È la prima volta che nell’edificio di Punta della Dogana a Venezia un artista viene accolto nel ruolo di curatore, infatti Danh Vo in collaborazione con Caroline Bourgeois, ha dato vita ad un progetto espositivo inedito: “Slip of the Tongue”, un percorso all’interno degli spazi che si estendono nel lungo triangolo fra le rive del Canal Grande e del Canale della Giudecca, in cui vivono una selezione di opere contemporanee appartenenti alla collezione Pinault oltre alle opere storiche, provenienti da istituzioni veneziane come le Gallerie dell’Accademia e l’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, in un gioco di contrapposizioni tra antico e moderno.
Curioso è il titolo di questa collettiva “Slip of the Tongue”, che tradotto significa “lapsus” ed è dall’opera omonima dell’artista Nairy Baghramian (1971) con cui Danh Vo intrattiene una conversazione attiva e di cui sono presenti in mostra tre installazioni: perché l’esposizione disegna anche una mappatura dell’amicizia. Spiega Vo: “Ho sempre amato quel titolo e ho pensato che fosse un buon punto di partenza, perché penso che la buona arte sia una specie di svista, è dire qualcosa che non dovresti dire. E’ l’origine della rottura di ogni convenzione, e penso che sia una cosa che l’arte deve fare.”
La mostra si sviluppa attraverso un percorso che suggerisce un dialogo tra il lavoro dell’artista Vietnamita e le opere scelte dei 39 artisti provenienti dalle varie istituzioni, suggerisce un’esperienza quasi personale.
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Il punto focale, se così si può definire, della mostra è costituito da due composizioni straordinarie dell’artista americana Nancy Spero (1926-2010): “Codex Artaud” (1971-1972), trentaquattro fragili rotoli composti di strisce di carta, che raccolgono una forma ibrida di scrittura-disegno-pittura e che possono essere letti come un’at¬tività di “ripristino”, da parte dell’artista americana, del furore e della frustrazione che lo scrittore francese Antonin Artaud ha posto alla base del suo linguaggio incandescente. “Cri du Coeur” (2004), ultima installazione monumentale dell’artista, esprime il dolore intimo del cordoglio, “adattato”, vale a dire indirizzato, alle migliaia di persone colpite nello stesso momento dai disastri bellici e ambientali, anonimi con cui Nancy Spero crea un legame.
L’articolarsi tra la dimensione interpersonale della relazione e la sua dimensione sociale informa anche sui progetti di curatela precedentemente condotti da Danh Vo, che riguardano artisti che non necessariamente ha conosciuto, come Felix Gonzalez-Torres (2009, Centre d’Art Contemporain Wiels, Bruxelles), Martin Wong (2013, Solomon R. Guggenheim Museum, New York) o l’amica Ju-lie Ault (2013, Artists Space, New York).
Questa esposizione porta a riflettere e soprattutto ad immaginare come l’attività dell’artista possa essere espressa in una dimensione dimensione di cura – di salvaguardia, di violenza perpetrata sugli oggetti e di “riparazione” più che di interpretazione – che sembra appartene¬re a ognuno degli oggetti che compongono l’esposizione “Slip of the Tongue”.
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Danh Vo, nato in Vietnam nel 1975, si trasferisce in Danimarca con tutta la sua famiglia all’età di quattro anni, dove studia all’Accademia Reale di Belle Arti di Danimarca (Copenhagen) e alla Städelschule di Francoforte. Sin dagli esordi sviluppa una ricerca che si inscrive nel registro della fragilità e della mutabilità in un’esperienza di vita che ritroviamo in tutti i sui lavori artistici concepiti spesso alla luce della sua storia personale.  E’ un artista attaccato alla memoria, ai ricordi che esprime in un collezionismo meticoloso di fotografie, frammenti che hanno certamente la forza di una testimonianza. I suoi progetti sono per la gran parte incentrati sulla vita privata, sui desideri, ma anche sui paradossi della società occidentale.
Danh Vo si è distinto in breve tempo nel panorama artistico internazionale per il linguaggio con cui affronta i grandi temi della Storia – come il colonialismo, l’imperialismo economico e culturale, il rapporto tra Occidente e Oriente, la guerra – da un punto di vista molto personale. Il suo lavoro mescola racconti autobiografici a fatti storici, rompendo il confine tra Storia e storie, tra l’espe¬rienza individuale e gli eventi mondiali.
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Il suo lavoro analizza anche la maniera in cui idee e oggetti della vita contemporanea sono strettamente connessi, e sono stati plasmati con il passare del tempo da contatti intercultu¬rali, commerciali, scambi e (contro)sensi storici. Attualmente vive e lavora a Città del Messico.
Le opere di Vo sono state presentate nelle più prestigiosi spazi museali internazionali: Fundación Jumex Arte Contemporáneo, Mexico (2014-2015); Solomon R. Guggenheim Museum, New York (2013); Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris (2013); Kunsthaus Bregenz, Austria (2012); National Gallery of Denmark, Copenhagen (2012, 2010); Kunsthalle Basel, Svizzera (2009); MoMA, New York (2009). Danh Vo ha anche partecipato alle Biennali di Shanghai, nel 2012 e di Venezia, nel 2013. Nel 2015 rappresenterà la Danimarca alla 56esima Biennale di Venezia “Slip of the Tongue”.
In “Slip of the Tongue”, Vo si interroga in maniera etica ed etimologica su cosa significhi essere un curatore: la maggior parte delle opere in mostra sembrano essere sopravvissute grazie ad uno stato di grazia di conservazione che gli ha permesso di essere presenti in questo spazio in cui Vo colloca con un senso misurato e bilanciato per esaltarne le qualità senza mai perdere di vista l’importanza del dialogo che si instaura i suoi stessi lavori artistici.
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In mostra incontriamo le opere di grandi artisti del passato e contemporanei come: Leonor Antunes, Julie Ault, Nairy Baghramian, Giovanni Bellini, Constantin Brancusi, Marcel Broodthaers, Giovanni Buonconsiglio, detto il Marescalco, Jos De Gruyter & Harald Thys, Hubert Duprat, Elmgreen & Dragset, Luciano Fabro, Fischli & Weiss, Felix Gonzalez-Torres, Petrit Halilaj, David Hammons, Roni Horn, Peter Hujar, Tetsumi Kudo, Bertrand Lavier, Zoe Leonard, Francesco Lo Savio, Lee Lozano, Robert Manson, Piero Manzoni, Sadamasa Motonaga, Jean-Luc Moulène, Henrik Olesen, Pablo Picasso, Sigmar Polke, Carol Rama, Charles Ray, Auguste Rodin, Cameron Rowland, Carlo Scarpa, Andres Serrano, Nancy Spero, Sturtevant, Alina Szapocznikow, Paul Thek, Danh Vo, David Wojnarowicz, Martin Wong, Anonimo. Abruzzo, XIII secolo, Anonimo.
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L’esposizione “Slip of the Tongue” trova una risonanza particolare a Venezia, città crocevia fra tra-dizione e modernità, la cui storia è sempre stata in bilico fra divisione e comunione. Questa ri¬sonanza viene accentuata dalla scelta di Danh Vo di proporre, lungo il percorso espositivo, un dialogo tra lavori contemporanei e opere antiche provenienti dall’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini e dalle Gallerie dell’Accademia. Questi prestiti si iscrivono nel rapporto di collaborazioni e sviluppo di sinergie, iniziato dal 2014, che unisce Palazzo Grassi – Punta della Do-gana alle due istituzioni veneziane. Essi sono inoltre il risultato di un dialogo fruttuoso tra l’artista Danh Vo e Luca Massimo Barbero della Fondazione Giorgio Cini e Giulio Manieri Elia delle Gallerie dell’Accademia. L’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini presterà al progetto “Slip of the Tongue” al¬cune preziose miniature appartenenti alla sua ricca collezione, tutte datate tra il XIII e il XV secolo.
La Fondazione Cini possiede infatti una delle più importanti raccolte di pagine e iniziali miniate staccate del periodo compreso tra il XI e il XVI secolo che include le principali scuole regionali ita-liane di miniatura e alcuni dei più importanti miniatori del tardo Duecento e del primo Cinquecen¬to.
Le Gallerie dell’Accademia – che ospitano la più ricca collezione di dipinti veneziani e veneti, dal Trecento bizantino e gotico al Settecento passando attraverso i grandi Maestri del Cinquecento (Tiziano, Veronese, Tintoretto) – hanno prestato un’opera di Giovanni Bellini, pittore veneziano tra i più noti del Rinascimento, un dipinto di Giovanni Buonconsiglio, detto il Marescalco, e un fram-mento della Scuola di Tiziano.
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Il catalogo della mostra “Slip of the Tongue” è pubblicato da Marsilio Editori, contiene dei testi di Caroline Bourgeois e Patricia Falguières e un’ampia selezione di vedute di installazione realizzate a Punta della Dogana insieme a delle immagini di archivio. Il catalogo sarà in un’unica edi¬zione trilingue (italiano, inglese, francese).

