La mostra su Piero di Cosimo agli Uffizi è una scoperta affascinante. Fino al 23 settembre è infatti possibile intraprendere la scoperta di questo artista, sconosciuto alla maggior parte delle persone. Un’arte unica e coinvolgente è quella che ci coglie nell’avvicinarci a Piero Cosimo, artista sui generis del panorama fiorentino rinascimentale. Un’arte favolistica ed intimista , ma anche innovativa sia dal punto di vista tecnico che nella riproduzione naturalistica. Inoltre, è con lui che si colgono gli incredibili influssi dell’arte fiamminga nella pittura a cavallo del secolo, che portarono ad un rinnovamento non solo di genere ma soprattutto di espressione.

Proprio questo forte accento nordico lo ha probabilmente reso inviso a Giorgio Vasari che nella sua prima versione delle Vite (1550) ne lascia un ritratto a dir poco negativo, parlando di lui come di un uomo di poca qualità. La seconda versione delle Vite cambia completamente registro: grazie alla vicinanza del Borghini, che lo supportò nella stesura e nella ricerca di ulteriori informazioni, Piero di Cosimo diviene colui che davvero rinnova l’arte a Firenze, uno dei campioni del panorama artistico della città, amato dai grandi committenti di gusto sopraffino. “…chiamato da papa Sisto, per fare storie de la cappella, in una de le quali Piero fece un paese bellissimo…E perché egli ritraeva di naturale molto eccellentemente, fece in Roma di molti ritratti di persona segnalate e particularmente quello di Virginio Orsino e di Ruberto Sanseverino, i quali misse in quelle istorie.” Il nome dell’artista, Piero di Lorenzo, figlio di un modesto artigiano di cucchiai di via della Scala, deriva dal nome dell’artista suo maestro Cosimo Rosselli, del quale fu allievo sin dal 1480 e con il quale fu a Roma per dipingere nella Cappella Sistina proprio nel 1481.

Tornato a Firenze sarà occupato per la famiglia di Piero Del Pugliese, Spedalingo dell’Ospedale degli Innocenti, per il quale realizzerà la stupenda Sacra Conversazione ancora oggi conservata nel museo dell’Istituto. La bellissima tavola, ottimamente conservata, è densa di colori vellutati e brillanti, vibrante di sentimento e ricca di dettagli preziosi degni di un pittore delle Fiandre. Per la famiglia del Pugliese dipinse poi delle spalliere con scene di vita primordiale degli uomini, grande particolarità e singolari per la pittura del tempo. La Caccia, il Ritorno dalla Caccia e l’Incendio nella foresta sono i tre pannelli che lo storico Erwin Panosfky collegò con altre due tavole che rappresentano Vulcano ed Eolo e le loro vicissitudini. Sono tutti soggetti che si avvicinano alla filosofia di Lucrezio, con l’evoluzione lenta della civiltà attraverso il progresso tecnico ed intellettuale.

La rappresentazione di Piero di Cosimo è densa di dettagli minuti, la sua vena narrativa coinvolge per il senso favolistico delle storie mitologiche, tutto reso con una pittura dalla linea vibrante e dinamica. Questi dipinti furono probabilmente sistemati all’interno dell’abitazione di Francesco del Pugliese, mercante fiorentino grande committente di Piero di Cosimo, due volte priore di Firenze , antimediceo, tanto da venire bandito da Firenze nel 1513 per aver insultato pubblicamente Lorenzo de’ Medici il Giovane.

Ma Piero invece, sarà fra gli artisti che lavoreranno per gli apparati eseguiti in occasione della visita a Firenze di Papa Leone X Medici, il 20 novembre del 1515, perché ritenuto abilissimo proprio nell’organizzare fantastici decori e abbellimenti per grandi eventi, come avvenne alcuni anni prima per il carnevale fiorentino. La Liberazione di Andromeda, altra stupenda opera di questo geniale artista, conservata agli Uffizi, è probabilmente composta con riferimenti medicei e con i personaggi abbigliati con i costumi carnevaleschi che il pittore aveva disegnato appositamente per la famiglia Medici. “…un quadro di figure piccole, quando Perseo libera Andromeda dal mostro, che v’è dentro certe cose bellissime…non fece mai Piero la più vaga pittura né la meglio finita di questa, atteso che non è possibile veder la più bizzarra orca marina né la più capricciosa di quella che si immaginò di dipignere Piero con la più fiera attitudine di Perseo, che in aria le percuote con la spada; quivi fra l’timore e la speranza si vede legata Andromeda, di volto bellissima, e qua inanzi molte genti con diversi abiti strani sonando e cantando, ove sono certe teste che ridono e si rallegrano di vedere liberata Andromeda, che sono divine; il paese è bellissimo et un colorito dolce e grazioso, e quanto si può unire e sfumare colori, condusse questa opera con estrema diligenza”.

