Ho letto che gli antichi una volta prodotto un suono erano soliti modularlo, alzando e abbassando il tono senza allontanarsi dalle regole dell’armonia. Così deve fare l’artista che lavora ad un nudo.

Con queste parole Antonio Canova tracciò una linea immaginaria, ma già da tempo universalmente riconosciuta, sull’unità di alcune discipline artistiche, sottolineando come solo il sacrificio e l’esercizio portino alla perfezione, al pari di quanto già due secoli prima, asserì Vasari all’interno delle Vite .
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    Dentro questa frase possiamo tuttavia scorgevi anche un altro importante concetto, anch’esso già ben noto agli artisti, ovverosia che il disegno è la base fondamentale su cui ogni artista deve lavorare per migliorarsi, in quanto padre di tutte le arti.
    Questo è quanto trapela passeggiando fra le sezione della mostra Canova, la bellezza e la virtù ospitata presso la Biblioteca reale di Torino fino al prossimo 9 agosto. I principali capolavori grafici del maestro, molti dei quali studi delle sue opere più famose, aiuteranno a ripercorrere la carriera del padre della cultura neoclassica italiana, e non solo, che approdò addirittura alla corte napoleonica.
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   La mostra è nata in seguito alla volontà da parte dell’ente di esporre per la prima volta  i cinque disegni dello scultore veneto, che vennero acquisiti nel 1845 da Carlo Alberto di Savoia. Questi sono stati presentati accanto ad altre opere di grafica e scultura provenienti dal Museo Civico di Bassano del Grappa, dalla Galleria d’Arte Moderna di Torino e da una collezione privata. L’esposizione offre quindi un ulteriore fregio alla collezione della biblioteca, che custodisce straordinari tesori, quali alcuni fogli di Leonardo e altre testimonianze storico artistiche di altrettanto valore, soprattutto legate al patrimonio librario. La riflessione estetica canoviana schiude per altro una cifra stilistica di cui si nutrono gli apparati definiti per il salone della Biblioteca Reale dal bolognese Pelagio Palagi– ha dichiarato la curatrice della mostra Giuliana Ericani, direttrice del Museo Civico di Bassano del Grappa– artefice del rinnovamento decorativo delle residenze sabaude.
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     Il percorso espositivo evidenzia, senza lasciare alcun dubbio, la fedele adesione da parte di Antonio Canova ai dettami del Winckelmann, ideatore del pensiero neoclassicista, che sviluppò a seguito delle scoperte fatte, tra il 1758 e il 1762, dei siti di Pompei ed Ercolano.
Innanzitutto la centralità del mondo antico, considerato come l’elemento determinante delle condizioni socio-politiche ed intellettuali alla base della creatività artistica, e quindi degli sviluppi artistici successivi. I temi affrontati da Canova spaziano, infatti, dalla mitologia greca e romana, alla storia, passando da delle allegorie forgiate sull’esempio dell’iconografia e iconologia antica.
La materia è il secondo elemento derivato dal pensiero dello storico tedesco. Il marmo diventa l’unico supporto riconosciuto, poiché, erroneamente, credette che gli unici elementi degni di rilievo della statuaria antica erano forgiate in esso. Questo veniva lasciato candito, levigato, in quanto si riteneva che dovesse incarnare la purezza assoluta; solo l’Ottocento romantico rivelerà la polimatericità della scultura antica e le sue straordinarie cromie, dai toni squillanti, a volte anche troppo accesi.
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Infine l’esaltazione del corpo nudo, ma non quello del Rinascimento italiano, dalla muscolatura guizzante e nerboruta, o quello realistico della pittura naturalistica di origine caravaggesca; è Policleto che divenne il maestro e l’esempio assoluto da seguire. I suoi corpi idealizzati, quasi divini, poiché le divinità della mitologia greca avevano forma antropomorfa, che imperfetta non doveva di certo essere, diventarono essi stessi canoni e termini di paragone per l’arte canoviana. La muscolatura dei corpi plasmati da Canova è viva ma elegante così come le pose, che sono misurate ed eleganti. Probabilmente nella testa dell’artista risuonavano le parole del Winckelmann, il quale credette alle leggende sull’addestramento degli uomini spartani, da cui, secondo lui, vennero tratti i bellissimi corpi ritratti da Fidia, Mirone, Policleto e Lisippo. L’uomo spartano era eccezionale a suo giudizio, nell’infanzia non veniva mai imprigionato nelle fasce e che fin dall’età di sette anni dormiva sulla terra nuda, educato alla lotta e al nuoto». I corpi spartani avrebbero, secondo lui, acquistato con l’esercizio quell’aspetto di maschi ideali che gli scultori riproducevano nella statuaria.

 

 

Didascalie immagini

  1. Antonio Canova, Il mercato degli amorini, tempera su tela. Bassano del Grappa, Museo Civico
  2. Antonio Canova, Nudo di schiena con braccio destro proteso. Bassano del Grappa, Museo Civico.
  3. Antonio Canova, Nudi femminili. Bassano del Grappa, Museo Civico.
  4. Antonio Canova, Autoritratto, due teste di apostoli e testa di guerriero. Bassano del Grappa, Museo Civico.

In copertina:
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Didascalie

1- Antonio Canova, Il mercato degli amorini, tempera su tela. Bassano del Grappa, Museo Civico

2- Antonio Canova, Nudo di schiena con braccio destro proteso. Bassano del Grappa, Museo Civico.

3- Antonio Canova, Nudi femminili. Bassano del Grappa, Museo Civico.

4-Antonio Canova, Autoritratto, due teste di apostoli e testa di guerriero. Bassano del Grappa, Museo Civico.

Dove e quando

Evento: Canova: la bellezza e la virtù