“ … il nostro Carlo Dolci il quale essendosi, come vedremo fino da’ suoi primi studi, fatto conoscere meraviglioso in simile pazientissima pratica di operare in pittura, ha di poi fatto vedere a tutti d’Italia e fuori, opere rarissime del suo pennello.”  Così Filippo Baldinucci nelle sue Notizie de’ professori del disegno ci introduce la figura di Carlino, vezzosamente così da tutti nominato, sia per la sua piccola statura, che per il suo temperamento riservato e docile.
1 carlo dolci salome con la testa del battista 1670
Con queste poche righe ci dice già tante cose importanti di questo delicato artista del Seicento fiorentino.  Amatissimo nel  secolo XVII dai membri della famiglia granducale toscana, dagli Inglesi, dai Francesi e dai Veneziani,  la sua fama comincia a perdere smalto a partire dalla seconda metà del  Settecento.  
Dobbiamo arrivare agli anni Settanta del secolo scorso per trovare nuovamente qualcuno che si occupa con vivo interesse di Carlino, e sarà proprio un anglosassone a riportare l’attenzione degli storici dell’arte sulle sue opere:  Charles McCorquodale,  che scrisse la biografia  del Dolci e con i suoi studi fu fondamentale per la mostra “Painting in Florence 1600-1700” allestita fra la Royal Academy di Londra e il Fitzwilliam Museum di Cambridge nel 1979.
Oggi, a quasi trent’ anni dalla mostra sul Seicento fiorentino in Palazzo Strozzi – a cura di Mina Gregori e Piero Bigongiari –  per la quale  Charles McCorquodale  scrisse la biografia  del Dolci, è finalmente arrivata  la mostra monografica su questo esponente dell’arte fiorentina nella sede che più di ogni altro museo è ricco di sue opere.
2 carlo dolci ritratto di stefano della bella 1631
La galleria Palatina di Palazzo Pitti rende omaggio al Dolci con quasi cento opere, che, tra dipinti e disegni, esprimono l’alto livello qualitativo raggiunto dall’artista nelle sue creazioni. A fare da cornice alle composizioni di Dolci sono esposti anche dipinti e sculture di altri artisti fiorentini del suo tempo o di poco precedenti e un piccolo ma interessante nucleo di pitture riferibili ai suoi allievi, che ebbero l’onore di preservare il linguaggio stilistico dell’artista fino al Settecento.
Che le opere del Dolci siano state sempre ammirate in tutto il mondo lo rileva chiaramente il parterre dei prestatori, ovvero rinomate collezioni pubbliche e private straniere, come il British Museum, il Musée du Louvre, gli Staatliche Museen di Berlino, il Nationalmuseum di Stoccolma, il Cleveland Museum of Art di Cleveland, l’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, il già citato Fitzwilliam Museum di Cambridge, l’Ashmolean Museum di Oxford, la Burghley House a Stamford, il Musée des Beaux-Arts a Brest, la Collezione Thyssen Bornemisza in Madrid e ultima, ma non per importanza, la Royal Collection inglese, che, per l’occasione ha prestato la bellissima Salomè con la testa del Battista, mai esposta in Italia.
3 carlo dolci madonna dei gigli 1650
La mostra, curata da Sandro Bellesi e Anna Bisceglia, è il frutto di lunghi studi che hanno permesso una puntuale ricostruzione del percorso umano ed artistico dell’artista, analizzando anche aspetti fino ad ora non considerati della sua arte, grazie all’acquisizione di nuovi documenti inediti e alla corretta lettura di date ed iscrizioni nel retro dei dipinti, una costante fra le caratteristiche di questo campione dell’arte sacra fiorentina. Il frutto di questi studi è l’elegante esposizione, che si snoda dalla sala bianca di Pitti attraverso gli appartamenti cosiddetti degli Ambasciatori nel piano nobile del palazzo, ed il ricco ed impegnativo catalogo, che annovera scritti di importanti studiosi dell’arte seicentesca fiorentina, interessanti per le nuove idee e letture che vengono proposte.
4 carlo dolci ritratto di serafina pezzuoli 1640-1642
E’ impossibile visitarla senza venire catturati dalla magica atmosfera che i quadri di Carlo Dolci emanano. Con un allestimento delicato, il quale, grazie ad un elegante color cobalto, ci catapulta indietro nel tempo, le opere ci si mostrano in tutta la loro bellezza.  Ed è una bellezza che permette di conoscere a fondo l’atmosfera religiosa ed impegnata che si poteva respirare nel corso del secolo XVII a Firenze.
Carlo Dolci ci propone un muto ed introspettivo dialogo con Dio ed i suoi tramiti in ogni opera che ha realizzato. La sua intensa partecipazione religiosa, il suo assiduo studio teologico, lo hanno portato a creare capolavori con finalità didattiche.
