Al Palazzo Reale di Milano, dal 17 settembre 2015 prende il via una nuova “linea espositiva” realizando mostre delle più importanti collezioni museali spesso sconosciute al grande pubblico. Con “Da Raffaello a Cézanne. Dal Museo di Belle Arti di Budapest“, curata da Stefano Zuffi, arriverà un’importante selezione dei capolavori conservati nella capitale magiara.
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Protagonista “la grande bellezza” dell’Arte per offrire al pubblico un museo ideale passando per l’Età barocca, il Simbolismo e l’Espressionismo arrivando fino alle Avanguardie con 76 opere e, tra queste, otto disegni si alterneranno – per motivi conservativi – durante i quasi cinque mesi espositivi, accanto a quattro bozzetti in bronzo, tutti lavori preparatori di dipinti e sculture di grandi artisti come Leonardo , Rembrandt , Parmigianino , Annibable Carracci , Van Gogh , Heintz e Schiele .
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Un percorso che dal Cinquecento arriva al Novecento attraverso Raffaello, Tintoretto, Durer, Velasquez, Rubens, Goya , Murillo, Canaletto, Manet, Cezanne, Gauguin e tantissimi altri con opere  non sempre accessibili.
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Si segnala la presenza de la Salomé di Lukas Cranach il vecchio, Giaele e Sisara di Artemisia Genti leschi , le Sirene di Rodin e i Tre pescherecci di Monet . E ancora:  la Maddalena Penitente di El Greco , il Paesaggio di Lorrain , la Coppia di sposi di van Dyck e il San Giacomo di Tiepolo.
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I concetto espositivo del Museo di Belle Arti di Budapest, frutto del desiderio di definire un’ identità culturale autonoma dove dialogano l’arte ungherese e le diverse tendenze internazionali dal Rinascimento in poi , è riproposto, sala dopo sala, all’interno della mostra con opere cariche di significato e di emozioni.
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Il Museo di Belle Arti di Budapest conserva una tra le più importanti collezioni di dipinti del mondo, con opere che coprono un arco di tempo che va dal Medioevo al Novecento e tutte le principali scuole europee. Il Museo apre al pubblico nel 1906, grazie a l primo nucleo di opere acquisito dalle donazioni e dai lasciti di nobili e prelati ungheresi tra Settecento e Ottocento . 
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Nel 1848 cessati i moti rivoluzionari indipendentisti, Lajos Kossuth (1802, Monok, Ungheria – 1894, Torino) eroe e padre della patria ungherese si prodiga per l’ ampliamento della collezione . Il suo fine era creare un t esoro nazionale che certificasse la legittimità dell’Ungheria per stare sullo stesso piano delle grandi nazioni europee.
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La politica di ampliamento, attraverso donazioni e acquisti, non ha sosta: l’innesto più importante avviene nel 1870, quando la famiglia dei principi Esterházy vende al governo la sua straordinaria raccolta di oltre 600 dipinti .
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Bombardato e saccheggiato dalle truppe naziste durante la seconda guerra mondiale, ha successivamente riavuto nel dopoguerra le opere trafugate. L’ampliamento del le collezioni continua con il governo comunista del Paese e giungono così ad arricchire il Museo opere di Poussin, El Greco, Monet e Corot.
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La Mostra, promossa dal Comune di Milano-Cultura è prodotta e organizzata da Palazzo Reale di Milano, Arthemisia Group e 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE in collaborazione con il Museo di Belle Arti di Budapest e il Museo Nazionale Ungherese confermando la consolidata collaborazione con i Museo ungherese.

