Da Cimabue a Morandi. Felsina Pittrice a Palazzo Fava di Bologna fino al 30 agosto, è una mostra per riscoprire la città.

La sua ideazione è strettamente legata all’apporto innovativo di Roberto Longhi che, una volta chiamato alla cattedra dello Studio più antico del mondo occidentale ormai ottant’anni fà, si rivolgeva agli studenti bolognesi utilizzando spesso il termine “vostri” riferendosi alle opere d’arte cittadine di cui proponeva la riscoperta. Fu infatti grazie a lui se, nell’ambito del corso universitario del 1934, si iniziò a “rilanciare” lo studio dell’arte bolognese sinora ritenuta subordinata a quella di Firenze o Venezia. L’illustre precedessore di Longhi alla cattedra universitaria, Igino Supino, aveva toccato solo tangenzialmente l’arte locale come appendice soprattutto all’attività di Jacopo della Quercia.
1 cimabue madonna in trono
Grazie alla celebre prolusione longhiana si iniziarono finalmente a ricostruire personalità nuove agli occhi di quegli studenti attoniti che, quasi timidamente, da quel momento in poi si sarebbero avventurati tra le chiese e i conventi bolognesi per riappropriarsi del loro patrimonio. Tra gli uditori delle prime lezioni longhiane vi erano già alcuni giovani intellettuali come Pier Paolo Pasolini, Giorgio Bassani, Francesco Arcangeli.

Curata da Vittorio Sgarbi e promossa da Genus Bononiae l’esposizione, rifacendosi al titolo scelto da Gianfranco Contini per l’antologia dei saggi longhiani, vuole seguire i principi e i metodi utilizzati da Longhi in quel nodo cruciale per gli studi dell’arte bolognese, ricostruendo episodi e personalità attive in città nel periodo compreso tra l’antitetico duetto Cimabue – Morandi.
2 raffello estasi di santa cecilia
Se Cimabue realizza uno dei più preziosi capolavori cittadini, la Madonna in trono con il Bambino e due angeli per Santa Maria dei Servi che, pur mostrando uno stato conservativo che ha sofferto della sua lunga storia, continua a lasciare attoniti viaggiatori e talvolta studiosi che non si aspettano di trovare un’opera del maestro in città, Morandi fu il grande contemporaneo di Longhi che lo consacra come “uno dei migliori pittori viventi d’Italia”, avviando un sodalizio intellettuale interrotto solo dal tempo.

Tra questi poli si riscattano numerose altre personalità partendo dalla scuola trecentesca in particolare con Vitale da Bologna “la cui eccellenza”, scrive Longhi, “prevedo debba suonare in breve non più come forzatura civica, ma come autentica, geniale novità di aspetto entro la superba complessità di tutto il Trecento pittorico.”
3 guido reni caduta dei giganti
L’arte bolognese è poi fatta di celebri e inaspettate presenze “straniere” tra cui primeggia ovviamente Raffaello con la sua Estasi di Santa Cecilia, capolavoro solitamente conservato nella Pinacoteca Nazionale della città, dipinto attorno al 1515 per la cappella funeraria fatta erigere da Elena Duglioli Dall’Olio nella Chiesa di San Giovanni in Monte. Il terremoto suscitato dallo sconvolgimento dello stile pittorico in seguito all’arrivo del dipinto di Raffaello è attestato dalla tradizione che lo vuole addirittura causa del grosso dispiacere che portò Francesco Francia, più mite esponente del Rinascimento locale, alla morte.

