“Et in queste opere facevano tanti risalti, rotture, mensoline e viticci, che sproporzionavano quelle opere che facevano, e spesso con mettere cosa sopra cosa, andavano in tanta altezza che la fine d’una porta toccava loro il tetto. Questa maniera fu trovata da i Goti, che per aver ruinate le fabriche antiche e morti gli architetti per le guerre,
fecero dopo, chi rimase, le fabriche di questa maniera, le quali girarono le volte con quarti acuti e riempierono tutta Italia di questa maledizzione di fabriche, che per non averne a far piú, s’è dismesso ogni modo loro. E Iddio scampi ogni paese da venir tal pensiero et ordine di lavori, che per essere eglino talmente difformi alla bellezza delle fabriche nostre, meritano che non se ne favelli piú che questo”.
Non c’è niente da fare: gli uomini del Rinascimento hanno sempre (tranne qualche rara eccezione) considerato il medioevo come un’epoca barbara, rozza e grossolana, dalla quale prendere le distanze quanto più possibile…il brano di Vasari, tratto direttamente dalle sue Vite de’ più eccellenti architetti, pittori et scultori italiani, la dice lunga su quale fosse la considerazione con la quale si guardava ai cosiddetti secoli bui.
Il mondo antico, la cultura greco-romana, le storie narrate da Ovidio e gli altri scrittori pagani erano certamente avvertite, tra Quattrocento e Cinquecento, molto più vicine al gusto, alla cultura ed al sentire contemporaneo, e Venere, Giove o Mercurio erano figure con le quali poeti, artisti e letterati si confrontavano quasi quotidianamente.
Malcom Bull, professore di Arte e Storia ad Oxford, affronta il tema della presenza della cultura antica in quella rinascimentale in un bel volume pubblicato da Einaudi, Lo specchio degli dei, che evidenzia come proprio tra il XV ed il XVII secolo le divinità del mondo classico, dopo secoli di oblio, tornino a nuova vita nei capolavori di Botticelli (chi mai oggi potrebbe pensare a Venere senza immaginare la nascita della dea così come la dipinse il fiorentino?), Rembrandt e Tiziano.
Ogni capitolo del libro è dedicato ad una divinità ed alla sua presenza nei dipinti e nelle sculture rinascimentali e barocche, ed alla persistenza della mitologia antica nel sentire moderno, quando le storie ed i miti dell’antichità diventano lo specchio della contemporaneità.
Come si dice? Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto ritorna e si trasforma…
Didascalie immagini
- Malcolm Bull, Lo specchio degli Dei, copertina del volume
In copertina:
Malcolm Bull, Lo specchio degli Dei,, copertina del volume
[particolare]
Malcom Bull
Lo specchio degli dei. La mitologia classica nell’arte rinascimentale
Einaudi
pp. 506