Bisogna ristabilire l’amicizia tra la Chiesa e gli artisti […].
(Paolo VI, da Omelia del 7 maggio 1964)
Proseguendo nel suo sublime esempio di oratoria, Paolo VI ci dice, tuttavia, che la separazione, il “divorzio” tra arte e sacro negli anni a cavallo tra Otto e Novecento non è mai stata veramente tale: si può affermare piuttosto che il rapporto tra i due abbia subito un cambiamento, una mutazione, perfettamente in linea con il procedere della storia e con la corrispettiva evoluzione degli eventi. Questa amicizia non si è mai rotta del tutto, talvolta si è un po’ guastata per essere poi recuperata saldamente data la stretta correlazione che da sempre si osserva tra le due tematiche.

Un magistrale tentativo per colmare un vuoto nel legame tra arte e sacro viene proprio dalla mostra che le sale di Palazzo Strozzi ospitano dal 24 settembre 2015 al 24 gennaio 2016 e che col suo titolo, Bellezza divina tra Van Gogh, Chagall e Fontana, costituisce un vero e proprio esempio di come la dimensione spirituale si collochi ancora una volta negli interessi degli artisti anche più controversi e di come lo stesso ambiente di fede abbia sempre sentito il bisogno di riconoscere nell’arte una via alta e privilegiata per l’espressione dei proprio contenuti. Oltre cento opere riunite, sia di maestri italiani che internazionali, che abbracciano le correnti più diversificate spingendo a una riflessione analitica su questo secolo di arte sacra moderna e sottolineando come il rapporto tra arte e sentimento del sacro abbia seguito percorsi anche diversi e non poco conflittuali nel secolo che si potrebbe considerare il più difficile del dialogo. Celebri opere e prestiti eccezionali dai più prestigiosi musei sono i protagonisti assoluti dell’esposizione, il cui obiettivo è quello di offrire al pubblico un’occasione unica per mettere a confronto e accostare alcune delle opere più famose al mondo, studiate da un punto di vista inedito, con le creazioni di artisti oggi meno noti, ma che hanno dato il loro fondamentale contributo per la realizzazione di questo ricco e complesso panorama dell’arte moderna. Il tutto curato nel minimo dettaglio e analizzato con grande rigore scientifico e consapevolezza, così da mettere perfettamente in luce la grandissima varietà di accenti artistici e di espressioni di fede nonché la ricchissima diversità delle interpretazioni presenti: dallo stile naturalista e narrativo tipico della pittura di storia di fine secolo, alle ricerche simboliste di inizio Novecento, dalle ricerche del realismo otto e novecentesco fino ad arrivare a letture in chiave astratta e provocatoria. A cura di Lucia Mannini, Anna Mazzanti, Ludovica Sebregondi e Carlo Sisi, la mostra acquista ancor più valore se si considera che la sua nascita deriva da una collaborazione della Fondazione Palazzo Strozzi con illustri istituzioni come i Musei Vaticani e si inserisce, non a caso, nell’ambito delle manifestazioni organizzate in occasione del V Convegno Ecclesiale Nazionale che, tra il 9 e il 13 novembre prossimi, vedrà Firenze onorata dalla presenza di papa Francesco.

Contestualizzando quasi un secolo di arte sacra moderna (dagli anni cinquanta dell’Ottocento con l’incoraggiamento della Chiesa di Pio IX verso le espressioni artistiche più nuove, fino ad arrivare all’Anno Santo 1950), il titolo stesso dell’esposizione vuole alludere, con l’espressione “bellezza divina”, a quel significato di una grazia che dà sostanza estetica alla forma attraverso quelli che sono i migliori esempi nati in quegli anni e che sprigionano ognuno una spiritualità diversa e unica.
La mostra è sapientemente suddivisa in sette sezioni il cui allestimento è stato realizzato dall’architetto fiorentino Luigi Cupellini: inaugurata dalle tinte forti dei grandi dipinti della seconda metà del XIX secolo, essa chiude il percorso del visitatore col più sommesso dei toni, quello dedicato alla preghiera. Un andamento cronologico che mette a confronto espressioni artistiche anche molto lontane tra loro, sulle tracce delle diverse tendenze e dei conflitti espressivi che hanno segnato il rapporto tra arte e sentimento del sacro in maniera assai significativa e profonda.

