Ideale proseguimento della mostra Dai Visconti agli Sforza della quale abbiamo già parlato, è l’altra esposizione che Palazzo Reale di Milano dedicata fino al 19 luglio a Leonardo.
Inaugurata il giorno in cui ricorreva il compleanno dell’artista, la mostra Leonardo 1452-1519. Il disegno del mondo è la più grande mai dedicata nel nostro Paese al maestro di Vinci. Essa vanta prestiti di molte opere “once in a lifetime” che si ha modo di vedere una volta sola nella vita, appunto, essendo per lo più preziosi fogli che torneranno presto a riposare nei cassetti che li custodiscono preservandoli dalla luce.
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Sono 200 tra dipinti, disegni, fogli, di cui 38 carte del Codice Atlantico prestate dalla Biblioteca Ambrosiana assieme al Ritratto di musico, mentre altre 30 provengono dalla collezione della Regina Elisabetta II, senza contare quelle degli Uffizi, del Metropolitan di New York, della Biblioteca Reale di Torino, del British Museum di Londra, della Morgan Library di New York e dalla Fondazione Custodia di Parigi.
Ad accompagnare il ricco materiale grafico, assieme alle opere d’importanti artisti rinascimentali che permettono di ricostruire il contesto in cui Leonardo lavora -emozionante trovarsi a tu per tu con lo Studio prospettico di un “mazzocchio” attribuito a Paolo Uccello- vi sono inoltre sette dipinti di mano dell’artista. Oltre al già citato musico si continua con il San Gerolamo della Pinacoteca Vaticana, la Madonna Dreyfus della National Gallery of Art di Washington, la Scapiliata della Galleria Nazionale di Parma, mentre dal Museo del Louvre arrivano la Belle Ferronière, la piccola Annunciazione, il San Giovanni Battista.
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L’intento dei curatori Pietro C. Marani e Maria Teresa Fiorio è quello di promuovere, tramite 12 sezione tematiche e non prettamente cronologiche, una lettura trasversale dell’opera di Leonardo evitando la retorica celebrativa.
Tra il disegno di paesaggio degli Uffizi datato al 5 agosto 1473, prima testimonianza grafica dell’artista, e un foglio tardo della serie dei “diluvi” conservato a Windsor del 1517-1518 circa, è compresa la mostra e il radicale cambiamento nella concezione leonardesca della natura che, da visione totalmente fiduciosa, diviene un marasma catastrofico in cui l’uomo non ha più il controllo degli elementi naturali.
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La natura appunto, centro focale dei multiformi interessi leonardeschi.
Come sottolineano i curatori, il punto di partenza del suo operato è proprio dettato dall’identità fra arte e scienza, l’importanza assegnata alla pittura come “sola imitatrice de tutte l’opere evidenti in natura”, e ancora descritta come “scienzia e legittima figliola di natura”.
Un rapporto inscindibile, questo, che fa dell’occhio e del disegno gli strumenti essenziali per scoprire i fenomeni del mondo, in un’ottica in cui la conoscenza si basa sullo studio diretto e sull’osservazione. “Nessun effetto è in natura senza ragione. Intendi la ragione e non ti bisogna sperienza” sono le stesse parole di Leonardo a descriverci la sua visione del mondo, e l’idea che il pittore non debba imitare le opere dei maestri (le “fatte pitture”) bensì la natura che è “maestra de’ maestri”.
Più ancora che le presunte “scoperte” leonardesche, ciò che è rivoluzionario è pertanto l’atteggiamento mentale radicalmente moderno, esaltato dal ruolo assegnato al disegno inteso come “operazione mentale”, chiave d’accesso alla conoscenza e strumento per registrare ciò che l’occhio e la mente osservano.
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L’eclettica curiosità leonardesca rivolta a eterogenei ambiti del sapere è qualcosa che il giovane Leonardo odora sin da giovane nella bottega del poliedrico maestro Verrocchio. Egli è colui che lo avvia alla conoscenza di diverse pratiche artistiche, dalla pittura all’oreficeria alla scultura, incoraggiandolo a una visione analitica, oggettiva della natura e delle cose, sorretta dalla conoscenza della geometria, della matematica e della prospettiva. Conoscenze queste che Leonardo non abbandonerà mai e che utilizzerà come supporti interscambiabili tra ambiti di ragionamento diversi, lo dimostra ad esempio la stretta analogia che pone tra studio architettonico e studio anatomico.
La giusta intuizione d’accostare in mostra la Belle Ferronnière alla Dama col mazzolino del Verrocchio permette di valutare quanto sia poi stata assimilata da Leonardo la visione tridimensionale acquisita negli anni della formazione.
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Pur fondando le proprio conoscenze sull’osservazione diretta dei fenomeni naturali, Leonardo non si esime da una stretta conoscenza degli antichi. Del resto i primi contatti con l’arte classica risalivano ai tempi della  frequentazione del Giardino di San Marco a Firenze, il cosiddetto Orto dei Medici in cui Lorenzo il Magnifico aveva radunato una serie di sculture antiche che i giovani artisti fiorentini, sotto la guida dei maestri anziani, avevano il compito di studiare e di copiare.
Per citare alcuni prolifici temi antichi ravvisabili nell’opera leonardesca, in mostra s’indagano ad esempio la questione del profilo classico, o quella ampiamente documentata della statua equestre.
Eccezionale è stato poi il prestito dell’Uomo vitruviano che non aveva mai lasciato prima d’ora le Gallerie dell’Accademia di Venezia, punto di partenza per lo studio delle proporzioni umane e testimonianza di un profondo dialogo intrapreso con una delle più importanti fonti sulle teorie classiche dell’arte e dell’architettura: Vitruvio appunto.
Parlando di Leonardo non è possibile esimersi dal mostrare i suoi studi di anatomia, ma anche quelli di fisiognomica, peculiari della sua capacità di di rivelare attraverso i gesti e le attitudini dei personaggi “il moto della mente loro”, poi concretizzata nella più grandiosa rappresentazione dei “moti mentali”: il Cenacolo.
Leonardo studio
Le molte carte di studi meccanici, avviati solo dopo aver assimilato i princìpi fondamentali e i teoremi rigorosi della meccanica antica e medievale, trovano poi supporto in mostra tramite l’esposizione di due modelli prestati dal Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci.
Una sezione specifica è dedicata ai progetti utopistici come lo studio del volo o della possibilità di poter camminare sui fondali marini, idee che trovano fondamento in un substrato culturale che le andava precocemente indagando come dimostra l’anonimo senese del XV secolo che, nel manoscritto conservato alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze Disegni d’ingegneria civile e militare, illustra attorno alla metà del secolo un finissimo palombaro.
Leonardo da vinci madonna col bambino madonna dreyfus
L’esposizione coprodotta da Comune di Milano e SKIRA, con il sostegno di Bank of America Merrill Lynch, è accompagnata da un poderoso catalogo che raccoglie i saggi dei principali esperti in materia.
Gli spunti e i temi d’approfondimento sull’arte leonardesca sono tali da rendere questa mostra un’occasione da cogliere.

