Scelta coraggiosa della Oper Frankfurt che decide di aprire la nuova stagione 2015/16 con un’opera contemporanea, “Das Mädchen mit den Schwefelhölzern” di Helmut Lachenmann, andata in scena per la prima volta nel 1997 ad Amburgo.
Uno spettacolo radicale fin dall’impatto iniziale. Una parte del pubblico siede in scena guardando la platea, i musicisti sono disposti su un soppalco sopra il palcoscenico e nelle gallerie del teatro assieme al coro. Al centro della scena una cavia si aggira su un materasso azzurro, immagine rimandata da un grande schermo. All’inizio dell’opera un uomo anziano, l’attore Michael Mendl (già protagonista la scorsa stagione in “Sirenen”), si avvicina alla bestiola e lì resterà fino alla fine, nutrendo, carezzando, giocando con il roditore. Con volto assente e senza emettere una parola. Metafora del gelo delle relazioni umane?

La favola di Andersen è lo spunto da cui Lachenmann costruisce due atti di “Musik mit Bildern” che restituiscono con dura esattezza il freddo, innanzitutto sociale, che porterà alla morte della piccola protagonista nella notte di Capodanno. La pièce non ha una narrazione vera e propria e la storia viene portata avanti da una partitura complessa e frammentata, intessuta di suoni compositi e diversi che sollecitano regioni del nostro ascolto e della nostra sensibilità raramente praticate. Percussioni, clangori, sibili. Gli archi stridono e frusciano. La Frankfurter Opern- und Museumsorchester, supportata da due pianoforti e dagli interventi precisi e continui del ChorWerk Ruhr ricrea i ventiquattro quadri che compongono l’opera di Lachenmann, che parlano di gelo e straniamento. Al momento della riunione in cielo della fiammiferaia con la nonna (“Sie Waren bei Gott!”), la voce argentina di uno Shō, strumento tradizionale giapponese, aggiunge pathos alla narrazione. Il ruolo della protagonista è sdoppiato fra le due soprano, Christine Graham e Yuko Kakuta che sussurrano e sillabano spezzoni di parole.

Ne risulta uno spettacolo intenso, ulteriormente potenziato dalle scelte registiche di Benedikt von Peter che offrono un’esperienza insolita e completa. Seduti in platea, si è circondati quasi a 360 gradi dalle sonorità tetre di Lachenmann, mentre il libretto scorre proiettato sulle pareti del teatro, dei palchi e delle cortine sospese sulla scena. Forte ed esplicito l’elemento di critica sociale di questa interpretazione della favola di Andersen, il cui testo viene addirittura interpolato da una lettera di Gudrun Ensslin, una terrorista della RAF. Lo scritto della Ensslin non è l’unico innesto operato da Lachenmann nel tessuto della storia, arricchita anche dalla recitazione di un testo di Leonardo da Vinci. Erik Nielsen dirige con sicurezza e tiene bene insieme le diverse parti dell’esperienza musicale creata da Lachenmann che senza dubbio richiede una grande concentrazione a tutti i protagonisti della serata.

Svariati minuti di applausi, inframezzati da qualche accenno di contestazione, confermano la bontà della scelta dell’Oper Frankfurt per quest’ apertura di stagione. Consensi calorosi per tutti i protagonisti della serata, festeggiato anche lo stesso Lachenmann che sale in scena assieme a musicisti, cantanti e coro.
Didascalie immagini
- Il ChorWerk Ruhr e la Frankfurter Opern- und Museumsorchester (© Monika Rittershaus)
- Michael Mendl in scena (© Monika Rittershaus)
- Ein Mädchen (una fanciulla) (© Monika Rittershaus)
In copertina:
Ein Mädchen (una fanciulla)
[particolare]
(© Monika Rittershaus)
SCHEDA
DAS MÄDCHEN MIT DEN SCHWEFELHÖLZERN
Helmut Lachenmann * 1935 Musik mit Bildern
Prima assoluta il 26. Gennaio 1997,
Hamburgische Staatsoper.
Regia. Benedikt von Peter
Scene. Tilo Natascha von Steiger
Costumi. Cinzia Fossati / Natascha von Steiger
Direzione. Erik Nielsen
Luci. Joachim Klein
Video. Bert Zander
Due Soprano. Christine Graham / Yuko Kakuta
Due pianoforti. Yukiko Sugawara / Tomoko Hemmi Sho. Mayumi Miyata
Voce recitante. Helmut Lachenmann
Attore. Michael Mendl
Coro. ChorWerk Ruhr Orchestra. Frankfurter Opern- und Museumsorchester
Dove e quando
- Fino al: – 27 September, 2015