Visitando i vari eventi collaterali ufficiali della 56° dell’Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, non si può rimanere indifferenti ad un’inedita mostra presentata nel bellissimo edificio rinascimentale affacciato sul Canal Grande, tra il ponte dell’Accademia e Palazzo Barbarigo: Palazzo Contarini Polignac, ospita “Dansaekhwa”, una collettiva della “Scuola del bianco”, ovvero il movimento artistico fondamentale della Corea del dopoguerra, noto per le composizioni monocromatiche realizzate in tecnica mista.
La mostra è curata da Yongwoo Lee, noto professore di Storia dell’arte e Teoria critica presso la Korea University e presso numerose università negli Stati Uniti e in Europa, e organizzata dalla Fondation Boghossian, un’organizzazione non-profit con sede a Bruxelles, creata nel 1992 da Robert Boghossian e dai figli Jean e Albert, in collaborazione con Kukje Gallery di Seoul e Tina Kim Gallery di New York.
Yongwoo Lee ha ovoluto questa mostra per tracciare lo sviluppo di Dansaekhwa, un movimento poco conosciuto nei paesi occidentali ma che ha avuto un influenza durevole in oriente che continua tutt’oggi attraverso il lavoro di molti degli artisti che lo fondarono e che continuano la propria produzione artistica.
Esposte una selezione di opere che permettono di capire l’evoluzione del movimento artistico attraverso cinque decadi, dal 1960 fino ai giorni nostri, il percorso espositivo si snoderà lungo i tre piani di Palazzo Contarini-Polignac, Yongwoo Lee ha scelto di allestire tutti gli spazi per contestualizzare le diverse fasi del movimento e riconoscere ogni singolo artista.

I sette artisti scelti si distinguono tra loro per perseguire una filosofia unica e personale, anche se sono molti gli aspetti ricorrenti che accomunano le loro opere, come ad esempio l’espressione di un forte ideale estetico che unisce l’artista alla natura, così come una ricerca attenta e una misurata esecuzione del segno. Molti di questi riferimenti affondano le proprie radici nella filosofia taoista e in quella buddhista. Quest’enfasi venne però politicizzata durante il XX secolo, quando l’identità coreana post-bellica si trovava in una condizione di mutamento radicale: è proprio in questi tempi tumultuosi che Dansaekhwa si è sviluppato, contribuendo alla formazione della storia dell’arte moderna in Corea. Nonostante sia un movimento specificamente radicato in un contesto culturale coreano, Dansaekhwa presenta delle importanti connessioni formali e concettuali con analoghi movimenti artistici in Giappone e in Occidente, tra cui: Gutai, Mono-ha ed Espressionismo Astratto.
Yongwoo Lee è riuscito a delineare le idee in evoluzione e le continue tensioni del Dansaekhwa contemporaneo.
Di seguito una breve presentazione maestri presenti in mostra: Chung Chang-Sup, Chung Sang-Hwa, Ha Chong-Hyun, KIM Whanki, Kwon Young-Woo, Lee Ufan e Park Seo-Bo. Alcuni sono noti al livello internazionali, altri forse sono meno conosciuti.

L’eccezionale opera di Chung Chang-Sup (1927-2011), “Wandering” del 1965, definita “pittura non dipinta”, in quanto l’artista modella la tradizionale carta coreana Tak, una carta estratta dalla corteccia del gelso, dopo averla immersa nell’acqua. I pigmenti non vengono aggiunti e le variazioni di tono si manifestano in base alla quantità di tempo in cui la carta rimane immersa nell’acqua prima che venga applicata al supporto in tela con colla fatta a mano. L’opera di Chung Chang-Sup riflette la credenza taoista per cui l’artista è in grado di bilanciare materiale e natura in un atto unificato di creazione.
In “Senza titolo 73-7” di Chung Sang-Hwa (1932-), realizzata nel 1973, l’artista esprime la potente sensazione di calma. Il lavoro di Chung Sang-Hwa è il risultato di una laboriosa tecnica che porta a un’unità profonda tra l’artista e l’opera d’arte. Il processo impiegato è il seguente: l’artista prepara una base con un primer di zinco sulla tela, dunque piega la tela seccata secondo intervalli regolari e rimuove i frammenti di pittura dalle linee spaccate, riempiendo successivamente quei vuoti con pittura acrilica. La delicata applicazione di pittura lungo le spaccature sottili conferisce loro profondità emotiva e le rende simili alle fessure capillari della pelle umana, evocando così la capacità del corpo di curarsi e rigenerarsi.