Didascalie immagini

  1. Leonardo da Vinci, Testa di donna, detta “La Scapiliata” (1504-1508 circa),
    terra ombra e ambra inverdita lumeggiata di biacca su tavola di pioppo, 24,7 ✕ 21 cm, Parma, Galleria Nazionale
  2. Leonardo da Vinci, Paesaggio (5 agosto 1473),
    penna e inchiostro ferrogallico di due diverse tonalità su carta, 196✕287 mm, Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi
  3. Leonardo da Vinci (e Lorenzo di Credi?), Annunciazione (1478-1480 circa),
    olio su tavola di pioppo, 16 ✕ 60 cm, Parigi, Musée du Louvre, Département des Peintures, già in Collezione Campana, Roma, entrato al Louvre nel 1863
  4. Leonardo da Vinci, Ritratto di dama (La Belle Ferronnière o “Presunto ritratto di Lucrezia Crivelli”) (1493-1495 circa),
    olio su tavola di noce, 63 ✕ 45 cm, Parigi, Musée du Louvre, Département des Peintures, Collezione dell’Imperatore Francesco I
  5. Leonardo da Vinci, Ritratto di dama (La Belle Ferronnière o “Presunto ritratto di Lucrezia Crivelli”) (1493-1495 circa),
    punta metallica, penna e inchiostro, tocchi di acquerello su carta bianca, 344 ✕ 245 mm, Venezia, Gallerie dell’Accademia, Gabinetto dei Disegni e Stampe
  6. Leonardo da Vinci, Scenario architettonico e rissa di cavalieri (studio prospettico per l’Adorazione dei Magi) (1481 circa), penna e inchiostro ferrogallico, pennello e inchiostro ferrogallico diluito,
    tracce di punta metallica, lumeggiature a biacca (carbonato basico di piombo) parzialmente ossidata, stilo e compasso su carta preparata color bruno chiaro, 164 ✕ 290 mm, Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi
  7. Leonardo da Vinci, Madonna col Bambino (Madonna della melagrana o Madonna Dreyfus) (1469-1470 circa),
    olio su tavola di pioppo, 16,5 ✕ 13,4 cm, Washington, D.C., National Gallery of Art, Samuel H. Kress Collection

In copertina:
Leonardo da Vinci, Scenario architettonico e rissa di cavalieri (studio prospettico per l’Adorazione dei Magi) (1481 circa), penna e inchiostro ferrogallico, pennello e inchiostro ferrogallico diluito,
tracce di punta metallica, lumeggiature a biacca (carbonato basico di piombo) parzialmente ossidata, stilo e compasso su carta preparata color bruno chiaro, 164 ✕ 290 mm, Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi (particolare)

Dove e quando

Evento: Leonardo 1452-1519. Il disegno del mondo