Maria Luisa, Leopoldina, Francesca, Teresa, Giuseppina, Lucia ( Vienna 1791-Parma 1847) figlia dell’Imperatore d’Austria Francesco I d’Asburgo, educatissima e pronta per augusti e aristocratici destini, non si immaginava certo di convolare a nozze col nemico numero uno del suo paese, quel Napoleone Bonaparte che, nella Battaglia di Wagram (1809) aveva clamorosamente sconfitto il poderoso esercito austriaco. Mentre il vittorioso imperatore francese si era liberato della sterile prima moglie Giuseppina Beauarnais e cercava di sposare un “ventre”, possibilmente molto fertile per assicurarsi una discendenza duratura, la diplomazia austriaca capeggiata dal principe Metternichcompiva un capolavoro di altissima strategia politica riuscendo a combinare il matrimonio, per procura, tra Napoleone il vincitore, e la appena diciottenne Maria Luisa, figlia dello sconfitto.
Il 10 marzo 1810 nella Cattedrale di Vienna, alla luce di mille candele, nell’incanto profumato dei più rari fiori delle serre imperiali, Maria Luisa disse, sì, per procura, legando il suo destino a quell’individuo che le avevano raccontato, fin da bambina, essere una specie di anticristo che amava congiungersi incestuosamente con le sue belle sorelle! Invece il rude Napoleone l’aveva conquistata con la dolcezza, ricoprendola di premure, con ingenue letterine d’amore, con corbeilles di fiori ma soprattutto con romantici mazzolini di profumate violette a lei quasi più graditi dei favolosi gioielli che spesso li accompagnavano. Così, col cuore pieno di gioia ansiosa e di trepida attesa, il 13 marzo lei inizia il viaggio per Parigi. Smanioso di possedere finalmente questo asburgico fiorellino, Napoleone la raggiunse, inaspettatamente, a mezza strada, a Courcelles, il 27 marzo. L’incontro tra i due avvenne prima del previsto, a dispetto di ogni cerimoniale di corte. L’imperatore aveva cavalcato per ore sotto la pioggia col cuore in gola per arrivare il prima possibile dalla sua amata. Tutto zuppo si precipitò nella carrozza della sposa imperiale e la travolse con la sua passione. La sposa, come lui disse, ne fu felicissima e rise tutta la notte.
Maria Luisa, in realtà non era bellissima, la carnagione bianca segnata dalla varicella, non alta e grassottella, aveva la fresca “bellezza del diavolo” dei suoi diciotto anni appena compiuti e il grande condottiero, l’invincibile Napoleone annegò d’amore nei suoi occhi chiarissimi. Lei divenne il suo idolo, da imporre come tale anche ai francesi.
L’avventura napoleonica alla corte di Francia, che aveva trasformato l’austriaca giovinetta in una distinta, elegante, raffinata imperatrice francese, coronata dalla nascita dell’attesissimo erede, l’Aiglon, il 20 marzo 1811, il re di Roma, fu purtroppo breve e cancellata dalla sconfitta di Waterloo (18 giugno 1815) e dal feroce colpo di spugna del Congresso di Vienna (1815).
Allontanatala dal figlio, non più re di Roma, ma duca di Reichstadt, per fargli capire che il volo dell’aquila paterna era finito, ridimensionata a duchessa, le fu assegnato un piccolo territorio nella pianura padana dove ricominciare a vivere: il ducato di Parma, Piacenza e Guastalla.
