“Uomo veramente nuovo et di un altro tempo”: così ce lo descrive Tommaso da Celano nella sua Vita beati Francisci del 1228-28. Nato nel 1182 ad Assisi e morto alla Porziuncola nel 1226, San Francesco è stato sicuramente un grande rinnovatore per il Cristianesimo.

La sua forza rinnovatrice fu chiara sin dall’inizio a chi lo aveva conosciuto, e le sue nuove idee furono viste in maniera positiva, a dispetto di quello che era l’atteggiamento sospettoso verso le novità, tipico del periodo medievale.
Lo sguardo rivolto al mondo che lo circondava, l’amore per la natura in tutte le sue espressioni, la contemplazione dei fenomeni terrestri e delle sue creature: sono questi gli ingredienti che dalla predicazione si sono poi sviluppati nelle sue poesie, divenendo nuovo motore per le immagini dipinte di tanti pittori medievali.

E’ proprio questa arte che si può ammirare nella bella mostra allestita al Museo dell’Accademia di Firenze, all’ombra del marmo di Michelangelo, il celeberrimo Davide.
Organizzata in collaborazione con l’Ordine dei Frati Minori, e ideata scientificamente con la Commissio Sinica (Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani, Pontificia Università Antonianum di Roma), la mostra documenta con opere di alto livello qualitativo la produzione artistica di diretta provenienza
francescana (pittura, scultura, arti suntuarie) dal Duecento al Quattrocento, mettendo inoltre in risalto la straordinaria attività evangelizzatrice dei francescani in Asia, dalla Terra Santa alla Cina, evocata anche attraverso oggetti di eccezionale importanza storica e incomparabile suggestione: un esempio, il corno donato a Francesco dal Sultano d’Egitto al-Malik nel 1219 durante il loro incontro avvenuto a Damietta, in Egitto, solitamente conservato nella Cappella delle reliquie della basilica di San Francesco ad Assisi.
Sotto la curatela di Angelo Tartuferi e Francesco D’Arelli, la mostra prende il via dalla importante collezione di opere d’arte antica conservata alla Galleria dell’Accademia, di cui fa parte lo stupendo ciclo composto da una lunetta e 22 formelle quadrilobate, opera di Taddeo Gaddi, che formavano l’armadio delle reliquie della chiesa fiorentina di Santa Croce, con le immagini della vita di Cristo e di San Francesco, l’alter Christus.
Una delle 3 formelle conservata all’estero è arrivata dall’ Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, segnatamente quella con la Prova del fuoco davanti al sultano, che sarà riunita per la prima volta al complesso di provenienza.
La sala che da sempre ospita queste tavole è stata trasformata per l’occasione in un piccolo simulacro della chiesa di Santa Croce, insieme con il capolavoro di Coppo di Marcovaldo per l’altare della cappella Bardi, un affresco staccato di Pietro Nelli e il dipinto di Domenico di Michelino con San Bonaventura, oltre al busto reliquiario della Beata Umiliana dei Cerchi: una esperienza incredibilmente toccante anche per il sapiente posizionamento delle luci.
I capolavori presenti in mostra sono presenti non solo per le loro tematiche francescane ma anche perché committenze legate all’ordine stesso, ai conventi ed alle chiese da loro fondati o da fedeli particolarmente devoti al santo di Assisi od ai suoi più vicini seguaci, come Santa Chiara o San Bernardino.

<<La predisposizione spiccata a restituire in pittura gl’innumerevoli dati suggeriti, appunto, dalla contemplazione convinta e spontanea non soltanto della natura, ma anche degli aspetti più minuti della realtà quotidiana dell’uomo, può in effetti essere assunta a nostro avviso tra i connotati più “veri” e costitutivi di una possibile “arte francescana”, perfino in misura maggiore rispetto all’osservanza più o meno puntuale dei singoli elementi dell’iconografia.>> Questo l’assunto chiarito nel suo saggio dal Tartuferi, che ha guidato nella scelta delle opere da mostrare, che permettono inoltre di verificare, attraverso i modi espressivi utilizzati, i cambiamenti intervenuti nell’Ordine francescano.
Già a pochi anni dalla scomparsa di San Francesco, è avvenuto uno scontro ideologico interno all’Ordine e che ha visto contrapposti i cosiddetti Conventuali agli Spirituali; da qui deriva il diverso modo di rappresentare il poverello d’Assisi con la barba o senza, dove quest’ultima versione appare la preferita ai banchieri, agli uomini politici importanti, divenendo una delle operazioni di marketing ante litteram più importanti.

