Nel 1966 in piena crisi personale per le isterie scatenate ovunque dal successo dei Beatles, incluse pesanti minacce di morte, John Lennon accetta un ruolo da coprotagonista nel film di Richard Lester Come ho vinto la guerra approfittando dell’occasione per isolarsi in Almería, nel sud più profondo di una Spagna in secolare arretratezza.
Appresa la notizia dai giornali Antonio San Román, un’insegnante d’inglese che in modo rivoluzionario per gli anni ‘60 usa le canzoni del quartetto di Liverpool per insegnare la lingua di Albione ai suoi alunni, decide di partire per andare a incontrare il suo idolo, con l’intento di confrontarsi sui testi delle canzoni e magari rimproverarlo per la loro mancata pubblicazione all’interno dei dischi.
Lungo la strada il professore incontra Belén, una ragazza scappata da un istituto religioso troppo repressivo, e Juanjo, sedicenne in fuga dall’autorità paterna, accogliendo entrambi a bordo della sua fiammante Fiat 850 verde smeraldo.
Tre spiriti ribelli pronti a stringere un’amicizia sincera, guerrieri in aperto contrasto con il potere costituito incarnato da Stato, Chiesa, scuola e famiglia, che troveranno il coraggio di pretendere il proprio giusto posto nel mondo al di là di ogni convenzione.

Ispirandosi alla storia vera del professore Juan Carrión Gañán di Cartagena che oggi ha 91 anni e che andò davvero a incontrare John Lennon in Almería, il regista e scrittore David Trueba ha scritto e diretto La vita è facile ad occhi chiusi, vincitore di sei Premi Goya – il maggior riconoscimento cinematografico in Spagna – che sarà finalmente nelle sale italiane distribuito da Exit Media dal prossimo 8 ottobre.
Traendo il titolo da un passaggio nel testo di Stawberry fields forever – “living is easy with eyes closed” – la canzone che John Lennon scrisse durante quel suo soggiorno spagnolo e che per la prima volta rivelò una sua dimensione più intima, David Trueba ci regala un film divertente e pieno di poesia, ma che sa anche restituire in modo nitido e preciso il clima sociale intimidatorio sotto la dittatura di Franco.

Piccole sfumature, la fuggevole comparsa di personaggi meschini e dettagli sulle imposizioni del regime offrono il ritratto della mentalità bigotta e maschilista dell’epoca, contribuendo a ricreare sullo schermo l’atmosfera repressiva di quegli anni in cui la morsa del potere stringeva l’esistenza di persone comuni costringendole a vivere nella paura.
Senza mai mettere in scena azioni cruente, il film mostra la violenza strisciante che attraversava la società e la battaglia civile per la libertà che eroi comuni come il protagonista Antonio hanno portato avanti, nel privato di esistenze lontane dalla ribalta, per creare le basi del cambiamento civile.
Alla fine il messaggio che resta è l’idea che il valore è nella dignità di non arretrare davanti alla prepotenza del più forte, anche quando se ne paga il prezzo è il coraggio di non rinunciare all’espressione del dissenso che fa la differenza.

Con una straordinaria prova d’attore un grande Javier Cámara – Premio Goya alla miglior interpretazione maschile 2014 – dà corpo alla figura di questo insegnante entusiasta e vitale, dotato di quella vivace intelligenza che porta lo sguardo oltre le consuetudini: come quando si scalda la cena con il ferro da stiro o legge una poesia di Antonio Machado prima di consegnarsi al sonno, per purificare lo spirito dalla melma morale che circonda il suo vivere.
Nella bellissima sequenza iniziale Antonio in classe attraverso traduzione ed esegesi della canzone Help! insegna ai ragazzi molto più della lingua inglese, mostrando subito la battaglia etica in corso tra un richiamo di quelle giovani coscienze al valore dell’esistenza e il fascino perverso del denaro.

L’attrice teatrale Natalia de Molina, al suo esordio da protagonista nel ruolo di Belén, ha vinto il Premio Goya alla miglior attrice rivelazione 2014 per la bravura con cui regala al suo personaggio la nascosta fragilità, occultata sotto la spavalderia, di chi nonostante la giovane età ha già smarrito ogni romantica illusione.
Francesc Colomer già protagonista rivelazione di Pan Negro (2010) di Agustí Villaronga – inedito in Italia – è qui impegnato a dare spessore all’introverso Junajo, in fuga da ogni imposizione, alla ricerca di un’identità sotto quei suoi capelli lunghi che porta in giro come una bandiera, in quello che sarà un vero e proprio viaggio di formazione.
Attori navigati come Ramon Fontseré e Jorge Sanz, rispettivamente Ramon il Catalano e il padre di Juanjo agente di polizia, completano un cast perfetto anche nel più piccolo ruolo minore.