E’ infatti il suo biografo Baldinucci, fonte primaria per le notizie, che ci racconta della sua incrollabile fede: “cresceva ogni dì più a Carlino il cuore, ed al pari di quello, la diligenza e l’applicazione nell’operare”; a questo va aggiunto che la sua costante applicazione sui testi sacri in riferimento alle opere realizzate ci viene esemplata direttamente dall’artista, dato che sul retro dei propri quadri era solito apporre emozionanti scritte, che ancora oggi possiamo leggere, con le quali l’artista ricorda il giorno in cui un’opera viene cominciata e il nome del santo venerato in quello stesso dì, seguito dalle litanie ora pro nobis, oltre ad altre brevi preghiere e personali meditazioni. 
5 carlo dolci angelo custode 1640-1645
Questo può indurre a pensare di trovarci di fronte ad un novello Beato Angelico del Seicento, e sicuramente è così per quanto riguarda la spiritualità e gli alti valori morali cristiani alla base della sua poetica; non a caso fu lui che realizzò nel 1648 per il suo ingresso all’Accademia del Disegno di Firenze il ritratto di fra’ Giovanni da Fiesole, che il restauro recente ci ha rivelato nelle delicate e smaltate velature tipiche del Dolci.
Ma Carlino è comunque stato un uomo che all’età di  38 anni si è sposato ed ha avuto una numerosa famiglia, della quale ci rimangono degli intensi ritratti, soprattutto a matita nera e rossa, che sono dei veri capolavori. Aveva cominciato da molto giovane a frequentare la bottega del pittore Jacopo Vignali ( 1592-1664) e a ricevere grandi apprezzamenti da importanti uomini fiorentini.
Il Baldinucci ricorda infatti l’interesse che suscitò in Pietro de’ Medici che chiese al nostro di realizzare il suo ritratto e quello del musico Landino; questi ritratti verranno ammirati dal cattolico Carlo I – quarto duca di Guisa – dal quale venne introdotto sia nella famiglia granducale che fra i committenti d’oltremanica.
6 carlo dolci studio di angelo in volo 1638-1640
L’apprezzamento e la costante protezione riservatagli dalla famiglia granducale si evince dall’altissimo numero di opere commissionate e raccolte nelle varie residenze fiorentine oltreché nei “casini” cittadini e nelle ville di campagna.“ (Bruno) Quindi non solo il Granduca Ferdinando II, ma soprattutto sua moglie la Granduchessa Vittoria della Rovere, che aveva ben 35 dipinti, e i cardinali Leopoldo e Giovan Carlo. Proprio quest’ultimo, nel 1662, chiese al Dolci l’unica natura morta realizzata nella sua carriera e pagata ben sessanta scudi come ci riporta il libro dei conti del porporato: “ …avvertendosi che detto prezzo non deve mai servire per esempio essendo disorbitante e con quest’huomo è stato considerato il tempo che ci ha perso, che è stato lunghissimo, mentre nelle sue pitture usa diligenza e finezza tale che maggiore non si potrebbe desiderare….”.
Il dipinto, conservato agli Uffizi, rappresenta uno “squisito bouquet in gran parte composto di tulipani, cui si aggiungono anemoni, un tromboncino, un giacinto, ranuncoli, una violacciocca gialla e una bianca, un rametto di fiori d’arancio, che scaturisce da un vaso dorato decorato con lo stemma mediceo sormontato dal cappello cardinalizio accanto al quale è posato un semplice catino di maiolica bianca, il quale ha il bordo, bagnato da una goccia d’acqua, e dal quale emergono un esemplare di Tulipa verdi flora dai petali striati di verde e un tulipano “di 100 foglie” ritratto, per la sua rarità, in doppia veduta…” (Mascalchi).
7 carlo dolci adorazione dei pastori 1630-1635
I fiori non sono solo perfettamente descritti nelle forme e nelle misure, portando a pensare che siano stati riprodotti esemplari botanici presenti nel giardino del Casino di via della Scala di proprietà del cardinale; sono anche realizzati con una materia pittorica lucida, dai colori cristallini, accentuati da tocchi smaltati, che possono essere messi in parallelo all’arte del commesso fiorentino di pietre dure che ebbe nel Seicento la sua massima espressione grazie alle botteghe granducali. Inoltre, questi fiori, come tanti altri che troviamo a corredo di immagini religiose-un esempio ne è la bellissima Madonna dei gigli di Monaco di Baviera- sembrano “evocare una dimensione ultraterrena, una visione attraverso la quale è possibile riconoscere la presenza di Dio, poiché resi smaglianti ed immoti” (Mascalchi). 
Le sue opere, pitture da cavalletto e di piccolo formato, sono ricche di raffinatezza materica, sia negli incarnati che nelle stoffe e nei gioielli; l’incredibile mimesi lenticolare di modelli reali che si ritrova nei fiori, appare anche per le figure, sublimate in materia scultorea tanto che sembrano gareggiare con la statuaria robbiana, “al fine di figurare precise metafore spirituali” (Serafini). 
Raffinato ed abile ritrattista, in mostra si possono ammirare opere come il ritratto del celebre incisore Stefano della Bella, del 1631, intenso nell’espressione e prezioso nella veste elegante di seta dai bottoni d’oro. I due artisti erano legati probabilmente da un’intima amicizia, come ci suggerisce anche l’immediatezza  dell’immagine, visto che erano confratelli nella Compagnia di San Benedetto Bianco, ambiente di riferimento della spiritualità del Dolci, introdotto forse dal maestro Vignali, alla quale rimase legato fino alla morte.