E’ così che infatti ce lo rappresenta Giotto nella cappella Peruzzi in Santa Croce! Il volto emaciato con la barba ispida e nera, la pelle scura, è invece l’immagine che troviamo nelle opere di uno degli artisti più importanti dell’arte francescana, Giunta di Capitino, artista pisano attivo almeno fino al 1265, primo pittore ufficiale dell’Ordine francescano, che ha ricoperto il ruolo d’interprete della spiritualità francescana che poi sarà assolto da Cimabue e Giotto.
I suoi dipinti sono pannelli didattici pensati per i fedeli, come il San Francesco fra due angeli e sei miracoli, a sottolineare le capacità taumaturgiche di Francesco. Il Santo esprime un forte pathos attraverso i solchi del volto e lo sguardo profondo, affiancato da un angelo a destra realizzato con grande espressività e libertà di segno.
Tutta la prima sezione dedicata all’arte più antica è ricca di opere importanti, non solo di Giunta ma anche di Coppo di Marcovaldo, Margarito d’Arezzo o Gilio di Pietro, e Cimabue, con la sua celeberrima immagine-ritratto del Serafico, realizzata nel 1280 circa e conservata alla Porziuncola.
Si tratta probabilmente del primo ritratto realistico ed umanizzato che venne realizzato, tanto distante da molte altre immagini che già erano state realizzate: un mite sguardo che ci pervade, proveniente da un piccolo corpo reso realisticamente da sapienti tocchi di luce e accenti realistici, come i capelli che ricrescono dalla tonsura.

Fra i capolavori d’arte ispirati dall’impulso di Francesco specialmente in ambito italiano, nel corso della prima metà del Trecento, si possono ammirare, oltre alle stupende tavolette di Taddeo Gaddi già menzionate, le opere del cosiddetto Maestro di Figline, elegante artista della pala conservata nella Collegiata di Santa Maria Assunta del paese dal quale deriva il suo nome, uno dei più belli dipinti nel Trecento italiano; realizzata intorno al 1320, può qui essere ammirata più agevolmente rispetto al luogo d’origine, e dove si ammira in primo piano un San Ludovico che schiaccia con il piede la corona, in segno di spregio verso il potere e gli onori mondani, iconografia non comune.

Fra le opere del Quattrocento si trova anche un’opera del veneziano Zanino di Pietro, pittore tardogotico dal linguaggio solitamente frivolo, ma che in questo trittico dimostra intensità spirituale. Fu realizzata per l’altare principale della chiesa dell’eremo francescano di Fonte Colombo, uno dei centri religiosi della Valle Santa reatina insieme a Greccio, Poggio Bustone e la Foresta, tappe del cosiddetto cammino di Francesco, percorso più volte dal Santo durante le sue peregrinazioni.
Lo scomparto centrale, con una affollata crocifissione, ha chiari accenti ispirati all’arte di Gentile da Fabriano; gli sportelli laterali, però, con San Francesco accompagnato da Santa Elisabetta d’Ungheria, Santa Chiara e poi San Ludovico, Sant’Antonio da Padova e il Beato Gherardo Mecatti da Villamagna, sono dedicati alla spiritualità francescana. I volti sono intensi, le pose variate e plastiche. A sportelli chiusi, si possono osservare quattro episodi della vita di Francesco dipinti a monocromo verde, in due registri sovrapposti, dal tono solenne ed austero.