Didascalie immagini

  1. Raffaello Sanzio (Urbino 1483 – Roma 1520) Madonna col Bambino e san Giovannino (Madonna Esterhazy), 1508 ca.
    Tempera e olio su tavola, 28,5 x 21,5 cm
    (©Museum of Fine Arts, Budapest 2015)
  2. Lucas Cranach Il Vecchio (Kronach 1472 c a. – Weimar 1553) Salomè con la testa di San Giovanni Battista 1526-1530 ca.
    Olio su tavola, cm 88,4 × 58,3
    (©Museum of Fine Arts, Budapest 2015)
  3. Artemisia Gentileschi (Roma 1593 – Napoli 1654) Giaele e Sisara 1620
    Olio su tela, cm 86 x 125
    (©Museum of Fine Arts, Budapest 2015)
  4. Anthonis Van Dyck (Anversa 1599 – Londra 1641) Ritratto di coniugi 1618 ca.
    Olio su tela, cm 112 × 131
    (©Museum of Fine Arts, Budapest 2015)
  5. Diego Rodríguez De Silva Y Velázquez (Siviglia 1590 – Madrid 1660) Il pranzo 1618-1619 ca.
    Olio su tela, cm 96 × 112
    (©Museum of Fine Arts, Budapest 2015)
  6. Paul Cézanne (Aix-en-Provence,1839 – 1906) Il Buffet 1877-1879
    Olio su tela, cm 65,5 x 81
    (©Museum of Fine Arts, Budapest 2015)
  7. Claude Monet (Parigi 1840 – Giv erny 1926) Tre barche da pesca 1885
    Olio su tela, cm 73 x 9 2,5
    (©Museum of Fine Arts, Budapest 2015)
  8. Albrecht Dürer (Norimberga 1471 – 1528) Ritratto di giovane 1500-1510 ca.
    Tavola di abete, cm 42,8 x 34,5
    (©Museum of Fine Arts, Budapest 2015)
  9. Giovanni Battista Tiepolo (Venezia 1696 – Madrid 1770) Apparizione di San Giacomo Maggiore nella battaglia di Clavijo 1749-50
    Olio su tela, cm 317 x 163
    (©Museum of Fine Arts, Budapest 2015)

In copertina:
Un particolare di: Raffaello Sanzio (Urbino 1483 – Roma 1520) Madonna col Bambino e san Giovannino (Madonna Esterhazy), 1508 ca.
Tempera e olio su tavola, 28,5 x 21,5 cm
(©Museum of Fine Arts, Budapest 2015)

INFORMAZIONI ORIENTATIVE SULL’ESPOSIZIONE
(courtesy Arthemisia Group)

