Napoleone non fu un buongustaio! Mentre in Francia trionfavano i grandi cuochi come Antoine Carême e l’arte del banchetto toccava vette sublimi, nella sua essenza di militare, di uomo d’azione, di rude isolano, ebbe poca considerazione del cibo, che considerò solo una necessità a cui dedicare meno tempo possibile. Commensale sbrigativo e disattento, consumava il pasto in pochi minuti e i suoi ospiti non riuscivano a seguire il ritmo vertiginoso con cui lui lo divorava. Anche per l’etichetta lasciava molto a desiderare, aiutandosi con le mani e qualche volta, facendo la “scarpetta” col suo pezzo di pane nell’intingolo del vicino. Riusciva a saltare I pasti con grande disinvoltura, arrivava sempre con grande ritardo ai pranzi a cui era invitato, trovando gli ospiti, che lo attendevano, sfiniti e illanguiditi dalla fame. Alla fine, insieme a loro trangugiava qualcosa. “Se volete mangiare bene, pranzate col secondo console, se volete mangiare molto pranzate col terzo console, se volete mangiare in fretta e furia pranzate con me” così affermava Napoleone primo console. Da queste sue cattive abitudini alimentari deriva quel suo mal di stomaco, la gastrite, che con forti crampi lo attanagliava, di cui rimane immagine nella tradizione iconografica dei suoi ritratti, con la mano confortante infilata strategicamente nel gilet. La sua prima moglie, la bella creola Giuseppina Beauharnais, tentava amorevolmente di dargli sollievo con infusi di fiori d’arancio e calde tisane di erbe aromatiche.
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Napoleone prediligeva una cucina semplice ed essenziale da cui era bandito ogni apparato di formalità. Mangiava volentieri cose semplici, come le zuppe di patate, fagioli e cipolle, nobilitate da puro olio d’oliva, rimando all’origine toscana della sua famiglia. Apprezzava la carne di pollo, montone alla griglia, le cotolette, ma era esigentissimo per quello che riguardava il pane. Il rancio, consumato in piedi insieme ai suoi soldati, in una specie di rito di comunione ideale, diventava carica esaltante per nutrire il suo corpo ma anche l’anima di entusiasmo, per tutti coloro che erano intorno a lui. Ci provò ad essere un esempio di buone maniere e di etichetta, anche a tavola, quando, ormai Imperatore dei francesi, sposò Maria Luisa d’Asburgo, discendente di Carlo V e figlia dell’imperatore d’Austria Francesco I. Questo matrimonio lo balzava nel Gotha della nobiltà europea. Fu per amore della giovane bionda viennese, di cui era innamoratissimo, che si impegnò a rimanere a tavola, ben composto, più a lungo possibile, cercando di apprezzare tutte le portate che l’ormai imperiale menu prevedeva. Anche la mise en place della tavola delle Tuilleries si era arricchita delle preziose manifatture di Limoges, che fornivano splendide porcellane su cui si intrecciavano armoniosamente la mitica N e le iniziali della sposa.Tanti furono i cuochi che si avvicendarono nelle cucine di Napoleone Imperatore e della sua augusta consorte.In dieci anni undici chef, inutilmente, diedero il meglio di se per ingentilire il suo palato e trasformarlo in un gourmand, gloriandosi anche di aver preparato quella famosa cena romantica e seduttiva, ad alto potere afrodisiaco, a base di tacchino, tartufi e champagne, che avrebbe contribuito alla nascita dell’atteso erede.
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Tra pentole e fornelli si vociferava però che l’imperatore fosse un pò tirchio (questo spiega il susseguirsi di ben undici cuochi) per gli stipendi da fame che aveva stabilito per i cuochi e per le vecchie attrezzature delle cucine che mal volentieri rinnovava.
Ma sarà proprio un cuoco che, con una ricetta improvvisata lascerà traccia, gastronomica, di una delle piu importanti vittorie dell’epopea napoleonica, la battaglia di Marengo (provincia di Alessandria) del 14 giugno del 1800, durante la seconda campagna d’Italia. L’esito incerto dello scontro che vedeva i francesi vicini alla sconfitta, si trasformò in un glorioso evento con l’improvviso e propizio intervento dello squadrone del Generale Desaix.  Il fido cuoco Dunand mentre infuriava la battaglia , sollecitato da Napoleone, cercò di preparargli un cibo che gli fosse gradito. Strappò dalle mani di un atterrito contadino uno starnazzante pollastrello, e con qualche uovo e gamberi di fiume lo cucinò, alla provenzale con un improvvisato contorno di uova fritte e gamberi cotti al vapore. Ecco il famoso Pollo alla Marengo! Che onorò e consacrò, a suo modo, una delle più decisive tappe del cammino di Napoleone verso l’Impero. Da questo momento il Condottiero esigeva, dopo ogni battaglia, il suo “Pollo alla Marengo” cucinato sempre nello stesso modo. Il vino che accompagnava questo glorioso piatto era il suo preferito, il rosso Chambertain di Borgogna. Napoleone lo beveva puro o annacquato e lo volle con sé anche nella perigliosa campagna d’Egitto e se lo fece spedire in fusti a tenuta stagna.
Dunque anche i cuochi vissero in prima persona la parabola dell’astro napoleonico, fino alla tristezza e alla solitudine dell’esilio nell’isola di Sant’Elena. Anche qui, in questo piccolo fazzoletto di terra, dove consumava l’ozio forzato, non era capace di arrivare puntuale a tavola, nella sala da pranzo di Villa Longwood, domicilio assegnatogli dagli inglesi. Chandelier, l’ultimo cuoco che lo aveva accompagnato in questa sua ultima desolata residenza, aveva l’ordine, quando non c’erano ospiti, di preparargli la zuppa del soldato, una specie di rancio, fatto con brodo, pane e verdure. Il 5 maggio 1821, con questo antico, familiare sapore, riannodando i fili delle sue memorie e delle sue passioni, mormormorando “À la tête de l’armée“, si spense tra i tormenti di un grande dolore fisico, sicuramente non minore di quello dell’anima.
Paul delaroche-napoleone abdica a fontainebleau 1843
Ricetta: Pollo alla Marengo
Ingredienti per 6 persone: un pollo di circa 1kg, 4 pomodori, 2 spicchi d’aglio, 1 cipollina bianca, 1 bicchiere di vino bianco, brodo di carne, 18 gamberi di fiume, 4 cucchiai di olio d’oliva, 12 crostini di pane, 6 uova, sale e pepe, prezzemolo tritato per guarnire.
Dividere il pollo in pezzi, lavarli e asciugarli. Metterli in una padella con olio bollente, salare e pepare e far rosolare a fuoco vivace. Togliere i pezzi quando sono ben imbionditi e cotti. Scolare l’olio, aggiungere pomodori pelati e senza semi, vino bianco, l’aglio schiacciato e la cipollina affettata sottile. Far ridurre la salsa, aggiungere un mestolo di brodo di carne. Rimettere nella padella I pezzi del pollo, far cuocere il tutto per 5 minuti. Disporre il pollo nel piatto da portata contornato dai crostini di pane fritto, i gaberi scottati nel vino bianco e le uova fritte. Guarnire con il prezzemolo tritato.

Didascalie immagini

  1. Jean Auguste Dominique Ingres, Napoleone Imperatore dei francesi (fonte)
  2. Napoleone Bonaparte, rielaborazione del ritratto di Jacques-Louis David
  3. Paul Delaroche, Napoleone abdica a Fontainebleau, 1840 (fonte)

In copertina:
Napoleone Bonaparte, rielaborazione del ritratto di Jacques-Louis David
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