Sempre per San Giovanni in Monte, scrigno di tesori eterogenei, Nicolò dell’Arca realizzò una delle sue terracotte, l’aquila minacciosa della facciata. Ma questo fu un capitolo poco caro a Longhi che amò occuparsi di pittura, seppure Sgarbi in mostra ne ricostruisce comunque un cammeo esponendo i due busti in terracotta di San Domenico realizzati proprio da Niccolò dell’Arca per la chiesa bolognese che accoglie la sepoltura del Santo, e dei quali sono state ricostruite recentemente le vicende.
4 guercino annunciazione
La sala che li ospita è, come per i maestri del Trecento, quella in cui i tre Carracci furono chiamati nel 1584 dal conte Filippo Fava a realizzare gli affreschi per il nuovo palazzo di famiglia.
È sempre Longhi, infatti, ad approfondire il centro fondamentale della riforma naturalistica carraccesca, ponendo le basi per gli studi anche dell’altro volto non caravaggesco del Seicento pittorico italiano.
Intendere i Carracci, mi avvedo, è affare di maturità, cui non escludo si possa giungere anche in giovinezza; ma insomma non è stato il mio caso” scrive lo studioso ricordando la sua passione giovanile per Caravaggio, contrapposta ad un apprezzamento per i tre cugini bolognesi raggiunto solo con la maturità, e dei quali stimò le peculiarità: “a indovinar la giornata del mattino, bastano gli affreschi giovanili dei Palazzi Fava e Magnani; dove è palese che il movente dei Carracci fu sin dall’inizio un movente ‘lombardo’, inteso a scavalcare il cadavere del manierismo e a comunicare direttamente, ad apertura, non di libro, ma di finestra, con lo spettacolo mutevole delle circostanze di natura, con la gaietta pelle del paese, con la grana delle cose sotto la luce vera. È l’aspetto solito di ogni rivoluzione artistica, quello insomma del ‘ritorno alla natura”.
12 franceschini trionfo di venere
Giungendo poi al Classicismo maturo del divino Guido Reni, Longhi scrive di come egli fosse abile nel manifestare “il desiderio, in lui acutissimo, di una bellezza antica, ma che racchiuda un’anima cristiana”.
Meno noto al grande pubblico ma considerato dall’occhio longhiano che nel 1935 curò la Mostra del Settecento Bolognese, fu appunto il XVIII secolo bolognese di Donato Creti e Giuseppe Maria Crespi, attori di una sorta di commedia umana aristocratica e popolare, alla quale seguono in mostra saggi dell’operato degli incredibili ceroplasti attivi nella realizzazione di sculture anatomiche in cera ad uso dei dottori dello Studio. Tra queste spicca Anna Morandi, la “signora della Anatomia”, una gentil dama la cui fama travalicava le mura di Bologna.
6 morandi vaso di fiori
Oltre centosessanta opere documentano più di sette secoli di arte bolognese, in cui si possono riconoscere i nomi di alcuni attori principali in: Giotto, Giovanni di Balduccio, Vitale da Bologna, Nicolò dell’Arca, Marco Zoppo, Ercole de’ Roberti, Parmigianino, Amico Aspertini, Alfonso Lombardi, Girolamo da Carpi, Nicolò dell’Abate, Bartolomeo Passerotti, Ludovico Agostino e Annibale Carracci, Domenichino, Mastelletta, Guido Reni, Simone Cantarini, Guercino, Guido Cagnacci, Carlo Cignani, Giovanni Antonio Burrini, Marcantonio Franceschini, Donato Creti, Giuseppe Maria Crespi, Ubaldo e Gaetano Gandolfi, Antonio Basoli, Raffaele Faccioli, Renato Bertelli, Carlo Corsi e Giorgio Morandi.

Chi volesse avere un’introduzione all’arte bolognese ha tempo fino al 30 agosto.

Didascalie immagini

  1. Cimabue Madonna in trono con il Bambino e due angeli Fine XIII secolo, olio su tavola
  2. Raffaello Estasi di Santa Cecilia 1516, olio su tela
  3. Guido Reni (Bologna 1575 – 1642) Caduta dei Giganti 1640-42, olio su tela
  4. Guercino (Cento, 1591 – Bologna, 1666) Annunciazione 1646, olio su tela
  5. Marcantonio Franceschini (Bologna 1648 – 1729) Trionfo di Venere 1704
  6. Giorgio Morandi (Bologna, 1890-1964) Vaso di fiori 1920

In copertina:
Raffaello Estasi di Santa Cecilia 1516, olio su tela
(particolare)

Dove e quando

Evento: Da Cimabue a Morandi. Felsina Pittrice
  • Fino al: – 30 August, 2015