“La pagina si riempie di acuminate punte d’Amore
e lì soltanto la vita mi risponde.”
Andrea, adolescente rimasto improvvisamente solo con un dolore davvero troppo grande per la sua giovane età, sprofonda nella deriva di un viaggio catartico alla ricerca dell’annullamento totale, in una spinta all’autodistruzione alimentata dall’impossibilità di riaffiorare dalle cupe acque di un lutto senza risarcimento, incapace di vincere quel tormento paralizzante che lo avvinghia e trascina sempre più giù: “Dopo che a casa mia era arrivata la Morte ogni pensiero diventava difficile.”
In fuga come un animale braccato in attesa della fine, il ragazzo si abbandona ad alcool, droghe, psicofarmaci e sesso a pagamento per anestetizzare una sofferenza difficile da metabolizzare, cercando una via d’uscita da questo mondo in contrasto con la resistenza naturale che il vigore della sua fibra gli oppone: “Qualcosa di me era me. Andava avanti. Senza sapere cosa fosse.”

Crudo nella sua brutale poesia il nuovo film di Renato De Maria La vita oscena restituisce sullo schermo le parole contundenti dell’omonimo romanzo in gran parte autobiografico scritto da Aldo Nove, utilizzando una forma narrativa che, ridotti praticamente a zero i dialoghi, fa largo uso del monologo interiore del personaggio con ampi stralci tratti direttamente dal testo originale, a dare forma concreta all’isolamento del suo protagonista.
Il risultato è un’opera immune dall’irritante verbosità che solitamente accompagna l’abuso di una voce narrante, talmente rivoluzionaria sul piano del linguaggio cinematografico che sarebbero necessarie parole vergini per renderne adeguatamente la portata innovativa.

Metafore visive come la colazione sospesa in aria o i corpi congelati in un telo di cellophane, disturbi audio e amplificazioni sonore, accelerazioni repentine e rallentamenti lisergici, ogni elemento contribuisce alla creazione di un lessico narrativo inusuale, efficace nel trasmettere in modo adeguato la visione tutta interiore di un’anima precipitata nell’abisso e la discrasia nella percezione del mondo circostante, che continua comunque a splendere indifferente di una bellezza invisibile alla sofferenza.
La vita oscena è una visione cinematograficamente appagante sotto ogni punto di vista per la bellezza dei singoli elementi, dalla fotografia di Daniele Ciprì all’ipnotica colonna sonora dei DeProducers, dalla fluidità del montaggio firmato Letizia Caudullo e Jacopo Quadri alla presenza scenica degli interpreti, amalgamati in un’opera che nonostante la durezza del tema affrontato riesce a trasmettere leggerezza.

Il protagonista Clément Métayer, lanciato da Olivier Assayas con il suo struggente ritratto di una generazione in Qualcosa nell’aria, sostiene gran parte del film stando praticamente sullo schermo per tutto il tempo.
Scelto da Renato De Maria per un suo modo ancora adolescenziale di muoversi nel mondo, l’attore parigino ha portato un tocco importante al personaggio suggerendo di farlo muovere in skateboard anziché in taxi come la sceneggiatura prevedeva; virtuoso della ‘tavoletta’ il giovane ha regalato al film un frammento reale della sua infanzia da un Super 8 privato che appare nella parte conclusiva.
La voce narrante di Andrea è affidata all’interpretazione vocale dell’attore, regista e drammaturgo Fausto Paradivino.

Isabella Ferrari, moglie del regista Renato De Maria, considerando le difficoltà di tradurre il libro in immagini gli ha sempre detto: tu questo film non lo farai mai, ma nel caso voglio essere la madre di Andrea, così è lei a dare corpo e volto a questa figura materna di donna solare e mai ricattatoria, ferita dalla consapevolezza del dolore profondo che lascia inevitabilmente in eredità al proprio figlio.
Testimone diretta della fatica di portare a termine il film – già alla parola ‘oscena’ le banche si dileguavano senza autorizzare finanziamenti – l’attrice si è unita al progetto anche come produttore associato insieme a Riccardo Scamarcio.

La vita oscena è il prodotto di un cinema italiano indipendente ancora tutto da inventare, un film realizzato a basso costo in tempi ridotti e senza compromessi.
I produttori Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoni, insieme al regista Renato De Maria, hanno messo in campo tutta la loro passione coinvolgendo il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali che ha subito riconosciuto al progetto il suo valore e il coraggio d’intraprendere strade espressive poco battute.
Un’opera fuori dagli schemi che ha combattuto strenuamente per vedere la luce, una lotta impari contro un sistema produttivo/distributivo che in Italia continua a proporre sempre gli stessi film omologati, troppo spesso infarciti di luoghi comuni.

C’è voluto quasi un anno dalla presentazione nella sezione Orizzonti della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ma adesso grazie alla Bea Production il furore visionario de La vita oscena ha finalmente raggiunto gli schermi, a disposizione di un pubblico esigente che sa riconoscere la poesia scaturita da un’urgenza espressiva.
Didascalie immagini
- Locandina italiana
- Il viaggio verso l’autodistruzione di Andrea, Clément Métayer
- Frammenti visionari
- Iaia Forte regala al film un cameo nel ruolo di una prostituta / Eliana Damiano è la zia di Andrea / Duccio Camerini il sacerdote / Valentina Reggio è la escort Syssy
- Andrea sullo skateboard in fuga dal dolore
- Isabella Ferrari è Gianna, la madre di Andrea
- Il direttore della fotografia Daniele Ciprì con Clément Métayer alla conferenza stampa di Venezia 2014 / Il regista Renato De Maria sul set / Il regista con i suoi attori Clément Métayer e Isabella Ferrari al Festival di Venezia
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(© 2014 Film Vision / Lebowsky / Monochrome)
In copertina:
Clément Métayer è Andrea
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(© 2014 Film Vision / Lebowsky / Monochrome)