasferisce definitivamente nell’arcipelago maltese e in cambio ottiene il titolo di Cavaliere di Grazia. A questo incarico seguono altre committenze pubbliche e private di grande prestigio che sanciscono la definitiva affermazione del ‘Cavalier calabrese’ sull’isola.
Fra gli incarichi ricevuti dal Gran Maestro Nicolas Cotoner per diverse chiese maltesi, la serie di dipinti e la monumentale pala d’altare dell’Immacolata Concezione, per la chiesa di Sarria a Floriana edificata a seguito della pestilenza che colpì Malta nel 1676, unico progetto noto di Preti architetto. Nel 1680, con la nomina al sommo magistero di fra’ Gregorio Carafa, di nobile famiglia calabrese, inizia per Preti un periodo di importanti commissioni, prima fra tutte l’incarico per il rinnovamento dell’Oratorio di San Giovanni Battista Decollato, presso la chiesa-conventuale, con il ciclo di dipinti dedicati alla Passione di Cristo e ai Santi dell’Ordine. Dal Gran maestro ottiene ancora l’opportunità di dedicarsi alla realizzazione di pale d’altare per la natia Taverna, opere straordinarie, oggi custodite nelle chiese di San Domenico e di Santa Barbara.
Nel 1689, all’età di settantasei anni, realizza una grandiosa raffigurazione con il Martirio di San Lorenzo per la chiesa di Birgu. Negli ultimi anni della sua carriera dipinge per la cattedrale di Mdina la pala per l’altare maggiore con La Conversione di San Paolo, il Martirio di San Pietro e il Martirio di San Paolo e numerosi quadri per il coro e le cappelle laterali realizzati in collaborazione con la bottega. Nel 1689 viene inaugurato il grandioso dipinto murale del catino absidale, eseguito ad olio su pietra, che illustra il Naufragio di San Paolo a Malta.
Mattia Preti muore a Malta il 3 gennaio 1699 e viene sepolto nella chiesa conventuale di San Giovanni Battista a La Valletta.
Dove e quando
- Date : 22 October, 2015 – 10 December, 2015