Prosegue fino al 6 settembre al MAST di Bologna il nuovo appuntamento della rappresentazione del paesaggio industriale e, l’attuale allestimento, attraverso una settantina di scatti di ventiquattro fotografi, focalizza sui rapporti di forza e sull’influenza dell’industria sull’uomo e la natura come Olivo Barbieri che – nella sua fotografia lunga sette metri dell’interno della Ferrari – mostra come i capannoni siano sempre più spesso ambienti chiari, luminosi, arredati con “piante da appartamento”, ma totalmente deserti.

Selezionate da Urs Stahe, curatore della collezione di fotografia industriale della Fondazione MAST, opere di grande impatto e potenza visiva di maestri dell’obbiettivo come Edward Burtynsky, Peter Fraser, Jim Goldberg, Brian Griffin, Miyako Ishiuchi, Vera Lutter, Trevor Paglen, Sebastião Salgado, Thomas Struth, Hiroshi Sugimoto, Carlo Valsecchi, Massimo Vitali.

In un mondo sempre più invisibile e dove la cartellonistica aiuta all’orientamento, immagini di impianti produttivi contemporanei come fossero sculture a tuttotondo di una “industrial fiction” oppure la pura fotografia del cielo dove, però, molte strisce bianche palesano la presenza di orbite satellitari e sistemi di sorveglianza militare a elevata tecnologia.

In epoca postmoderna, postindustriale, altamente tecnologica, il possesso e l’uso dei mezzi di produzione e delle competenze creano molteplici disuguaglianze sociali.
Immagini che documentano la centenaria produzione della seta in Giappone, oppure il grado raggiunto della ricerca tecnologica o le scure e stenoscopiche sull’oppressione e l’imponenza degli impianti industriali.

E ancora, il riciclo delle grandi navi da carico, ma anche la testimonianza che, accanto agli impianti automatizzati, esistono ancora aree del mondo in cui si produce sfruttando intensamente la forza lavoro.

Side event della mostra: il film-work dal titolo “…Stromness…” realizzato nel 2005 da Simon Faithfull che presenta la stazione baleniera raggiunta nel 1917 dal noto esploratore Sir Ernest Shackleton, attualmente abbandonata, situata nella costa settentrionale della Georgia del Sud, e il film essay The Forgotten Space di Allan Sekula e Noël Burch, documentario sul sistema, spesso obsoleto e fonte di gravi danni per il nostro pianeta, del trasporto per mare tramite containers, vincitore nel 2010 del Premio Speciale della Giuria Orizzonti alla Biennale del Cinema di Venezia.
Didascalie immagini
- Edward Burtinsky – Demolizione di navi #10 Digital C-print 157,5 ×132 cm (Credits: © Edward Burtynsky, courtesy Nicholas Metivier Gallery, Toronto/Gallerie Springer, Berlin)
- Stéphane Couturier Energia di fusione Alstom #2 C-print on diasec 230 x 183,5 cm (Credits: © Stéphane Couturier, Courtesy Galerie Polaris, Paris)
- Mitch Epstein Stabilimento a carbone di Gavin, Cheshire, Ohio, from American Power, C-print 144 x 116,5 cm (Credits: © Mitch Epstein, Courtesy Yancey Richardson Gallery, New York)
- Jim Goldberg Vlad #1 (ragazzo nel silo), Ucraina, dalla serie Open See Dye diffusion transfer print and ink 152,5 x 122 cm (Credits: © Jim Goldberg, Courtesy of the artist and Pace/MacGill Gallery, New York)
- Vera Lutter Battersea ,Power Station, II, July 3, 2004 Centrale elettrica di Battersea, II, 3 luglio, 2004 Unique silver gelatin print 192 x 427 cm (Credits: © Vera Lutter, Courtesy of the artist , New York)
In copertina:
Edward Burtinsky – Demolizione di navi #10 Digital C-print 157,5 ×132 cm (Credits: © Edward Burtynsky, courtesy Nicholas Metivier Gallery, Toronto/Gallerie Springer, Berlin)
Dove e quando
- Fino al: – 06 September, 2015
- Indirizzo: Fondazione MAST, Bologna
- Sito web