“Le cinéma ne présente pas seulement des images, il les entoure d’un monde.” (Gilles Deleuze, L’image-temps)
Nell’ambito del programma “Cagliari Capitale della Cultura 2015” nel Palazzo di Città, prosegue fino al al 27 settembre, la mostra Il di/segno del Cinema curata da Giovanni Columbu, Anna Maria Montaldo e Giona A. Nazzaro in un particolarissimo viaggio nel cinema italiano.
infatti, i di/segni di quattordici registri tracciano la loro poetica, fissano le idee, sviluppano l’immaginario che precede, accompagna e talvolta supera la produzione cinematografica.

Un afresco che palesa il cinema italiano attraverso le “visioni” che animano i registi e che stanno prima, e talvolta “oltre”, i film realizzati, L’origine dell’atto creativo, al formarsi dell’idea, indagando in forma inedita il rapporto tra segno grafico e segno cinematografico.

I di/segni assumono le più diverse espressioni della fantasia e danno forma al momento in cui il cinema comincia ad esistere come pensiero e, conseguentemente, gli esiti cui può dare luogo.
Riunite pitture, i disegni, le installazioni, gli appunti visivi, e anche alcuni oggetti, che hanno accompagnato Marco Bellocchio, Giovanni Columbu, Alberto Fasulo, Michelangelo Frammartino, Matteo Garrone, Carlo Hintermann, Pietro Marcello, Mario Martone, Maurizio Nichetti, Stefano Odoardi, Enrico Pau, Franco Piavoli, Ettore Scola, Paolo e Vittorio Taviani dall’ideazione alla realizzazione dei film o semplicemente alla costruzione di una poetica personale.

Nel suo saggio, la co-curatrice Giona A. Nazzaro, riflette: “Il cinema pre-esiste al cinema. Il cinema, come desiderio, ma soprattutto come pensiero di un desiderio, anticipa l’immagine che si vedrà sullo schermo, quando il film scorre, nel flusso temporale della proiezione, come concrezione. Come di/segno di un progetto. Come di/segno di un pensiero. Il cinema, che sta al Novecento come il romanzo all’Ottocento, è il racconto del farsi della civiltà industriale. In quanto tale esso sorge immediatamente come linguaggio e industria. Non solo: il cinema è il film – il documentario – della trasformazione dello sguardo.

Dopo le prime immagini dei Lumière tutte le immagini che seguiranno faranno immediatamente appello all’autorità conferita loro dall’essere state (ri)viste. Ossia esse esistono in quanto testimonianza di uno sguardo che le ha viste, che le ha filmate. Il legame ontologico, fra cosa vista e cosa filmata, ne garantisce (meglio: garantiva…) l’esistenza (e, inevitabilmente, di chi la fruiva come esperienza). Essa esiste. Noi esistiamo. Il cinema ci vede. Noi siamo oggetto e parte integrante del farsi del suo sguardo. L’avvento del cinema, dunque, sembra trasformare la percezione del reale – e il reale stesso – in un reticolo di segni, una tela di relazioni possibili, nella quale il mondo si manifesta secondo cadenze mai viste. Letteralmente, il cinema annuncia l’avvento di un altro mondo. Il mondo come immagine e – forse ancora più drammaticamente – l’immagine come mondo.

Realizzata in collaborazione con la Fondazione Sardegna Film Commission, il MIBACT, l’Istituto Luce di Cinecittà e la Fondazione Banco di Sardegna, la mostra è accompagnata da un cataogo – in italiano e inglese edito da Silvana Editoriale – e da un fitto calendario d’incontri con i registi, durante l’estate, mentre la piazza antistante Palazzo di Città, una delle più antiche di Cagliari, sarà abitata da installazioni visive in una sorta di grande narrazione filmica.

