Se vuoi crescere e imparare, guarda dove i tuoi occhi non vedono.
(Antico proverbio inca)

La conquista del Perù resta un avvenimento storico dalle molteplici risonanze all’interno della società peruviana del XXI secolo. Quasi cinque secoli sono trascorsi dall’arrivo dei primi conquistadores spagnoli in territorio inca nel 1531. Tuttavia, lontani dall’essere relegati nei libri di storia o nella commemorazioni patriottiche, i protagonisti di questa vicenda, il conquistador Francisco Pizarro e il sovrano inca Atahualpa, occupano ancora oggi un ruolo centrale nell’immaginario collettivo di un paese che si definisce e identifica proprio per il suo essere multiculturale. L’Inca e il Conquistador sono percepiti come 1 locandina l inca et le conquistador musee du quai branlyle figure fondatrici della nazione peruviana: essi incarnano, infatti, due facciate di una stessa società che tuttora si costruisce e si sviluppa sulla base del retaggio indigeno e spagnolo.
Figura polemica a incarnazione della superiorità del conquistatore europeo, Francisco Pizarro è un simbolo controverso del Perù contemporaneo, come testimoniano le vicissitudini della sua statua equestre. Inaugurata nel 1935 sulla Plaza de Armas di Lima, essa fu privata del piedistallo e delle placche commemorative nel 2004 e relegata a una collocazione periferica. Questo gesto mirava a limitare l’importanza storica del conquistador, come se attraverso questo atto simbolico fosse stato possibile cancellare la storia del Paese per riscriverne l’avvenire.
Per quanto riguarda Atahualpa, esso è la figura onnipresente all’interno di un immaginario collettivo che nel tempo è stato tradotto con diverse espressioni artistiche tradizionali. Una grande varietà di danze e di opere teatrali ha così messo in scena la cattura e la morte dell’Inca già dal XVII secolo. Fatto rilevante è che queste hanno visto la luce in paesi e regioni già in precedenza sottomessi dal giogo inca e che accolsero gli invasori stranieri come dei liberatori prima di misurarsi con le conseguenze. Sotto il giogo iberico, l’impero inca fu progressivamente idealizzato e tutto il suo patrimonio, mescolato all’identità culturale dei popoli indigeni peruviani, è rimasto presente nel ricordo nostalgico di una sovranità andina decaduta.
2 paul coutan-ritratto di francisco pizarro-anonimo ritratto di atahualpa
Le risonanze contemporanee della conquista ci conducono senza sosta all’incontro, il 16 novembre 1532, tra Pizarro e Atahualpa. Questo capitolo della storia è quello di uno shock tra due mondi: la collisione di due imperi in espansione sul punto di vivere una profonda rivoluzione politica, economica, culturale e religiosa. Obbligati dai loro rispettivi codici culturali, spagnoli e inca misero in scena a Cajamarca una serie di scambi verbali e simbolici che sfociarono solo in un dialogo sterile. Tali fraintendimenti e le evidenti differenze culturali si ritrovano all’interno delle cronache della conquista e offrono ciascuna la propria interpretazione degli avvenimenti. Storici, archeologi e antropologi si impegnano da sempre per gettare chiarezza su questa vicenda. Al racconto storico occidentale dominante si è man mano sempre più imposta una lettura orientata innanzitutto a coglierne il significato più propriamente andino. Tutti questi lavori e ricerche ci ricordano che una vera storia della conquista in realtà non esiste e che questa si modifica e ricostruisce in modo diverso a ogni nuovo tentativo di interpretazione.
3 musee du quai branly esposizione l inca et le conquistador
L’esposizione, ospitata a Parigi presso il Musée du quai Branly, propone di offrire al lettore e al visitatore differenti storie della conquista, narrate con l’alternanza del punto di vista spagnolo e di quello inca, seguendo una trama storicamente attestata o romanzata, ma in ogni caso sempre rispettosa delle fonti e delle testimonianze storiche. Riunendo circa 120 opere storiche, la mostra L’Inca et le Conquistador mette in scena la conquista del Perù attraverso l’epopea dei suoi due principali protagonisti, il sovrano inca Atahualpa e il conquistador Francisco Pizarro.
L’anno 1942 segna la fine della Reconquista della penisola iberica con la definitiva espulsione dei Mori da parte di Ferdinando II d’Aragona e Isabella di Castiglia. Lo stesso anno, l’approdo alle isole Bahamas di Cristoforo Colombo, partito alla scoperta di un passaggio per le Indie, sancisce l’inizio della conquista delle Americhe. Questi due avvenimenti capitali condurranno a un’espansione senza precedenti della potenza spagnola sulla scacchiera mondiale.
A partire dal 1494 la Corona iberica stipula il Trattato di Tordesillas col quale il Portogallo e la Castiglia si 4 quipu 1450-1532-musee du quai branlysarebbero spartiti rispettivamente l’Africa, l’Asia, così come tutte le successive scoperte nel Nuovo Mondo. Carlo V, incoronato re di Spagna nel 1513, è consacrato imperatore germanico sei anni dopo. Nel 1520 il conquistatore del Messico Hernán Cortes giunge a corte per presentargli i regali ricevuti dall’imperatore azteco Montezuma: uno straordinario tesoro d’oro e di prodotti esotici. Francisco Pizarro, salpato per l’America nel febbraio 1502 cavalcò a pieno l’onda di queste imprese.
L’aforisma che dice “la storia è scritta dai vincitori” è particolarmente azzeccato nel caso della conquista del Perù. Le testimonianze storiche di tale conquista sono state redatte necessariamente da spagnoli, in castigliano, e secondo un punto di vista del tutto europeo. Alcuni autori sono stati veri e propri testimoni oculari del decisivo incontro tra l’Inca e il Conquistador nel 1532, quando tutto è precipitato. Altri, invece, arrivati in Perù dopo questa data, hanno raccolto informazioni presso certi “signori” peruviani dei quali hanno sposato anche le divergenze. Infine, alcuni documenti giuridici, atti notarili, querele riguardanti eredità e rivendicazioni, lasciano trasparire indicazioni che, anche se spesso parziali, aiutano a discernere meglio la visione andina della conquista. Lo stesso aforisma si applica anche agli Inca, i quali veicolavano l’immagine di un popolo unito e civilizzato nel cuore di un impero andino monolitico. La loro visione, frutto di una combinazione di fatti, miti, religione e propaganda, nascondeva in realtà una società multiforme, eterogenea e dall’unità politica fortemente precaria.