La prima sezione, Dal Salon all’altare, ha lo scopo di lasciare il pubblico a bocca aperta di fronte all’imponenza di opere non solo dalle grandi dimensioni, ma anche dall’altissima qualità, sintomo dell’eclettismo degli stili e delle diverse modalità di accostamento al tema sacro. La pala d’altare costituisce, anche in questo periodo, una forma privilegiata di sperimentazione formale: in particolare la pittura sacra si accorda ai caratteri della pittura di storia, secondo le indicazioni di papa Pio IX che fondò nel 1869 la Galleria dei Santi e dei Beati. Troviamo qui, tra i massimi esempi I Maccabei di Antonio Ciseri, conservato a Firenze presso la Chiesa di Santa Felicita e eccezionalmente restaurato per l’occasione. L’olio su tela, che supera i 4 metri di altezza, raffigura il martirio dei sette fratelli Maccabei insieme alla loro madre e testimonia la grande padronanza dell’artista nella descrizione di scene solenni. Accanto a quest’opera troviamo la Flagellazione di Cristo di Bouguerau, tanto discussa per l’estetismo che prevaleva sul canone austero e drammatico solitamente adottato in quel soggetto. Nella stessa sala poco più avanti emerge il San Sebastiano di Gustave Moreau, il quale costituisce, con la sua postura eretta e lo sguardo ieratico, un modello assoluto di bellezza e di ambigua sensualità.

Tra Ottocento e Novecento anche il tema della Madonna assume particolare rilievo, soprattutto in concomitanza con l’avvento del simbolismo: l’umanità e la sacralità della Vergine Maria sono motivo di ispirazione per gli artisti e sono al centro della seconda sezione, intitolata appunto Rosa mystica. Si trovano qui accostate opere tipicamente novecentesche ad altre interpretazioni più libere e audaci. Un chiaro esempio di quest’ultime è la Madonna che Munch raffigura in maniera controversa e provocatoria dando al soggetto una lettura del tutto personale, lettura in cui l’espressione del volto in bilico tra estasi erotica e agonia contrasta con la falce lunare che sul capo della Vergine vuole evocare la sacra aureola. Nella sala troviamo anche altre forme d’espressione artistica desiderose di omaggiare la Madonna, tra queste la scultura in marmo di Adolfo Wildt, Maria dà luce ai pargoli cristiani, in cui la Vergine è considerata la fonte della nuova vita che nasce da lei e dell’umanità redenta dal sacrificio del figlio a cui rimandano i grappoli d’uva sui rami.

