In giro fra palazzi, chiese barocche e musei del centro storico di Bologna per scoprire la storia dell’industria e il mondo del lavoro in tutti i suoi aspetti raccontati dagli scatti sia di maestri dell’obiettivo che di giovani fotografi durante la Biennale della Fotografia Industriale. Promossa dalla Fondazione MAST e grazie alla direzione artistica di François Hébel, la mostra si svolge con 14 esposizioni in 12 diversi luoghi della città offrendo un percorso che apre lo sguardo verso mondi produttivi apparentemente diversi, ma non necessariamente di confine, indagando sul mondo e la società che lavora, sullo sviluppo economico, sulle grandi tradizioni manifatturiere, sulle ricadute della produzione sull’ambiente

Accanto ai grandi autori internazionali, la Biennale dà spazio a opere recenti di giovani fotografi che si sono misurati nella 4a edizione del concorso GD4PhotoArt. Emergono così punti di vista fra i più svariati che vanno dalle immagini surreali dei paesaggi del conosciutissimo David Lachapelle alla Pinacoteca Nazionale con immagini che spesso usano oggetti di uso comune, lattine, tappi di bottiglie, maschere di protezione di altri oggetti, riambientati in un nuovo contesto. A quelle del cinese Hong Hao al MAMbo, il Museo di Arte Moderna, che attraverso l’uso della scansione ha sviluppato un procedimento di rottura con le tradizionali regole tecniche e produttive superando i confini dei mezzi espressivi.

E ancora uno dei più noti apprezzati fotografi canadesi Edward Burtynsky presenta i suoi Paesaggi Industrializzati al Palazzo Pepoli Campogrande. Spinto proprio dal suo lavoro a guardare in modo diverso all’impatto dello sviluppo industriale sull’ambiente, Burtynsky con il suo stile fotografico grandioso, frontale, predilige quei punti di vista che permettono di abbracciare spazi la cui immensità, profondità, ricomposizione, violenza fanno riflettere. Alla Fondazione Cassa Di Risparmio è in mostra la passione per le locomotive a vapore di Winston Link, ingegnere divenuto poi fotografo che dal 1955 al 1959 raccoglierà un insieme di immagini uniche, fotografando in notturna una delle ultime grandi linee ferroviarie di treni a vapore degli Stati Uniti, la Norfolk and Western Railway, mostrando le locomotive irrompere nel paesaggio facendo da sfondo a scene di vita familiare, a drive-in, a cene all’aperto.

Allo Spazio Carbonesi aspettano il visitatore gli scatti di Luca Campigotto con “La poesia dei giganti” e quella di Neal Slavin con “Ritratti di gruppo” genere ampiamente praticato negli Stati Uniti da fotografi di quartiere che immortalano ogni genere di associazione umana, e qui rivoluzionato con rappresentazioni reali legate all’esercizio di professioni e mestieri, con una particolare attenzione ai personaggi. Gianni Berengo Gardin con “L’uomo, il lavoro, la macchina” è di scena alla Fondazione Del Monte Palazzo Paltroni, perché in tutta la sua lunga carriera, l’autore ha sempre dedicato la sua attenzione agli esseri umani, alle loro attività, ai loro sentimenti, agli eventi dei quali sono protagonisti. La fabbrica e il lavoro sono lo scenario e la ragione per i quali molti attori delle sue immagini agiscono.

Al Museo Internazionale e Biblioteca della Musica è di scena Kathy Rayan capo del servizio fotografico del New York Times Magazine mentre all’Istituzione Bologna Musei Villa delle Rose Jason Sangik Noh chirurgo specializzato in oncologia, diventa fotografo con Biografia del Cancro Sempre a giro perla città si arriva al Museo della Storia di Bologna con “Prodotti industriali ed elaborazione dell’immagine negli anni 1920-1930 in Germania”, foto in bianco e nero di Hein Gorny fotografo industriale e commerciale molto apprezzato in Germania. E sempre per rimanere in ambito storico, al Museo di Palazzo Poggi “Scrivere con la luce: fotografie notturne di Léon Gimpel” dove nella Parigi del 1921 Gimpel utilizza l’autocromia, ossia il primo procedimento di fotografia a colori brevettato e commercializzato dai fratelli Lumière.

E tappa finale alla MAST Gallery dove resteranno in mostra fino al 10 gennaio i lavori dei finalisti del concorso GD4PhotoArt insieme al libro fotografico “L’industria italiana in 120 volumi” (Collezione Sabina Palmieri) la mostra che illustra l’uso della fotografia nelle opere a stampa e, contemporaneamente, offre una panoramica sulla fotografia industriale italiana e la storia dell’industria in Italia. E dato che passeggiando per una città così famosa per la sua buona cucina, non si potrà resistere al richiamo della gola, la Fondazione MAST ( accanto a numerosi eventi e incontri culturali) ha avviato una partnership con venti ristoratori, che proporranno a prezzi speciali convenzionati, piatti o menu esclusivi, per i visitatori di Foto/industria 2015
Didascalie immagini
- David LaChapelle Land Scape, Castle Rock, 2013 ( © David LaChapelle, Courtesy Galerie Daniel Templon Paris/ Brus )
- Hong Hao Contabilità 07 B, 2008 (© Hong Hao courtesy Pace Beijing )
- Edward Burtynsky Super Pit n. 1, Kalgoorlie, Australia Occidentale, 2007 (© Edward Burtynsky, courtesy Nicholas Metivier Gallery, Toronto / Admira Photography, Milano )
- Kathy Ryan 7/3/2013, 6:36 p.m., “The New York Times (© Kathy Ryan)
- Madhuban Mitra e Manas Bhattacharya, Senza titolo dalla serie Copy Shop, 2014-15 (© Fondazione Mast)
In copertina:
Un particolare di: David LaChapelle Land Scape, Castle Rock, 2013 ( © David LaChapelle, Courtesy Galerie Daniel Templon Paris)