Al momento dei primi contatti con gli europei, il popolo inca dominava un immenso settore dell’area andina, dal centro del Cile fino al sud della Colombia. I loro tentativi di annettere nuovi territori sulla costa equatoriale fallirono bruscamente a causa dell’arrivo di un genere completamente nuovo di avversari: gli uomini di Francisco Pizarro a servizio della Spagna espansionista di Carlo V.
Il contatto diretto è preceduto da uno shock epidemico: il sovrano inca Huayna Cápac soccombe al 5 figura maschile nuda eretta 1450-1532vaiolo. Due successori, Huáscar e Atahualpa, si contendono il diritto di sedere sul trono. È in questo contesto di crisi politica e di repressione militare che gli emissari della potenza coloniale spagnola incontrano per la prima volta la potenza imperiale inca. I due imperi in espansione entrano inevitabilmente in collisione, ma lo scontro vero e proprio arriverà soltanto in un secondo momento. Lo scambio, l’osservazione, la meraviglia, accompagnati alla diffidenza, alla paura e alla messa in scena del potere favorirono l’incontro dei due protagonisti della conquista del Perù.
Dopo molteplici peripezie e altrettante vicissitudini, le morti di questi due personaggi straordinari non chiudono ancora la conquista del Paese. Il nuovo Stato inca di Vilcabamba, isolato, resta tuttavia un’enclave che sfugge alla supremazia iberica. Numerosi sovrani si sono succeduti fino all’esecuzione dell’ultimo inca Túpac Amaru nel 1572, che segna la fine di ogni velleità d’insurrezione. Il vice-regno del Perù viene creato il 20 novembre 1542 da Carlo V al fine di amministrare la quasi totalità dell’America meridionale. Quello stesso anno l’imperatore firma le Nuove Leggi delle Indie, sotto l’impulso dell’opera di Las Casas che denunciava gli abusi commessi contro gli amerindi. Tali leggi prevedevano una riforma del sistema amministrativo e una soppressione progressiva delle encomiendas attribuite ai coloni spagnoli. In Perù, tuttavia, questa misura provocò una massiccia rivolta degli encomenderos, ordinati dietro l’ultimo superstite del clan Pizarro, Gonzalo; rivolta che non sarà sedata fino al 1548. Solo allora vengono stabilite le condizioni necessarie per instaurare in maniera definitiva l’ordine coloniale nel paese. Nel 1556, desiderando porre fine alla leggenda degli abusi spagnoli nel Nuovo Mondo, la Corona bandì i termini conquista e conquistadores dal vocabolario ufficiale.
6 vaso antropomorfo-musee du quai branly
Gli echi contemporanei della conquista ci riconducono senza sosta all’incontro tra l’Inca e il Conquistador, i quali incarnano nella memoria collettiva l’eredità andina e il retaggio iberico che hanno dato vita alla società peruviana, una società nata dalla sconfitta del primo e dalla vittoria dell’altro. Questa epopea umana, caratterizzata da una violenza estrema, resta ancora oggi una piaga aperta che non si riesce a nascondere: «Non siamo né vincitori né vinti, siamo i discendenti dei vincitori e dei vinti», sottolinea lo storico peruviano José Antonio del Busto.