La mostra temporanea che è ora aperta agli Uffizi è un’incredibile opportunità per conoscere ed approfondire questo peculiare artista, grazie ad opere che giungono da musei internazionali. Un peccato non vedere presente la bellissima pittura che raffigura probabilmente la bella Simonetta Vespucci come Cleopatra, conservata al Museo di Chantilly e che per suo statuto il museo non allontana mai dalla sua sede. Nel catalogo della mostra, interessante per i notevole numero di ottimi saggi presenti e per le belle schede delle opere, quello scritto dalla dott.ssa Cristina Acidini si concentra proprio su questa opera, cercando di capire se è davvero il ritratto di colei che, pur con una brevissima vita, riuscì a sconvolgere il cuore di Giuliano de’ Medici e a divenire l’incarnazione dell’ideale di bellezza per Sandro Botticelli.

La sua pittura è densa di rimandi culturali vari: la linea sinuosa e nervosa di Filippino Lippi, il naturalismo quasi scientifico di Leonardo da Vinci insieme allo studio attento delle espressioni facciali, il nitore della pittura fiamminga, esplicata soprattutto negli stupendi ritratti, intensi, veri, umani e toccanti. L’antico per lui diviene non più solo fonte di ispirazione classica, ma la nostalgia di un mito dissolto e di un tempo perduto, quasi una sorta di sentimento di morte. Ecco comprendersi ad esempio opere come La morte di Procri, del 1510 circa, dove un satiro piange la morte di una giovane ninfa ed in lontananza un paesaggio silente si apre su un greto marino popolato di animali che sembrano in attesa di qualche evento catastrofico. La varietà dei suoi dipinti si esplica anche nella differenza di soggetti, dai religiosi, ai mitologici, fino alla ritrattistica simbolica, che portò il Vasari a descriverlo come ingegno “astratto e difforme”.

“Costui era qualche volta tanto intento a quello che faceva, che ragionando di qualche cosa, come suole avvenire, nel fine del ragionamento bisognava rifarsi da capo a racontargnere, essendo ito col cervello ad un’altra sua fantasia.”
La morte non lo colpirà improvvisamente, come ci voleva far credere Vasari nella sua prima versione delle Vite, ma già malato da tempo aveva due anni prima della sua dipartita redatto testamento e deciso tutto riguardo ai lasciti. Lascerà questa mortale vita nel 1522, probabilmente a causa di una peste alla quale il suo fisico non poteva resistere più.

Gli ultimi anni infatti, probabilmente aveva cominciato a soffrire di un morbo molto vicino al Parkinson, visto che sembra non riuscisse più a tenere il pennello, ad utilizzare le spatole e a reggersi da solo senza cominciare a tremare in modo incontrollabile. Capiamo perché, quindi, fosse spesso di cattivo umore ed irascibile, come ci riporta Vasari: un uomo che aveva abbracciato l’arte come suo grande amore, che si perdeva nelle sue fantastiche elucubrazioni mentali legate alla pittura, che non poteva più realizzare ciò che il suo animo gridava a gran voce.
Didascalie immagini
- Piero di Cosimo (Firenze 1462 – 1522) La caccia 1494-1500 circa Dipinto su tavola trasferito su masonite New York, The Metropolitan Museum of Art, Dono di Robert Gordon
- Piero di Cosimo (Firenze 1462 – 1522) Il ritorno dalla caccia 1494-1500 circa Tavola New York, The Metropolitan Museum of Art, Dono di Robert Gordon
- Piero di Cosimo (Firenze 1462 – 1522) La costruzione di un edificio 1490 circa Tavola Sarasota (FL), The John and Mable Ringling Museum of Art
- Piero di Cosimo (Firenze 1462 – 1522) Il ritrovamento di Vulcano 1487-1490 circa Tela Hartford (CT), Wadsworth Atheneum Museum of Art, The Ella Gallup Sumner and Mary Catlin Summer Collection
- Piero di Cosimo (Firenze 1462 – 1522) Madonna con Gesù Bambino 1485-1490 circa Tavola Parigi, Musée du Louvre
- Piero di Cosimo (Firenze 1462 – 1522) Santa Maria Maddalena 1490 circa Tavola Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica,Palazzo Barberini
- Piero di Cosimo (Firenze 1462 – 1522) Madonna col Bambino in trono e i santi Pietro, Giovanni evangelista, Elisabetta d’Ungheria (?),Caterina d’Alessandria e angeli 1493 Tavola Firenze, Museo degli Innocenti
- Piero di Cosimo (Firenze 1462 – 1522) Madonna col Bambino e due angeli 1505-1507 circa Tavola – Venezia, Fondazione Giorgio Cini,Galleria di Palazzo Cini
In copertina:
Piero di Cosimo (Firenze 1462 – 1522) La caccia 1494-1500 circa Dipinto su tavola trasferito su masonite New York, The Metropolitan Museum of Art, Dono di Robert Gordon
(particolare)
Dove e quando
Evento: Piero di Cosimo. Pittore eccentrico tra Rinascimento e Maniera
- Fino al: – 27 September, 2015