C’è una nave attraccata al porto di Stavanger. E’ una nave diversa dalle altre, lo capirebbe anche il più inesperto tra i profani di navigazione; se non altro perché è un piroscafo e di piroscafi per mare non se ne vedono più dal dopoguerra. Sulla prua, lateralmente, in bianco su fondo nero, c’è scritto Rogaland, che è il nome della contea di cui Stavanger è capitale e che fu anche il suo primissimo nome, oltre a quello che porta oggi. Venne costruita nel 1929 come nave da carico e passeggeri per le tratte che portavano a Oslo di giorno e a Bergen di notte.
La mattina del 20 aprile 1944, proprio mentre era attraccata al porto di Bergen, un piroscafo olandese requisito dai tedeschi e pieno zeppo di esplosivo saltò in aria, provocando la morte di 158 persone, il ferimento di quasi cinquemila e un’onda talmente alta da inghiottire la Rogaland e trascinarla a fondo. Sembrava la fine, ma a guerra conclusa si decise di riparare la nave e dotarla di motore diesel per rimetterla in mare, dove ha continuato a navigare per decenni, cambiando spesso tratta, proprietà e nome: diventò Tungenes nel ‘64, Stauper un anno dopo e Gamle (“vecchia”) Rogaland nel 1989, quando un gruppo di appassionati la rilevò per restaurala, farne un museo e raccontarne la storia.

Per chi arriva a Stavanger via mare – e molto spesso lo fa navigando su futuristiche navi da crociera – la vecchia Rogaland è la prima cosa che si vede. La seconda è la Old Town, il centro storico, una distesa bianchissima di case di legno (173, per l’esattezza) con caratteristico tetto a doppio spiovente, abbarbicate una accanto all’altra lungo strade acciottolate, che sembrano uscite da un plastico ferroviario o dal disegno di un bambino o comunque da un tempo che non ci appartiene più. Ed è come se la città avesse scelto la veste con cui presentarsi a chi arriva.
Due tratti fortissimi di tradizione su una tela che è tutta progresso, uno stacco visivo nemmeno così delicato alla vista, eppure così coerente con la storia di una città in cui il petrolio ha segnato una linea di demarcazione profonda tra ciò che era e ciò che è. Perché Stavanger è una città ricca e modernissima, soprattutto da quando, a fine anni ‘60, da piccolo centro dedito al commercio, alla pesca e alla conservazione delle sardine, diventò la capitale del petrolio di Norvegia. Ma la realtà industriale non l’ha sradicata dal suo passato, preservato e valorizzato come incantevole memoria prima ancora che come attrazione turistica.

Ma incantevole Stavanger non lo è solo nel centro storico. E’ di rara bellezza anche la zona portuale, coi colori – stavolta vividi – delle case, i giardini curatissimi e le stradine spesso assolate, grazie a un clima favorevole anche d’inverno, quando la temperatura si mantiene comunque al di sopra delle medie nazionali. Qui si affaccia il Norwegian Petroleum Museum, unico esempio di museo del petrolio in Europa, che attraverso mostre interattive, filmati e oggetti autentici, spiega ai visitatori il ruolo della risorsa che ha ridisegnato il destino della città.
A pochi passi dal porto, invece, addentrandosi appena, la Cattedrale romanica del XII secolo è un altro simbolo della Gamle Stavanger. Eletta a cattedrale più antica di Norvegia, è la sola medievale che abbia mantenuto il suo aspetto originario, resistendo ad un incendio che, nel XIII secolo, costrinse a un parziale rifacimento in stile gotico.

Eppure chi viene a Stavanger in cerca di un pulpito, non è in una chiesa che probabilmente lo troverà. E’ il vicino Lysefjord, fiordo bellissimo ma inospitale a causa di scogliere troppo ripide che non permettono la costruzione di strade, ad ospitare una delle attrazioni più gettonate del paese scandinavo e uno dei panorami più spettacolari al mondo.
Il Preikestolen (“pulpito di roccia”, per l’appunto) è un altopiano pianeggiante formatosi sulla cima di una falesia di granito alta 604 metri, che si getta a strapiombo nel fiordo ed è visitabile sia via mare, grazie a traghetti che navigano per tutto l’anno fermandosi proprio sotto l’imponente parete, sia via terra, dove una non facile passeggiata di un paio d’ore attraverso sentieri irregolari, conduce sulla cima della terrazza naturale, regalando uno scenario ancor più suggestivo e indimenticabile.

E se non bastasse l’affaccio del Pulpito a soddisfare i più temerari, c’è un’altra meraviglia naturale che vale la pena visitare: è il Kjeragbolten, un masso cuneiforme sospeso in un crepaccio della montagna Kjerag a quasi mille metri d’altezza sul mare e tuttavia facilmente raggiungibile attraverso un lungo sentiero e ventisette tornanti che muovono da Lysebotn, piccolo villaggio turistico dove il fiordo, dopo 42 chilometri di mare, finalmente trova terra e pace.
Chi se la sente può salire sul masso e scattare una delle foto ricordo più famose di Norvegia; ma anche chi non ama il rischio verrà ricompensato dalla passeggiata: dalle vette del Kjerag si domina l’intera baia, che rende onore al suo nome (lyse significa appunto “luminoso”) colorandosi di tinte che vanno dal bianco candido delle rocce a tratti di mare blu cobalto.

Di questi posti a colpire è proprio la genuinità della bellezza, completamente priva di artifici. Abituati agli abbagli di metropoli dove l’ingerenza dell’uomo è riscontrabile ovunque, Stavanger sorprende per grazia e discrezione. Qui la natura non si è piegata alla storia dell’uomo; viceversa l’ha scandita. E quando l’uomo è intervenuto, l’ha fatto semmai per conservare e proteggere, non per stravolgere.
Il risultato è che oggi Stavanger ci appare autentica, come una donna cosciente del proprio fascino che esca di casa senza trucco, orgogliosa della propria storia e delle proprie rughe, di quelle a cui non interessa passare negli occhi di tutti ma restare nel cuore di qualcuno.
Didascalie immagini
- Stavanger, l’ingresso nel porto; sulla destra, attraccata, si nota la Gamle Rogaland (Foto © 2015 Federico Ciavaglia)
- Stavanger, la Old Town, caratteristico centro storico della città (Foto © 2015 Federico Ciavaglia)
- Stavanger, la Cattedrale romanica e i curatissimi giardini (Foto © 2015 Federico Ciavaglia)
- Lysefjord, l’imponente Preikestolen visto dal fiordo: la sua altezza è di 604 metri (Foto © 2015 Federico Ciavaglia)
- Lysefyord, un allevamento di salmoni in un tratto di mare particolarmente azzurro (Foto © 2015 Federico Ciavaglia)
In copertina:
I tetti delle case nel porto di Stavanger, Norvegia
[particolare]
(Foto © 2015 Federico Ciavaglia)