Due icone della musica dei Beatles come Help! e Strawberry fields forever fanno fuggevole comparsa in apertura e chiusura, ma è soprattutto il pregio della colonna sonora originale composta dal chitarrista jazz Pat Metheny a offrire un contributo fondamentale all’atmosfera malinconica che pervade il film.
“Ci sono canzoni che ti salvano la vita” dichiara Antonio ai suoi giovani compagni di viaggio, perché quando vi riconosci un sentimento che ti appartiene, sapere che qualcun’altro ha già provato quello che stai vivendo adesso aiuta a non sentirsi soli.
Certe canzoni dei Beatles “resteranno per sempre perché sono allegre e malinconiche come la vita” e questa considerazione vale anche per un film delicato e ironico come questo, in cui si ride e ci si commuove allo stesso tempo.

La vita è facile ad occhi chiusi è un invito a scegliere per il proprio destino senza accettare imposizioni, anche quando il prezzo da pagare per la libertà di autodeterminarsi può essere alto, un’opera ricca di temi ed emozioni universali, un prezioso gioiellino cinematografico da non perdere.
Didascalie immagini
- Locandina italiana
- Javier Cámara straordinario nel ruolo di Antonio / L’insegnante con i suoi occasionali compagni di viaggio
- Natalia de Molina è Belén
- Francesc Colomer è Juanjo
- La sequenza d’apertura con la lezione d’inglese sul testo di Help!
- Juanjo e Belén nel tramonto d’Almería / Ariadna Gil e Jorge Sanz sono i genitori di Juanjo / Ramon Fontseré è il burbero Catalano dal cuore d’oro / Léo e Tristán Rodríguez sono i fratelli di Juanjo / Juan Manuel Gómez Ferre è il portiere dell’hotel S
- Il regista scrittore David Trueba sul set con i suoi protagonisti e vittorioso con il Premio Goya 2014
[Candidato a dieci statuette, “La vita è facile ad occhi chiusi” se n’è aggiudicate sei come Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura, Miglior Attore Protagonista, Miglior Attrice Esordiente e Miglior Colonna Sonora]
(© 2013 Fernando Trueba P.C.)
In copertina:
Natalia de Molina, Javier Cámara e Francesc Colomer sono Belén, Antonio e Juanjo in viaggio verso sud a bordo della fiammante Fiat 850 (© 2013 Fernando Trueba P.C.)
SCHEDA FILM
- Titolo originale: Vivir es fácil con los ojos cerrados
- Regia: David Trueba
- Con: Javier Cámara, Natalia de Molina, Francesc Colomer, Ramon Fontseré, Rogelio Fernández, Jorge Sanz, Ariadna Gil, Violeta Rodríguez, Léo Rodríguez, Tristán Rodríguez, Olivia Trueba, Catalina Sagredo, Joaquín Fernández, Sasha Di Benedetto, Rodrigo Pascual, Daniel Gómez, Oscar López, Oscar Macarrón, Gustavo Wojtczack, Alexey Ryasnov, Oscar Ortuño, Alejandro Celemente, Pepe Zafra, Daniel Hernández, Esteban Sánchez, Ares Tártalo, Miguel Castillo, Diego Castillo, Juan Castillo, Lucas Rodríguez, Emilio Martínez, Alvaro Villa, Víctor Madrigal, Pablo Pacheco, Celia Bermejo, Miranda Gas, Carolina Africa, Ismael Grasa, Antonio Caballero, José Luis Melero, Eduardo Antuña, José Antonio Santiago Expósito, Juan Manuel Gómez Ferre, Paula Pascual, Sergio García, David Dene, Belinda May Carroll, Carrie Bond, Inma Bueno, Juan Ramón Gómez Santiago, Janet Catterall, Miguel Antonio García Valverde, Luis Miguel Martín, Sebastián Rodríguez, José Luis Gómez, Raúl Martínez, Juan Carlos Alcázar, José Manuel Morales, Rogelio Fernández, Anthony Catterall, Michelle Faisey, Peter Sipkes, Isabel Rodríguez Olmo, Manuel Najar, Tim Stefan Bernhardt, Lee David Hollingsworth, Carmen Gómez Ferre, Isabel Cerdán, Francisca Román, Dolores Garrido, Rosa María Sánchez , Angeles García Montoya, Josefa Romero, Loli Sánchez
- Sceneggiatura: David Trueba
- Fotografia: Daniel Vilar
- Musica: Pat Metheny, Charlie Haden
- Montaggio: Marta Velasco
- Scenografia: Pilar Revuelta
- Costumi: Lala Huete
- Produzione: Cristina Huete per Fernando Trueba Producciones Cinematográficas con la partecipazione di TVE e Canal+
- Genere: Commedia
- Origine: Spagna, 2013
- Durata: 108’ minuti