La prima sala (dedicata all’Alto Rinascimento italiano) è irraggiata dalla luminosa bellezza della Madonna Esterhazy di Raffaello (ca. 1508), gioiello di armonia e purezza. Entusiasmante ed eloquente è il confron to con le incalzanti passioni di Leonardo da Vinci, espresse nei disegni – come Studio di testa per la battaglia di Anghiari (1503 – 1504) – e in un memorabile bronzetto con un cavallo impennato. Accanto, di assoluta suggestione e autonomia, è il dipinto mit ologico di Lorenzo Lotto Apollo dormiente e le Muse (ca. 1549).
La seconda sala dedicata al la pit tura della Serenissima, celebra l’apogeo della scuola veneta nel corso del XVI Secolo. La Cena in Emmaus di Tintoretto (ca. 1542), opera spettacolare e grandi osa per la coraggiosa e innovativa composizione, la luce e la stesura del colore , troneggia accanto ai tre ri tratti virili dipinti da Tiziano , Veronese ( Ritratto di uomo , ca. 1555) e Moroni ( Ritratto di un ufficiale di Venezia , c a . 1570 – 78) , per un confron to ravvicinato tra grandi dell’arte . Accanto, perché storicamente collegato alla scuola veneta , è il genio solitario di El Greco, presente con due tele di fosforescente luminosità quali Maddalena Penitente (1576 – 1577) e San Giacomo Minore (c a .1595 – 1600) .
Nella terza sala (il Rinascimento in Europa) sono messi a confronto dipinti di diverse scuole: fiamminga, italiana e soprattutto tedesca, a cavallo della Riforma luterana. La bellissima Salomé di Lukas Cranach il vecchio (1530) – con il suo inconfondibile fascino sensuale e insidioso – risplende accanto al Ritratto di giovane di Albrecht Dürer ( ca. 1500 – 1510 ), opere che segnano il cuore dell’arte europea del primo Cinquecento . Una seri e di dipinti di soggetto sacro di Altdorfer ( Crocifissione , c a .1518) , v an Heem s ker c k ( Compianto sul Cristo morto , c a . 1540 – 45), e Bronzino ( Adora zione dei pastori , 1539 – 1540) illustrano in modo affascinante l’evoluzione del significato dell’arte sacra nell’Europa tra Riforma e Controriforma.
Con la quarta sala che narra del primo Seicento si entra nella spettacolare parte della mostra dedicata all’arte barocca. La scena ruota intorno al la realistica e umanissima Scena di osteria di un Velaz quez ancora palesemente sotto l’influsso di Caravaggio. Siamo nel 1618 circa. Important e poi il confronto ravvicinato con Rubens di cui sono esposte due opere: una grande tela ispirata alla storia romana ( Muzio Scevola davanti a Lars Porsena , c a . 1618 – 20) e un’es pressiva testa di uomo barbuto a testimoniare il suo talento debordante. Sempre i n questa sala il drammatico Giaele e Sisara di Artemisia Gentileschi (1620) – dove Sisara è rappresentato, come sempre nelle opere dell’artista di questo periodo, con il volto di Agostino Tassi – e l’affascinante Fanciulla addormentata (ca. 1610 – 20) , il c ui autore resta tuttora un mistero.
La quinta sala (L’età barocca) allarga lo sguardo ad altre scuole del Seicento europeo. La luminosità mediterranea di uno stupendo Villa nella campagna romana di Claude Lorrain (ca. 1646) è un saggio del solare classici smo francese, confrontato con la nordica franchezza dei ritratti di Frans Hals e di Anthony van Dyck quali Ritratto di uomo (1634) e Coppia di sposi (ca. 1620); la dolce Sacra Famiglia dello spagnolo Murillo propone un saggio importante di pittura devota e insieme di affetti domestici. In questo contesto, il tratto personalissimo dell’inarrivabile Rembrandt nel disegno Saskia van Uylenburgh seduta accanto a una finestra (tra il 1635 e il 1638) porta una nota di struggente intensità.
La sesta sala (Il Sett ecento) è dominata da un dipinto spettacolare: il San Giacomo Maggiore il vittorioso di Giambattista Tiepolo (1749 – 50) , splendente di diffusa luminosità. La scuola veneziana, autentica dominatrice della scena artistica del Settecento europeo, è rappresenta ta ai massimi livelli dalle vedute di Canaletto e Bellotto (rispettivamente La chiusa di Dolo , 1763 e Piazza della Signoria a Firenze , 1740) , e dalla sensuale Betsabea al bagno di Sebastiano Ricci (1724). Sempre in questa sala sono messe a confronto tre op ere di Goya: un brillante ritratto femminile ( Ritratto di Manuela Ceán Bermúdez , c a . 1790 – 93) e due piccole e inten sissime tele dedicate al lavoro quali la Portatrice d’acqua ( ca. 1808 – 12 ) e L’arrotino tra 1808 e il 1812 . Al centro la presenza inconsueta e accattivante dello Sbadiglio di Franz Xaver Messerschmidt ( 1771 – 1783 ) racconta l’arte uno dei più bizzarri scultori di tutti i tempi.
Il Simbolismo internazionale è il tema conduttore della settima sala dove saranno e sposti diversi protagonisti ungheresi , come Joszef Rippl – Ronai con il grande e bellissimo r itratto d i Donna con gabbia di uccelli ( 1892 ) , o Janos Vaszary, la cui Età dell’O ro del 1 898 evoca le atmosfere sognanti della Secessione, condivise anche dal viennese Maximilian Lenz ( Un Mondo , 1899). Appassionante il confronto tra le opere di tema classico di Armold Böcklin ( Centauro , 1888) , Franz von Stuck ( Il bacio della Sfinge , 1895) e Auguste Rodin ( Sirene , bronzo, 1888) accanto al riferimento al simbolismo italiano, con Segantini e il bozzetto per l’ Angelo della vita (1894 – 95).
L’ottava e ultima sala (dall’ I mpressionismo alle Avanguardie) raccoglie una serie di opere di pittura e di grafica tra il secondo Ottocento e il primo Novecento. Spiccano due tele di grande importanza storica: la Donna con il venta glio di Edoaurd Manet ( 1862, in cui è ritratta Camille, la moglie di Monet) e la meravigliosa Credenza (1877), esemplare natura morta di Paul Cézanne. Il Picnic in maggio di Pal Szinyei Merse (1873) affianca le opere di Monet ( Tre pescherecci , 1886), Van G ogh ( Giardino in inverno a Nuenen , 1884) e Gauguin ( Maiali neri , 1891). Uno straordinario acquarello di Egon Schiele Due donne che si abbracciano del 1915, carico di nervosa interiorità, conclude il percorso dell’esposizione a chiusa di cinque secoli di g randi opere .  

Dove e quando

  • Date : 17 September, 201507 February, 2016