Didascalie immagini

  1. Locandina esposizione L’Inca et le Conquistador, Musée du quai Branly, 23 giugno – 20 settembre 2015
  2. Paul Coutan, Ritratto di Francisco Pizarro (Trujillo, 1475 – Lima, 1541), copia a partire da un originale di Jean Mosnier del XVII secolo conservato presso il castello di Beauregard.
    Commissionato dal re Luigi Filippo per il Museo storico di Versailles nel 1834-1835. Olio su tela, 72 x 54 cm / Anonimo, Ritratto di Atahualpa, XIX secolo, Olio su tela, 102 x 81 cm
    (© Musée national des Châteaux de Versailles et de Trianon, Versailles, France/Scala, Florence / © Museo Nacional de Arqueología, Antropología e Historia del Perú, Lima)
  3. Musée du quai Branly, esposizione L’Inca et le Conquistador, 23 giugno – 20 settembre 2015, Mezzanino est (© Musée du quai Branly, foto di Gautier Deblonde)
  4. Quipu, 1450-1532, Cotone, 76 x 57 x 1,5 cm, 115 g
    Gli Inca non conoscevano la scrittura. I funzionari andini utilizzavano dei dispositivi di corde intrecciate e annodate, i quipus, per registrare una grande quantità di informazioni legate all’organizzazione quotidiana e alla gestione dello Stato. I
    (© Musée du quai Branly, foto di Patrick Gries, Bruno Descoings)
  5. Figura maschile nuda eretta, 1450-1532, Argento e pasta colorata, 20,1 x 6,4 x 4,5 cm, 210 g
    Queste figurine erano disposte come offerta nei sepolcri e nei santuari, o in siti naturali ritenuti sacri come grotte, sorgenti d’acqua e vette di montagna. Il segno distintivo dei membri dell’élite inca era la deformazione del lobo delle orecchie c
    (© Musée du quai Branly, foto di Patrick Gries, Valérie Torre)
  6. Vaso antropomorfo (© Musée du quai Branly, foto di Claude Germain)

In copertina:
Juan B. Lepiani, Los Trece de la Isla del Gallo, 1902, Olio su tela, 251 x 379,5 cm
[particolare]
(© Museo Nacional de Arqueología, Antropología e Historia del Perú, Lima)

Dove e quando

Evento: L’Inca et le Conquistador
  • Fino al: – 20 September, 2015
  • Sito web