Era il 20 aprile 1816 quando, preceduta da una campagna stampa che ne esaltava le materne virtù e la generosità, elegantissima in un abito tempestato di gemme, su una carrozza scoperta entrò a Parma. Accanto a lei, il fascinoso generale Adam Albert Neipperg, assegnatole dal padre Francesco I d’Asburgo, col titolo di cavaliere d’onore. Campane a festa, città imbandierata, tutti contenti, anche i poveracci che in quel giorno gioioso mangiarono tanto pane distribuito gratuitamente! L’ex imperatrice dei Francesi ora duchessa arrivò proprio quando nei prati e nelle colline fiorivano le violette. Già prima di partire per la sua nuova modesta destinazione italiana, da Schunbrun, aveva scritto alla sua dama d’onore dei tempi imperiali, Donavierè di Montebello, di procurarle: “qualche pianta di violetta di Parma, con le istruzioni per piantarle e farle fiorire: io spero che germoglieranno bene, perché io diverrò una studiosa di botanica e sarò contenta di coltivare questo leggiadro piccolo fiore“. Amante dei fiori, che fin da bambina aveva imparato a ricamare e che dipingeva con una certa vena artistica, Maria Luisa appena arrivata a Parma si dedicò al restauro del giardino della Reggia di Colorno, la Versailles del parmense, residenza estiva dei Farnese e dei Borboni poi. “A Parma sono diventa una giardiniera“, scriveva alla sua dama d’onore, mentre faceva riorganizzare questo giardino, creando serre fornite di stufe per aiutare la fruttificazione di piante esotiche che si faceva arrivare anche dall’estero. Il Sig. Barvitius, direttore del potager, ebbe anche il dolce compito di garantirle insieme a verdura e frutta per la cucina ducale, quei mazzetti di violette che abbellivano e profumavano le sue stanze e diventavano personale decorazione delle sue toilette.
Ma anche in città, con la creazione dell’Orto Botanico, insieme a valenti giardinieri curò in particolare la coltivazione di questo tenero timido fiore: “Violetta odorata duchessa di Parma, violetta a fiore doppio“, pianta fragile ma particolare per la sua bellezza e il suo profumo.
Ma viola era anche il colore che distingueva la corte di Maria Luisa, dove valletti e cortigiani ne indossavano divise e abiti in tutte le sfumature. Viola era anche il suo colore preferito per i mantelli, gli abiti da sera, i cappelli. Ad un certo punto, la violetta, questo antico fiore considerato espressione di fedeltà, diventa simbolo stesso della duchessa di Parma, di cui qualche volta, nelle lettere ne sostituiva la firma. Ma anche da oggetti, gioielli, carnets spesso occhieggiava il delicato fiore viola, che del resto aveva fatto ricamare anche nel suo vestito da sposa.
Chissà se il colore delicato, il profumo sottile ma penetrante delle violette la rimandava inconsciamente al ricordo del suo legame napoleonico, al fatale incontro a Courcelles. Ma ormai aveva accanto e nel cuore il prode generale Neipperg, dall’occhio bendato, che diverrà prima padre dei suoi figli Albertina e Guglielmo, e poi dopo la morte di Napoleone, suo secondo marito (7 agosto 1821).
La passione per le viole e per il loro profumo la fece diventare ‘sponsor’ degli alambicchi dei frati del convento dell’Annunziata, che si impegnarono, studiarono, sperimentarono, e alla fine, riuscirono ad estrarre dai petali e dalle foglie del fiore un intenso, straordinario, consistente profumo, dono esclusivo per la loro duchessa.
Flaconi bellissimi uscivano dal convento con il loro prezioso contenuto, dalla formula segretissima, per la toilette di Maria Luisa, e che in stemmati coffrets di cuoio, la seguivano anche quando era in viaggio.
La storia della violetta, del suo profumo e di questa donna, amatissima dai sudditi, a cui, governando con saggezza garantì anni di pace e prosperità, diventa una sola cosa con quella della città, che ancor oggi la ricorda nelle importanti istituzioni che lei volle come: l’Ospedale, la Biblioteca Palatina, il Teatro Regio e tante altre opere di impegno sociale. Maria Luisa morì il 17 dicembre 1847, si disse per una pleurite reumatica. Fu sepolta nella cripta dei sepolcri imperiali degli Asburgo, nella Chiesa dei Cappuccini di Vienna, dove, ancora oggi, i parmigiani non le fanno mai mancare un mazzolino di violette.
Alla morte della duchessa, la formula segreta dei frati si disperse fin quando nel 1880 la recuperò Ludovico Borsari, barbiere in Parma, che si trasformò in pioniere dell’industria profumiera. Con lui il profumo di corte dedicato a Maria Luisa diventa uno dei caratteri distintivi della città portandone nel mondo il nome unito a quello della amata sovrana e del suo amore per la violetta.
Didascalie immagini
- Ritratto di Maria Luisa d’Austria, duchessa di Parma
- I fiori delle violette
In copertina:
Ritratto di Maria Luisa d’Austria, duchessa di Parma