Un mondo fragile 1Una strada sterrata percorsa incessantemente da lunghi camion che alzano polvere rendendo l’aria irrespirabile, un uomo sul ciglio della strada avanza in solitudine, le piantagioni ai lati coprono ogni visuale quasi a negare fin dalla prima immagine ogni via d’uscita alla povera gente di questa terra dimenticata da Dio.
Alfonso sta tornando a casa diciassette anni dopo averla abbandonata, vi ritrova la sua sposa Esperanza e il figlio Gerardo, gravemente malato, con la moglie Alicia e il loro bambino Manuel.
Uno scenario apocalittico lo attende, la vecchia dimora assediata da una cenere incessante che cadendo giù dal cielo plumbeo oscura perennemente la luce del giorno penetrando anche l’anima, l’uomo tenta di riallacciare rapporti rimasti in sospeso facendo i conti gli errori del passato, cercando di riconquistare quegli affetti rimasti sepolti nell’assenza di un abbandono senza motivi apparenti.
Rancori saranno redenti, sensi di colpa espiati, mentre l’incontro tra il vecchio nonno e il bambino sarà fulcro centrale di quella spinta verso una condizione di vita più dignitosa.
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Vincitore del premio Camera d’Or alla migliore opera prima al Festival di Cannes 2015, scritto e diretto dal giovane colombiano César Acevedo, il bellissimo La tierra y la sombra sarà nelle sale italiane dal prossimo 24 settembre con il titolo Un mondo fragile distribuito da Satine Film Distribuzione.
Opera intima e fortemente politica al contempo, il film denuncia lo sfruttamento selvaggio di territori resi aridi da coltivazioni intensive di canna da zucchero, con le multinazionali straniere che approfittando della povertà cronica della popolazione costringe uomini e donne a turni massacranti di lavoro malpagato e senza tutele, esponendo persone senza diritti a inquinanti nocivi per la salute.
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La macchina da presa di Acevedo con un lessico cinematografico scarno ed essenziale, fatto di lunghi piani sequenza, costringe al disagio di un ambiente ostile e malsano con una tale forza evocativa da spezzare il respiro anche in chi assiste attraverso lo schermo al bruciare continuo di questo inferno terreno.
Il dolore di chi è costretto a vegliare impotente lo spegnersi di una vita, consapevole di precise responsabilità tangibili per quella fine, è racchiuso nell’immagine semplice e sublime di una tenda mossa da un dolce vento, polveroso portatore di morte.
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Il titolo italiano poco incisivo sembra eludere la denuncia delle cause dolose che rendono l’ambiente vulnerabile ma il film chiama alla consapevolezza su certe realtà con la forza potente della verità, amplificata dalla presenza sullo schermo di persone che quotidianamente vivono davvero quella terribile condizione di sfruttamento.
Nel cuore intimo del film tracce autobiografiche dei rapporti coi genitori del regista, che in quella zona della Colombia è nato, nella caparbia appartenenza alla terra che è radice della resistenza dei contadini all’invadente espansione dell’industria zuccherifera pronta a ingoiare e distruggere le loro fattorie.
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Con la potenza delle sue immagini impregnate di dolore Un mondo fragile penetra dentro come polvere sottile che si deposita sul cuore, mostrando personaggi che si aggirano come fantasmi su questa terra con l’unica colpa di esser nati dalla parte sbagliata del globo.
La distruzione sembra riaprire l’orizzonte a promesse future e il canto “Mi hai insegnato che l’Amore si scrive col pianto” regala un momento rivelatore per comprendere una scelta obbligata di dolorosa sopravvivenza.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Haimer Leal è il vecchio Alfonso
  3. Il piccolo José Felipe Cárdenas è Manuel / La nonna Esperanza è interpretata da Marleyda Soto / Il duro lavoro nei campi / Hilda Ruiz è la nuora Alicia / Canne da zucchero in fiamme
  4. Edison Raigosa è Gerardo / Il momento più duro
  5. Il giovane regista César Acevedo con la Camera d’Or a Cannes 2015 e sul set del film
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    (© 2015 Burning Blue / Topkapi Films / Ciné Sud Promotion / Pret a Porter Films / Rampante Films)

In copertina:
Alfonso e Manuel, dialogo tra generazioni
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(© 2015 Burning Blue / Topkapi Films / Ciné Sud Promotion / Pret a Porter Films / Rampante Films)

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: La tierra y la sombra
  • Regia: César Acevedo
  • Con: Haimer Leal, Hilda Ruiz, Edison Raigosa, Marleyda Soto, José Felipe Cárdenas
  • Sceneggiatura: César Acevedo
  • Fotografia: Mateo Guzmán
  • Montaggio: Miguel Schverdfinger
  • Scenografia: Marcela Gómez
  • Produzione: Diana Bustamante Escobar, Paola Andrea Pérez Nieto e Jorge Forero per Burning Blue in coproduzione con Thierry Lenouvel, Frans Van Gestel, Arnold Heslenfeld, Laurette Schillings, Giancarlo Nasi e Juliana Vicente per Ciné Sud Promotion, Topkapi, Rampante Films e Pret a Porter Films con il sostegno di Proimagenes Colombia – Fondo Cinematografico, NL Film Found, Hubert Bals Fund, Ibermedia e Fundacion Carolina
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Colombia, 2015
  • Durata: 97’ minuti