Tra gli appuntamenti programmati, dialogheranno con il pubblico: Maurizio Nichetti (7 agosto), Franco Piavoli (20 agosto), Enrico Pau (21 agosto), Giovanni Columbu (27agosto), Carlo S. Hintermann (3 settembre), Stefano Odoardi (17 settembre), Marco Bellocchio (18 settembre)
Didascalie immagini
- Marco Bellocchio, Funeralino, 1953 – 1959 ca. olio su tela e faesite, cm 40 x 55
- Giovanni Columbu, “Allora entrò in lui Satana” (Gv 12,27), 2014 acrilico su carta, cm 25 x 35
- Carlo S. Hintermann, Studi per l’animazione di “The dark side of the sun” cm 20 x 30
- Ettore Scola, Disegno per “Splendor” (1988) inchiostro su carta, cm 29,5 x 21
- Franco Piavoli
- Matteo Garrone, Studio per Il racconto dei racconti, 2014 matita su carta, cm 30 x 20
In copertina:
Matteo Garrone, Studio per Il racconto dei racconti, 2014 matita su carta, cm 30 x 20
(particolare)
Giorni d’apertura: tutti eccetto il lunedì
Orari
Agosto: 10.00 – 21.00 (il giovedì 10.00 – 24.00)
Settembre: 10.00 – 21.00
INFORMAZIONI ORIENTATIVE SULL’ESPOSIZIONE
(courteesy Villaggio Globale International)
PIANO TERRA
Il percorso della mostra inizia con un autore, Ettore Scola, il quale, discendente diretto di Federico Fellini e della scuola della rivista satirica “Il Marc’Aurelio”, ha creato un vero e proprio mondo parallelo di “tipi umani”, un bestiario di vizi e pochissime virtù che offrono sia il contrappunto del lavoro cinematografico che un controcanto polemico del costume nazionale. Il regista crea così un’intricata e affascinante rete di relazioni fra la carta e lo schermo; fra vignetta, bozzetto e porsonaggi, giocando agevolmente fra la bidimensionalità del foglio bianco e l’illusoria tridimensionalità della realtà filmica. Erede diretto della sintassi del cinema muto, Maurizio Nichetti l’ha ibridata con una conoscenza profonda del linguaggio dei cartoni animati. La perfezione cinetica del movimento filmico delle origini diventa segno di una nuova sintesi la quale, attraverso il linguaggio del cartoon, investe di nuove possibilità una pratica cinematografica schiettamente “impura” e contaminata.
SECONDO PIANO
Esponente di un cinema nel quale il rinnovamento formale abbraccia e invoca una trasformazione politica altrettanto radicale, dove psicanalisi e rivoluzione si configurano come volto di un unico desiderio, Marco Bellocchio ha “risognato” il suo cinema attraverso un’intensissima pratica pittorica e disegnativa che nel corso degli anni si è andata configurando come un corpo autonomo. Così l’uso antinaturalistico del colore, di chiara ascendenza espressionista, evolve nella linea, sapientemente narrativa, che diventa traccia e studio per i lavori cinematografici. Talento poliedrico che si esprime fra teatro, opera lirica e cinema, Mario Martone è un dei protagonisti del rinnovamento del cinema contemporaneo italiano. Il suo lavoro, ancorato fortemente al territorio e alla storia, oscillante fra letteratura, musica e filosofia, trova negli studi fotografici preparatori ai suoi film, un corrispettivo fantasmatico tanto più potente quanto più apparentemente oggettiva l’immagine. Come sostiene Walter Benjamin: “La natura che parla alla macchina fotografica è infatti una natura diversa da quella che parla all’occhio; diversa specialmente per questo, che al posto di uno spazio elaborato consapevolmente dall’uomo, c’è uno spazio elaborato inconsciamente (…) La fotografia rivela questo inconscio ottico, così come la psicoanalisi fa con l’inconscio pulsionale”.
PRIMO PIANO
Il percorso della mostra s’inoltra in un luogo ancora inesplorato del cinema italiano. Una regione dell’immaginario nella quale i materiali del reale dialogano intrecciando nuove relazioni fra territorio e immagine, politica e segno. Un territorio del quale non esistono ancora mappe e percorsi, un invito al viaggio appoggiandosi solo a una prima e provvisoria cartografia. Un’ipotesi di con-presenza fra esperienze documentarie e narrative nelle quali le differenze sfumano sensuali le une nelle altre. Dagli intensi pastelli di Franco Piavoli, alle trasparenze acquarellate di Pietro Marcello e Stefano Odoardi, attraverso le azzardate prospettive di Alberto Fasulo e a quelle quasi rinascimentali di Michelangelo Frammartino, si scoprono i dipinti epici e visionari di Giovanni Columbu, le suggestioni ambientali e percettive della sala dedicata a Carlo S. Hintermann. Un luogo nel quale il cinema italiano trova la sua ipotesi di rinnovamento più feconda e il di/segno del cinema assume e accoglie le sue motivazioni più autentiche.
SOTTOPIANO
La parte più antica del Palazzo, risalente al XIV secolo, raccoglie racconti e fòle, miti e fantasmi, creature fantastiche e sogni. Un luogo dove il cinema riscopre l’incanto e lo stupore. La seduzione delle menzogne… vere. Un luogo dove tutto è possibile. Come nel teatro di una scena primaria del cinema, i materiali realizzati da Makinarium per Il racconto dei racconti di Matteo Garrone, i costumi e i disegni di Lina Nerli Taviani per Maraviglioso Boccaccio di Paolo e Vittorio Taviani e i lavori di Enrico Pau, si fanno vettori di un cinema aurorale, sognato eppure carnale, fatto di passioni, pulsioni e presenze leggendarie. Come nei meandri di una bottega artigianale rinascimentale, dove i saperi s’intrecciano con il fare, tra le antiche cisterne e le porte gotiche, le stoffe dei costumi e le grottesche, le ombre e le nuvole, compongono un ecosistema retto da un sentire che si fa di/segno trasversale al servizio di un progetto, monito e memoria di Storia e di storie. Il Percorso Espositivo / 2
Dove e quando
- Fino al: – 27 September, 2015
- Sito web