Molte delle opere presenti in mostra hanno beneficiato di interventi di restauro prima di arrivare a Firenze, che ha ovviamente portato a riletture critiche di molti capolavori del XV secolo. Così per Antoniazzo Romano, sia per la tavola che rappresenta Sant’Antonio da Padova, che ha subito un restauro del supporto ligneo, che per il San Francesco che riceve le stimmate, incredibile dipinto naturalistico sia nel volto del santo che nei dettagli delle ali del Crocifisso per poi perdersi a raccontare i dettagli della roccia su cui poggia i piedi, ricoperto di piccole piante fiorite, allusione del monte della Verna dove ebbe luogo l’evento. Il restauro ha aperto nuove proposte di collocazione e di datazione che verranno studiate dagli esperti in futuro.
Con l’opera di Bartolomeo della Gatta troviamo un’altra versione di San Francesco che riceve le stimmate, in un paesaggio più aperto, con la presenza di frate Leone sorpreso dal prodigio dell’apparizione di Cristo. Il paesaggio è insieme al Santo protagonista dell’opera, inondato di luce che tutto rischiara ed illumina, donando preziosi effetti di brillantezza: la pittura fiamminga amata dall’artista armonizzata con la sua sapiente arte da miniatore, imprimono a questo capolavoro una spiritualità delicata.

Molto importante e ricco di capolavori si presenta anche il versante della scultura di origine francescana, che annovera personalità del calibro di Nicola Pisano, Nino Pisano, Domenico di Niccolò dei Cori e Andrea Della Robbia.
Fra le cosiddette arti minori sono presenti oggetti di altissimo livello, con alcuni eccezionali vetri dipinti e graffiti e una selezione di manoscritti miniati di eccezionale importanza.
Figura di spicco nella storia religiosa dell’umanità, come i suoi contemporanei avevano compreso per la portata innovativa di San Francesco, così gli artisti, attraverso i secoli, hanno veicolato le sue parole e le sue azioni attraverso le loro opere, riuscendo a raggiungere il cuore e la mente delle genti al di là dei confini spazio temporali: la parola di San Francesco unita al linguaggio universale dell’arte ha fatto il resto.
Didascalie immagini
- Giunta di Capitino (Pisa, fine del XII secolo – doc. ancora nel 1265), San Francesco fra due angeli e sei miracoli, 1230-1235, Tavola, Pisa, Museo Nazionale di San Matteo
- Maestro dei Crocifissi Francescani (Umbria ed Emilia Romagna, terzo quarto del XIII secolo), Crocifisso dipinto, 1255-1260 circa, Tavola, Faenza, Pinacoteca Comunale
- Cimabue (Cenni di Pepo detto, Firenze, doc. dal 1272 al 1301), San Francesco, 1280 circa, Tavola, Assisi, Museo della Porziuncola
- Zanino di Pietro (doc. a Bologna e Venezia tra 1389 e 1437), Crocifissione – Sei santi francescani (negli sportelli) e Quattro storie di san Francesco (nel verso degli sportelli), 1410 circa,Tavole,Rieti, Museo Civico
- Plasticatore fiorentino (attivo nella prima metà del Quattrocento), San Francesco riceve le stimmate tra san Giovanni Battista e santa Maria Egiziaca, 1430 circa, Rilievo in terracotta policroma, Sargiano, chiesa di San Giovanni Battista
- Pittore Napoletano (attivo nel terzo quarto del Quattrocento), San Bernardino da Siena, 1465-1475 circa, Tavola , Roma, Monastero di Santa Chiara in via Vitellia, Sala Capitolare
- Bartolomeo della Gatta (Piero di Antonio Dei detto, Firenze, 1448 – Arezzo, 1502), San Francesco riceve le stimmate, 1486-1487, Tavola, Castiglion Fiorentino, Pinacoteca Comunale
- Coppo di Marcovaldo (Firenze, 1225 circa – doc. ancora nel 1276), San Francesco e venti storie della sua vita, 1245-1250, Tavola, Firenze, Santa Croce, Cappella Bardi
- Maestro della Bibbia di Gerona e Maestro della Bibbia di Modena (Bologna, ultimo quarto del XIII secolo), Graduale del Proprio e Comune dei santi, Secolo XIII (1280-1290), Membranaceo, Bologna, Museo Civico Medievale
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In copertina:
Bartolomeo della Gatta (Piero di Antonio Dei detto, Firenze, 1448 – Arezzo, 1502), San Francesco riceve le stimmate, 1486-1487, Tavola, Castiglion Fiorentino, Pinacoteca Comunale
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PROROGATA AL 10 NOVEMBRE 2015
Dove e quando
Evento: L’arte di Francesco Capolavori d’arte italiana e terre d’Asia dal XIII al XV secolo
- Fino al: – 10 November, 2015
- Sito web