Il lavoro di Ha Chong Hyun (1935-), si caratterizza per l’uso di tessuti semplici come la canapa, il suo interesse per i toni tenui della canapa emerge nelle opere a partire dagli anni Settanta, quando l’artista esplora coraggiosamente materiali non tradizionali come il gesso, la carta di giornale, il filo spinato e la tela di iuta utilizzata per trasportare aiuti alimentari dagli Stati Uniti dopo la Guerra di Corea. Ha Chong Hyun ha utilizzato la pittura a olio sintetizzando le tradizioni pittoriche di Oriente e Occidente. La sua tecnica di spingere la pittura attraverso il lato posteriore della tela rimane come segno di potenza, ancor più per la bellezza formale del gesto sottile che viene catturato e reso evidente adottando questa pratica.
KIM Whanki (1913-1974), ha studiato in Giappone in gioventù e ha passato gran parte della sua vita lavorando e vivendo fuori dalla Corea. In quanto pittore appartenente alla prima generazione di artisti interessati all’astrattismo, KIM Whanki ha sviluppato uno stile raffinato ed è stata una figura pionieristica nell’ambito dell’astrattismo coreano e di conseguenza un riferimento nella scena della storia dell’arte moderna in Corea. Già negli anni Cinquanta coltiva un ricco linguaggio visivo mediante il quale raffigurare motivi naturali di montagne, fiumi e la luna. Il suo periodo di massima produttività si colloca tra il 1956 e il 1959 a Parigi.

Kwon Young-Woo (1926-2013), è considerato un pioniere nello sviluppo di Dansaekhwa, le sue opere esplorano il rapporto tra i materiali tradizionali e l’espressione astratta. Durante i primi anni della sua carriera, Kwon Young-Woo ha lavorato con l’inchiostro e con la carta, cercando di creare un’armonia autentica tra i due. A partire dall’inizio degli anni Sessanta lavora esclusivamente con la carta, sfidandone la tradizionale definizione di supporto bidimensionale. Utilizzando le unghie per graffiare e strappare fogli sottili, l’artista sovrappone e incolla la carta in multipli strati laminati, creando sculture tridimensionali dinamiche ad altorilievo. Kwon Young-Woo ha inoltre sfruttato l’assorbenza della carta applicando l’inchiostro lungo i bordi strappati delle sue composizioni.

Lee Ufan (1936-), è artista e filosofo. Ha composto il testo fondante per la definizione di Mono-ha e numerosi contributi critici. Dopo essersi trasferito in Giappone, Lee Ufan ha viaggiato molto tra i due paesi, divenendo un tramite fondamentale tra ciò che stava accadendo in entrambi i luoghi e giocando un ruolo decisivo per la diffusione di Dansaekhwa presso il pubblico internazionale. Nelle sue opere esplora i temi del gesto e del legame tra la produzione di segno e il mezzo stesso della pittura. Questo interesse ha origine nella tradizione calligrafica che implica una ferrea disciplina del disegno e del tratto che consiste nella stesura ripetitiva di singole linee, questo spiega così la profonda investigazione dell’atto di dipingere da parte dell’artista.

Le straordinarie opere di Park Seo-Bo (1931-), riflettono cinquant’anni di investigazione sul ruolo dell’artista come canale attraverso cui l’energia si manifesta in forma. Tra i più influenti artisti della moderna storia coreana, Park Seo-Bo usa la carta tradizionale coreana ed impiega gesti semplici ma drammatici che alludono a un linguaggio semplificato, esprimendo molti dei concetti fondamentali di Dansaekhwa.
Didascalie immagini
- Chung Chang-Sup (1927-2011), Return one H, 1977. Mixed media on canvas, 163×111.5cm. Courtesy of the artist’s estate (Foto Copyright © Sang¬tae Kim)
- Chung Sang-Hwa (b.1932)Untitled 96¬12¬5, 1996. Acrylic on canvas, 150X250cm. Courtesy of the artist and Kukje Gallery, Seoul (Foto Copyright © Sang¬tae Kim)
- Kim Whanki (1913-1974), 5-IV-71 #200 Universe, 1971. Oil on cotton, 254x254cm. Courtesy of Whanki Museum (© Whanki Foundation•Whanki Museum, Foto Copyright © Ohyoul Kwon)
- Kwon Young-Woo (1926-2013),Untitled, 1985. Gouache, Chinese Ink on Korean paper, 224x170cm. Courtesy of the artist’s estate and Kukje Gallery, Seoul (Foto Copyright © Sang¬tae Kim)
- Lee Ufan (b.1936), From line, 1979. Mixed media on canvas, 193.5 ×259cm. Courtesy of Leeum, Samsung Museum of Art (Foto Copyright © Leeum, Samsung Museum of Art)
- Park Seo-Bo (b.1931), Ecriture No.020719. Mixed media with Korean Hanji paper on canvas, 180 x 260 cm . Courtesy of the artist and Kukje Gallery, Seoul (Foto Copyright © Park Seo-Bo)
In copertina:
Ha Chong-Hyun (b.1935), Conjunction 09-012(B), 2009. Oil on hemp cloth, 194x260cm. Courtesy of the artist and Kukje Gallery, Seoul
[particolare]
(Foto Copyright © Sang-tae Kim)