La vasta sezione centrale della mostra si sviluppa seguendo la narrazione evangelica relativa alla Vita di Cristo. Dopo l’annuncio fatto a Maria si passa a illustrare la Natività e l’infanzia del Salvatore attraverso opere che si muovono dal simbolismo al futurismo. Spesso scelti dagli artisti con possibili riferimenti autobiografici, seguono poi i miracoli e le parabole in cui la vita virtuosa di Cristo assume una centralità nuova a partire dalle interpretazioni del soggetto del figliol prodigo, considerato una metafora del ritorno alla tradizione. Troviamo poi il tema della Passione e la Via Crucis, una sezione in cui la narrazione delle vicende di Cristo viene illustrata da opere anche molto distanti cronologicamente: di particolare interesse è qui, interpretata in chiave moderna, L’entrata di Cristo in Gerusalemme, trasposta da Spencer in una cittadina anglosassone e da Costetti nella periferia fiorentina. Infine i temi della Crocifissione, Deposizione e Resurrezione trovano ampio respiro nell’ultima sala dedicata a questa sezione: si tratta di tematiche a cui gli artisti del Novecento si rifanno spesso poiché considerate prossime alla condizione dell’uomo contemporaneo, soprattutto negli anni che seguono le guerre. Saranno proprio queste a riportare il tema all’attenzione degli artisti, alcuni dei quali sfociano anche nella denuncia della vergogna e delle barbarie del nazismo. Abbiamo qui alcuni tra gli esempi più illustri: il Cristo crocifisso di Picasso, la Crocifissione di Guttuso e la celebre Crocifissione bianca che Marc Chagall dipinse nel 1938. L’opera di Chagall vuole essere oggetto di denuncia della terribile condizione in cui versavano gli ebrei e per questo l’artista presenta Gesù come martire e simbolo della sofferenza del proprio popolo sostituendo il tradizione perizoma con un tallit (lo scialle da preghiera), la corona di spine con un copricapo di tessuto e gli angeli che solitamente lo circondano con tutta una serie di figure in abiti tradizionali, mentre sullo sfondo incombono le peggiori devastazioni. È forse il forte dialogo interreligioso che anima questo dipinto a farne uno dei preferiti da papa Bergoglio. Nella stessa sala, di dimensioni minori ma non d’importanza, è ospitata la Pietà di Vincent Van Gogh. Uno dei rari soggetti sacri che si ritrovano nella produzione artistica del pittore olandese, quest’opera è tuttavia la rielaborazione in chiave personale (il Cristo coi capelli rossi richiama evidentemente le fattezze dello stesso artista) del quadro che Delacroix dipinse nel 1850 e che oggi è conservato al Museo Nazionale di Oslo. Una rivisitazione del tutto curiosa dato che Van Gogh non poteva conoscere i colori presenti nell’originale avendone solo una copia in bianco e nero.

La quarta sezione è interamente dedicata all’attività svolta da Gino Severini. La decorazione murale tra spiritualità e poesia, attraverso un’accurata selezione delle sue opere, chiarisce la posizione di questo artista annoverandolo tra i massimi protagonisti del rinnovamento dell’arte sacra.
Segue una piccola sala in cui una video istallazione a trittico racconta l’evoluzione dell’architettura sacra mostrando le molteplici e diversificate soluzioni adottate nella costruzione e decorazione degli edifici del culto cattolico. Lo schermo triplice di questa sezione, Spazi del sacro, rimanda a una pala d’altare in cui le rappresentazioni in movimento evocano lo spazio sotto forma di elemento narrativo.
La penultima sezione, La Chiesa, introduce a una riflessione sul versante pubblico della religione e mette a confronto come le stesse realizzazioni assumano significati diversi nell’Otto e nel Novecento. Troviamo qui tra i principali arredi liturgici la Casula verde realizzata da Matisse e destinata, assieme ad altre cinque nei diversi colori della liturgia, alla Cappella del Rosario di Vence. Di forte impatto è anche un altro marmo di Wildt: si tratta del San Francesco che, presentato alla Biennale di Venezia, suscitò un forte dibattito per l’aspetto troppo emaciato e l’eccessivo virtuosismo nella lavorazione.

Il percorso espositivo si chiude con una dedica sommessa alla dimensione privata e intima della religione. Preghiera trova la sua massima espressione nell’Angelus di Jean-François Millet che identifica il potenziale della spiritualità moderna attraverso il rapporto tra uomo e natura, la profonda devozione al lavoro e al ciclo delle stagioni. L’opera è stata definita “sonora”, quasi come se il suono proveniente dalle campane della torre che si staglia sullo sfondo del paesaggio serale si diffondesse magicamente sulla tela dipinta. Un’opera celeberrima che è divenuta simbolo universale di una fede collegata all’umana fatica, tradotta nella semplice ma solenne gestualità delle due delicate figure, un uomo e una donna che hanno interrotto il lavoro e abbandonato i loro strumenti per dedicarsi alla recitazione dell’Angelus.

