Fine settimana di mezza estate al Festival di Aix-en-Provence che per questa 65ª edizione propone un bel cartellone dove Händel si affianca a Britten, e Mozart a Stravinski.
La nuova produzione di Alcina, in collaborazione con il Bolshoi e la Canadian Opera Company, è senz’altro uno dei piatti forti del cartellone 2015. Alcina è una delle opere di Händel più rappresentate. È il prodotto di un picco creativo del Caro Sassone che nel 1735 in cinque mesi mandò in scena Ariodante e Alcina. L’opera ebbe un gran successo iniziale ma poi fu inghiottita dall’oblio in cui cadde l’intero teatro musical barocco.

La regista britannica Katie Mitchell crea uno spettacolo di forte impatto visivo, quasi cinematografico. Una scena fissa mostra lo spaccato frontale dei due piani di un palazzo diviso in vari ambienti. Alcina e la sorella Morgana sono due vecchie megere che si trasformano in due vamp passando attraverso le porte magiche che da due stamberghe laterali si aprono sul salone centrale del palazzo. Al centro del salone, tutto stucchi e dorature, troneggia un talamo, vero motore della prima parte dello spettacolo. Le fattucchiere soddisfano le loro brame lussuriose a spese di cavalieri, usati come toy-boy e poi mutati in animali impagliati, rocce e piante. L’intero piano superiore è un laboratorio degli orrori in cui si compie la trasformazione degli sventurati, posti poi in vetrine come oggetti da esposizione. Lo spettacolo della Mitchell è potente e vivace allo stesso tempo. Dà una piega credibile alla vicenda della maga e cesella i personaggi con millimetrica precisione. Il dinamismo in scena, assieme alla recitazione esplicita, pratiche sado-maso incluse, fa sì che lo spettacolo scorra velocemente e le tre ore passano come al cinema. Se è possibile un appunto, l’ottimo fumettone kolossal allestito dalla Mitchell funziona anche troppo bene e rischia di distogliere l’attenzione dalla musica, il che sarebbe un grosso peccato.
Andrea Marcon, che suona anche il continuo al clavicembalo, rifugge dai tempi troppo affrettati e dai clangori con cui ogni tanto si ascolta Händel. Sotto la sua direzione, la Freiburger Barockorchester scolpisce suoni e colori quasi solidi. Senza dubbio barocco al suo meglio. Ottima anche la distribuzione dei ruoli. Patricia Petibon dà voce e corpo a una splendida Alcina. I colori della voce e la recitazione tracciano la parabola della seduttrice finalmente sedotta e alla fine abbandonata; eccellente sia nei momenti di furore sia in quelli più dolorosi. Perfetto il controtenore Philippe Jaroussky come Ruggiero, ruolo creato da Händel per Carestini. Un Ruggiero meno guerriero e più disincantato di altre interpretazioni (si veda per esempio quello proposto da Malena Ernman nel recente spettacolo di Chrostoph Loy).

Si conferma che Jaroussky è una classe a sé, per qualità e finezza della voce. Anna Prohaska è una Morgana convincente per voce e gesto. La giovane mezzosoprano serbo Katarina Bradić esprime una Bradamante combattiva e ben decisa a riprendersi l’amato bene insidiato dalla perfida maga. Molto bene i comprimari e il Coro dell’Opera di Perm.
Il Grand Théâtre de Provence, stracolmo, tributa diversi minuti di applausi a tutti i protagonisti della serata. Ovazione ben meritata per l’ottima qualità dello spettacolo. Si torna in albergo avvolti dal calore della notte di Provenza, con la rinnovata certezza che il teatro musicale può sempre stupire e regalare ore di vero trasporto.
Si torna al Festival la sera seguente dopo una giornata pigra, un salto alla bella mostra dedicata a Canaletto dal Centro d’Arte Caumont e una visita della cattedrale di Aix, uno scrigno gotico di tesori antichi. Dal fantasy barocco di Händel si passa a un dittico russo piuttosto originale.
Il Festival riprende una produzione 2012 del Teatro Reale di Madrid che combina Iolanta di Tchaikovsky e Persephone di Stravinsky, due lavori teatrali poco rappresentati.
Per entrambi gli spettacoli, il regista Peter Sellars crea una rappresentazione molto stilizzata. Il palcoscenico è uno spazio vuoto su cui s’innestano quattro cornici, portali di legno grezzo sormontati da massi monumentali. Cambi di colore degli sfondi e giochi d’ombre aggiungono senso e movimento all’azione.
Iolanta è l’ultima opera di Tchaikovsky. Composta nel 1892, un anno prima della morte del musicista, è un monumento tardo-romantico alla bontà e alla fede semplice e genuina. Una delle poche opere in cui non compare neanche un “cattivo”, dispensa pathos e buoni sentimenti. Forse troppo? Iolanta, figlia del re René di Provenza, ignora la sua cecità perché suo padre ha decretato che nessuno riveli alla giovane il suo vero stato. Iolanta riacquista infine la vista grazie all’amore del prode Vaudémont. Succede poco altro. Teodor Currentzis conduce l’orchestra dell’Opéra National de Lyon attraverso i toni elegiaci e sentimentali dell’opera. Gli interventi del coro aggiungono passaggi ieratici. S’innalzano ripetute invocazioni alla bontà divina. Un’eccellente Ekaterina Scherbachenko propone una Iolanta delicata e sensibile. Il basso Dmitry Ulianov restituisce sicuro gli accenti di Re René, genius loci di Aix e padre accorato della fanciulla. Arnold Rutkowski è un Vaudémont solido per voce e gesto. Bene il resto del cast. Finale catartico, preghiera corale e sipario. Si arriva alla pausa convinti che forse un po’ di buonismo in meno non avrebbe guastato e che un libretto meno modesto (composto dallo stesso fratello dell’autore) avrebbe contribuito a non fare uscire Iolanta dal mainstream. Un peccato, visto il valore della musica.

