Sto ultimando un mio quadro grande che rappresenta una festa notturna sull’acqua dirimpetto la Piazzetta di Venezia. Il quadro è di commissione di sua Altezza l’Arciduca, che desidera in presenza della corte di Vienna offrirlo alla sua sposa pel giorno 4 giugno…” (Ippolito Caffi, 1857)

Fra gli artisti viaggiatori italiani dell’Ottocento affascinati dalla Grecia e del vicino oriente, Ippolito Caffi (Belluno, 16 ottobre del 1809 –  Lissa, il 20 luglio 1866) fu il primo ad affrontare da solo un viaggio che, all’epoca, veniva considerato periglioso e difficile. Prima di lui erano partiti con spedizioni organizzate, per lo più archeologiche, e con il ruolo d’illustratore.
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Il desiderio di conoscere quelle terre lontane ha più di una motivazione: le fonti letterarie contemporanee da un lato – da Chateaubriand a Hugo – e gli audaci viaggi dell’esploratore padovano Giambattista Belzoni dall’altro, non bastano tuttavia a spiegare quel suo senso dell’avventura, la curiosità per lo sconosciuto, dai popoli ai monumenti.
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Nel settembre del 1843 Caffi parte da Napoli imbarcandosi su una nave francese, per raggiungere, via Malta, Atene, di cui realizza dodici vedute e un quaderno di disegni. Da Atene raggiunge Costantinopoli, dove arriva all’inizio di novembre. Passa quindi a Smirne e da lì ad Efeso. Torna a Costantinopoli, di cui lascia numerose vedute e un gran numero di disegni, e si reca ad Alessandria d’Egitto. Da lì muove per Il Cairo, sempre realizzandone documentazioni. Lungo il Nilo, risale fino a Luxor, dipingendo a Karnak i templi dell’antica Tebe. Viaggia fino alla Nubia, di cui realizza alcune immagini. Ripresa la costa mediterranea dell’Egitto si spinge fino a Gerusalemme e ad alcune città dell’Asia Minore. A Laodicea si imbarca per Atene e da qui torna a Roma nella primavera dell’anno successivo.
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Il pittore scrive: “Accolgo l’occasione che parte il vapore austriaco per Trieste per dirvi che finalmente sono arrivato qui dopo un mezzo naufragio sul Mar di Marmora. L’imponenza di Smirne e la sua posizione mi ha sorpreso non poco, ma quando fui giunto dirimpetto a Costantinopoli, a Pera, Galata e il Bosforo, io mi credea trasportato in Paradiso”  Quella straordinaria e pionieristica esperienza arricchirà le sue opere di luce vivida e colori smaltati dove l’esotico lascia sempre spazio al meraviglioso e all’incanto.
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A Trieste, al Castello di Miramare, prosegue fino al prossimo 8 dicembre la mostra curata da Annalisa Scaroa che presenta le varietà del vedutismo scenografico e romantico del pittore-patriota (le speranze risorgimentali lo portarono a partecipare nel 1866 con l’armata navale italiana alla bruciante disfatta di Lissa e dove trovò la morte). Prologo alle celebrazioni per i 150 anni dalla morte dell’artista veneto documentando, appunto, la passione per i viaggi che l’accomunò idealmente con l’Arciduca Massimiliano.
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Luca Caburlotto Direttore del Polo museale del Friuli Venezia Giulia, scrive “Strano destino quello che incrocia Ippolito Caffi, pittore, con Massimiliano d’Asburgo, vicerè del Lombardo Veneto e ammiraglio della Marina austriaca. Bellunese sceso in laguna – non tanto dissimilmente da quanto tre secoli e mezzo prima aveva fatto il cadorino Tiziano – vibrante di ideali risorgimentali e rinnovatore romantico della veduta, Ippolito è chiamato dallo “straniero” per eccellenza a celebrarne il ben organizzato giubilo popolare (anche allora i gregari assoldati a far da claque agitavano bandiere a comando come gli astanti prezzolati dei comizi dei nostri giorni) per la notturna accoglienza sul molo antico, con Marco e Todaro, appollaiati sonnecchianti lì in alto sulle colonne d’accesso alla piazzetta, a far da passivi testimoni di prefettizie liturgie.
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Solennità regali, un tempo, che altri vedutisti avevano trasfigurato nella gloria ormai spenta della Serenissima. Vien da dire che, data la committenza e la destinazione del dipinto presso coloro che calpestavano il suolo patrio, la scena notturna di quella teatrale rappresentazione, che tutt’ora racconta agli ospiti del Castello un episodio della vita del suo edificatore, sia voluta – più che per manifestare il virtuosismo luministico per il quale l’artista era apprezzato dal pubblico – per obliterare le rughe che il Leone portava sul suo già splendido volto: quello con il quale accoglieva orgoglioso e libero i regnanti di tutta l’Europa
.” 

Didascalie immagini

  1. Ippolito Caffi Egitto – Istmo di Suez, 1844 olio su tela, cm 55 x 85 Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia – Galle ria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro
  2. Ippolito Caffi Costantinopoli – Ippodromo, 1843 olio su cartoncino intelato, cm 17 x 29 Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia – Galle ria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro
  3. Piantina dei viaggi di Ippolito Caffi
  4. Ippolito Caffi Egitto – Karnak a Tebe, 1844 olio su cartoncino intelato, cm 42 x 61 Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia – Galle ria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro
  5. Ippolito Caffi Egitto – Riposo di una carovana, 1844 olio su cartoncino intelato, cm 45 x 63 Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia – Galle ria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro
  6. Ippolito Caffi Venezia – Neve e nebbia, 1842 ca olio su cartoncino intelato, cm 26 x 42 Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia – Galle ria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro

In copertina:
Un particolare di: Ippolito Caffi Atene – Teatro di Erode Attico, 1843 olio su cartoncino intelato, cm 26 x 58 Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia – Galle ria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro

Catalogo edito da Marsilio
 

Dove e quando

  • Fino al: – 08 December, 2015