Ma non è tutto, la mostra introduce anche la possibilità di intraprendere un percorso a essa affine offrendo lo spunto per scoprire luoghi e opere sia della città di Firenze che dell’intera Toscana. Del tutto imperdibile è l’occasione di avere un biglietto unico per visitare Bellezza divina insieme al nuovo Museo dell’Opera del Duomo (che aprirà al pubblico il 29 ottobre prossimo) e al Battistero di San Giovanni, grazie alla collaborazione tra la Fondazione Palazzo Strozzi e l’Opera di Santa Maria del Fiore. Una vera e propria cooperazione sinergica che permetterà al visitatore interessato di attraversare ben otto secoli di storia dell’arte e di approfondire la riflessione tra il sacro e l’arte per mezzo di tutta una serie di opere che hanno segnato la storia del capoluogo toscano nonché l’evoluzione artistica europea tra XI e XX secolo.
Didascalie immagini
- Locandina esposizione Bellezza divina tra Van Gogh, Chagall e Fontana, Firenze, Palazzo Strozzi, 24 settembre 2015 – 24 gennaio 2016
particolare di: Vincent Van Gogh (Groot Zundert 1835 – Auvers-sur-Oise 1890), Pietà (da Delacroix) 1889 circa, olio su tela, cm 41,5×34). - Antonio Ciseri (Ronco sopra Ascona 1821 – Firenze 1891), I Maccabei, 1857-1863,
olio su tela, cm 463,5 x 265,5. Firenze, Chiesa di Santa Felicita. Foto Antonio Quattrone. - Gustave Moreau (Parigi 1826 – 1898), San Sebastiano, 1870-1875 o 1890 circa,
olio su tela, cm 115 x 90. Parigi, Musée Gustave Moreau, inv. 214.
(Foto © RMN-Grand Palais /René-Gabriel Ojéda.) - Edvard Munch (Løten 1863 – Ekely 1944), Madonna II, 1895-1902,
litografia colorata a mano, mm 605 x 445. Collezione privata. Ars Longa, Vita Brevis/Tor Petter Mygland, Oslo. - Marc Chagall (Moishe Segal; Vitebsk 1887 – Saint-Paul-de-Vence 1985), Crocifissione bianca, 1938,
olio su tela, cm 155 x 139,8. Chicago, The Art Institute of Chicago, 1946.925, dono di Alfred S. Alschuler, inv. 1946.92
(© Chagall ®, by SIAE 2015.) - Renato Guttuso (Bagheria 1911 – Roma 1987), Crocifissione, 1940-1941,
olio su tela, cm 198,5 x 198,5. Roma, GNAM – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, inv. 8549. Soprintendenza alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma. Su gentile concessione del Ministero dei Beni e delle Attività C
(Foto Antonio Idini © Renato Guttuso, by SIAE 2015.) - Henri Matisse (Le Cateau-Cambrésis 1869 – Nizza 1954), Casula verde, 1951
seta, cm 127 x 192. Città del Vaticano, Musei Vaticani, inv. 23384. Dono Dominicaines de Vence, acq. 1978.
(Foto © Governatorato dello Stato della Città del Vaticano- Direzione dei Musei© Succession H. Matisse, by SIAE 2015.) - Jean-François Millet (Gréville 1814 – Barbizon 1875), L’Angelus, 1857-1859,
olio su tela, cm 55,5 x 66. Parigi, Musée d’Orsay, legato di Alfred Chauchard, 1910, inv. RF 1877.
(Foto © RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski.)
In copertina:
Un particolare di: Renato Guttuso (Bagheria 1911 – Roma 1987), Crocifissione, 1940-1941,
olio su tela, cm 198,5 x 198,5. Roma, GNAM – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, inv. 8549. Soprintendenza alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma. Su gentile concessione del Ministero dei Beni e delle Attività
(Foto Antonio Idini © Renato Guttuso, by SIAE 2015.)
Catalogo edito da Marsilio
Dove e quando
Evento: Bellezza divina tra Van Gogh, Chagall e Fontana
- Fino al: – 24 January, 2016
- Sito web