Didascalie immagini

  1. Felix Gonzalez-Torres, Untitled (Blood), 1992. Courtesy Andrea Rosen Gallery, New York
    foto: Peter Muscato
    (© The Felix Gonzalez-Torres Foundation)
  2. Bertrand Lavier, Gabriel Gaveau, 1981. Pinault Collection
    foto: André Morin
    (© Bertrand Lavier, by SIAE 2015)
  3. Francesco Lo Savio, Filtro a rete, 1962. Installation view at Punta della Dogana 2009 (© Palazzo Grassi, ORCH orsenigo_chemollo)
  4. Spero_5, Nancy Spero, All writing is pigshit, 1970
    foto: Fabrice Gibert
    (© The Nancy Spero and Leon Golub Foundation for the Arts. Licensed by SIAE 2015 / Courtesy Galerie Lelong)
  5. Vo_1, Danh Vo, Beauty Queen, 2013. Pinault Collection
    foto: Charlotte du Genestoux
  6. Martin Wong, Untitled (with brick in brick), 1988 (Courtesy Galerie Buchloz, Berlin/Cologne. Pinault Collection)

In copertina:
Spero_4, Nancy Spero, Cri du Coeeur, 2005. Installation view: Galerie Lelong, New York, 2005
foto: David Reynolds [particolare]
(© The Estate of Nancy Spero Licensed by SIAE 2015 / Courtesy Galerie Lelong, New York)

Catalogo edito da Marsilio Editori

Dove e quando

Evento: Slip of the Tongue
  • Fino al: – 31 December, 2015
  • Sito web