Dopo l’intervallo ci si sposta dalla Provenza medievale ai Misteri della Grecia Antica. Persephone è il frutto della collaborazione piuttosto tormentata di Stravinsky con André Gide. La ballerina Ida Rubinstein, musa e mecenate della società parigina degli anni ’30, commissionò ai due artisti una pièce teatrale: il risultato è un “Mélodrame en trois tableaux” andato in scena nell’Aprile del 1934 all’Opéra National. Una narrazione coreografica della favola di Persefone per voce recitante, tenore, coro, ballerini e orchestra. Via via che lo spettacolo scorre viene spontaneo chiedersi se il compositore sia lo stesso della Sagra della Primavera. Figlia del periodo neoclassico di Stravinsky, Persephone propone una musica immediata, senza grandi tensioni. Si attraversano momenti solenni e momenti primaverili, a tratti momenti perfino un po’ aridi. I ballerini cambogiani della compagnia Amrita Performing Arts aggiungono un tocco di freschezza esotica e di dinamismo a uno spettacolo che rischia a tratti di essere un po’ piatto. L’attrice francese Dominique Blanc è la voce recitante di Persefone, il tenore Paul Groves è Eumolpe, il narratore omerico del melodramma.
Persefone e Iolanta, la narrazione di due ragazze colme di umanità e dolcezza. Resta il dubbio che questi non siano comunque i momenti più alti della produzione di Tchaikovsky e di Stravinsky, nonostante l’eccellente esecuzione dell’orchestra e del coro dell’Opéra National de Lyon e la regia semplice e poetica di Peter Sellars.
Didascalie immagini
- Alcina (foto © Patrick Berger / ArtcomArt)
- Alcina (foto © Patrick Berger / ArtcomArt)
- Perséphone (foto © Pascal Victor / ArtcomArt)
In copertina:
Perséphone
[particolare]
(foto © Pascal Victor / ArtcomArt)
Pyotr Ilyich Tchaikovsky (1840 – 1893) / Igor Stravinsky (1882 – 1971)
IOLANTA / PERSEPHONE
- Direttore: Teodor Currentzis
- Regia: Peter Sellars
- Scene: George Tsypin
- Costumi: Martin Pakledinaz, Helene Siebrits
- Luci: James F. Ingalls
- Orchestra e coro della Opéra National de Lyon
- Maestro coro Bohdan Shved
Iolanta
- Opera in un atto
- Libretto di Modest Tchaikovsky
- In Russo con sottotitoli in Francese
- Iolanta: Ekaterina Scherbachenko
- René: Dmitry Ulianov
- Robert: Maxim Aniskin
- Vaudémont: Arnold Rutkowski
- Ibn-Hakia: Willard White
- Alméric: Vasily Efimov
- Bertrand: Pavel Kudinov
- Marta: Diana Montague
- Brigita: Maria Bochmanova
- Laura: Karina Demurova
Persephone
- Melodramma in tre scene
- Poema di André Gide
- In Francese
- Persephone: Dominique Blanc
- Eumolpe: Paul Groves
- Ballerini: Amrita Performing Arts
- Company manager: Rithisal Kang
- Perséphone: Sathya Sam
- Déméter: Sodhachivy Chumvan (Belle)
- Pluton: Chan Sithyka Khon (Mo)
- Mercure, Démophoon, Tripolème: Narim Nam