8 carlo dolci san giuseppe mostra la croce a gesu bambino 1635-1640
Molti gli artisti e i letterati legati a questa Compagnia, che era una corporazione religiosa di fondazione benedettina, ma che esprimeva una cultura religiosa ispirata sia ai Domenicani che ai Carmelitani, ma con una forte componente gesuita. Istituzione laica ma di vocazione religiosa, aveva la sede al fianco della chiesa di Santa Maria Novella, ed annoverava tra le sue fila rappresentanti della corte medicea e della migliore nobiltà fiorentina, e poi teologi, filosofi e naturalisti allievi di Galileo Galilei.  Le conversazioni al suo interno, quindi, erano varie nei temi grazie alle presenze diversificate, tanto che, insieme alle questioni spirituali, è qui che il Dolci ebbe modo di conoscere le scienze naturali, entrando in contatto con i membri dell’Accademia del Cimento, educati al metodo galileiano.
L’influsso di questo pensiero, felice sintesi di empirismo scientifico e di devozione cristiana, è perfetto per spiegare e comprendere la pittura di Carlo Dolci, che viene definita, nel saggio  di Giovanni Serafini nel catalogo della mostra, naturalista e sacra. La Salomè con la testa del Battista, della Royal Collection di Windsor, realizzata dal Dolci nel 1670 circa, è un’opera nella quale le qualità naturalistiche si fondono ad un pietismo delicato sotto ad una luce cristallina che evidenzia l’oro e le perle della veste della giovane, ma accarezza con calore il volto del Santo, il quale sembra irradiare una aura dorata che scalda il nero di fondo nel quale è invece modellata come statua la principessa giudea. La veste azzurra in raso di seta è un incredibile pezzo della moda del Seicento che gareggia in preziosità con la candida pelle delle spalle della giovane, abbellita da gote arrossate sulle quali giocano riccioli biondo rossicci. La testa del Battista, con gli occhi socchiusi e la bocca semi aperta, ha invece pelle olivastra illuminata con caldi tocchi caravaggeschi, che sottolineano la differente natura fra i due personaggi della storia. 
9 carlo dolci san giovanni evangelista 1640-1650
Così anche nel dipinto con l’Angelo Custode,  tema spirituale molto amato dal Dolci, il simbolo dell’anima guidata sulla via della rettitudine dall’ inviato di Dio.  In mostra l’opera conservata a Budapest è probabilmente datata al 1640-45 circa: un silente colloquio fra un fanciullo e il suo Angelo, i volti dei quali emanano una devota e fervente spiritualità. Le figure si stagliano su un fondo grigio-azzurro, che esalta le calde tonalità dei loro incarnati; in primo piano il libro aperto, con le pagine rosso lacca, vede la mano dell’Angelo ad indicare un passo, quasi citazione leonardesca. E poi le vesti, le stoffe preziosamente broccate, la spilla d’oro con una pietra dai riflessi madreperlacei che fissa lo stupendo mantello verde e oro dalla quale fuoriescono le delicate ali del messaggero divino.  I volti, accarezzati da una luce soprannaturale, sembrano davvero materializzare figure ultraterrene, con il perfetto ovale del volto, le labbra rosse carminio, gli occhi dalle lunghe ciglia scure: una finitissima ricerca formale che rende questi dipinti dei preziosi gioielli e, al contempo, metafora del pensiero teologico del Dolci.
Nel pensiero del tempo, infatti, i concetti di pulizia, di purgazione, di perfezione e di bellezza si sovrapponevano sia in campo spirituale che artistico…” (Serafini), e si attagliano perfettamente alla poetica artistica di Carlo Dolci, alle sue figure levigate a bulino, idealizzate “in superfici splendenti e levigatissime”, fino a “trasformare i tessuti e le carni in porcellane, marmi dipinti, graniti e gioielli”, come spiegato in  molta letteratura teologica del Seicento, che “prendeva queste arti plastiche a metafora del progresso spirituale dell’orante, conquistato per mezzo di un lavoro sull’anima, simile, appunto, a quello che uno scultore compie su una pietra rara o un orefice su un metallo prezioso.” (Serafini).
Il sasso, informe ed opaco, è simbolo di un’anima imperfetta, e non a caso nelle opere del Dolci una pietra è rappresentata in posizione di rilievo o, addirittura usato per aggiungere la sua firma. E’ così che si sentiva Carlino, quindi, d’animo remissivo, incline alla depressione, come diremmo oggi, comunque uomo dal carattere malinconico, che tutta la vita, attraverso la sua arte, ha cercato di raggiungere la perfezione e la bellezza dello Spirito, levigando, giorno dopo giorno, la sua anima nell’unico modo che conosceva per servire Dio: creare un’arte “naturalisticamente” sacra.

Didascalie immagini

  1. Carlo Dolci (Firenze, 1616-1687), Salomè con la testa del Battista, 1670 circa, olio su tela, Londra, The Royal Collections – Royal Collection Trust (© Her Majesty Queen Elizabeth II 2015)
  2. Carlo Dolci (Firenze, 1616-1687), Ritratto di Stefano della Bella, 1631, Olio su tela, Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina
  3. Carlo Dolci (Firenze, 1616-1687), Madonna con Bambino (Madonna dei gigli), 1650 circa, Olio su tela, Monaco di Baviera, Bayerische Staatsgemäldesammlungen, Alte Pinakothek (attualmente conservato a Schleißheim, Staatsgalerie)
  4. Carlo Dolci (Firenze, 1616-1687), Ritratto di Serafina Pezzuoli, 1640-1642 circa, Olio su tela fissata su doppia tavola, Firenze, Santi Michele e Gaetano
  5. Carlo Dolci (Firenze, 1616-1687), Angelo custode, 1640-1645, Olio su tela ovale, Budapest, Szépművészeti Múzeum
  6. Carlo Dolci (Firenze, 1616-1687), Studio di angelo in volo, 1638-1640 circa, Matita rossa su carta paglierina, Roma, Istituto Nazionale per la Grafica
  7. Carlo Dolci (Firenze, 1616-1687), Adorazione dei pastori, 1630-1635 circa, Olio su tela, Cleveland, The Cleveland Museum of Art
  8. Carlo Dolci (Firenze, 1616-1687), San Giuseppe mostra la croce a Gesù Bambino, 1635-1640, Olio su tela, Marsiglia, Musée des Beaux-Arts
  9. Carlo Dolci (Firenze, 1616-1687), San Giovanni Evangelista, 1640-1650, Olio su tela in ottagono, Berlino, Staatliche Museen, Gemäldegalerie

In copertina:
Carlo Dolci (Firenze, 1616-1687), Salomè con la testa del Battista, 1670 circa, olio su tela, Londra, The Royal Collections – Royal Collection Trust
[particolare]
(© Her Majesty Queen Elizabeth II 2015)

Carlo Dolci
1616 – 1687
Galleria Palatina di Palazzo Pitti, Firenze

Catalogo
Sillabe
a cura di
Sandro Bellesi, Anna Bisceglia

Dove e quando

  • Fino al: – 14 November, 2015