“Ho sempre pensato che il fine dell’arte fosse cam¬biare la vita. Ma oggi l’importante, mi sembra, è cambiare ciò che ci circonda a ogni livello dei rap¬porti umani. C’è chi pensa che la vita debba essere copiata. Altri sanno che va inventata. Rimbaud non si cita, si vive”
Martial Raysse

Come vi avevo anticipato (http://www.artearti.net/magazine/articolo/due-imperdibili-mostre-in-programma-dal-12-aprile-a-palazzo-grassi-e-punta-/), Palazzo Grassi quest’anno inaugura la sua stagione espositiva con una mostra imperdibile, in contemporanea con la collettiva “Slip of the Tongue” a Punta della Dogana.

La grande mostra monografica rende omaggio a Martial Raysse e a più di sessanta anni di carriera di uno dei più grandi artisti contemporanei viventi francesi.
Martial Raysse, a settantanove anni è tra gli artisti più richiesti del mercato, seppur per circa venti anni questo stesso mercato dell’arte si era praticamente dimenticato delle sue opere; nonostante ciò Raysse non ha mai smesso di proseguire la sua ricerca linguistica, all’inseguimento della perfezione poetica. Celebre è la sua affermazione secondo la quale il ruolo sociale del pittore è “mostrare la bellezza del mondo per incitare gli uomini a proteggerlo”.
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Martial Raysse (Golfe-Juan 1936), è stato tra i fondatori del Nouveau Réalisme, iniseme a Y. Kleine César e Armand e Jean Tinguely. Legato sin dagli esordi alla Pop Art si è lasciato trasportare dall’estetica industriale e dagli oggetti di uso quotidiano che ha assemblato insieme a materiali diversi come il plexiglass, specchi, accessori da toilette, neon ed elementi pubblicitari. E’ del 1970 il lungometraggio “Le grand de part” dove Raysse racconta la sua idea sugli avvenimenti del Sessantotto. Noto al livello internazionale, ha tenuto personali in Europa e negli Stati Uniti, dal 1962 al 1966 rappresenta la Francia alla Biennale di Venezia, dove ritornerà nell’82. Nel 1992-93 gli è stata dedicata un’ampia antologia al Jeu de Paume parigino.
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A Palazzo Grassi è possibile ammirare la celebre istallazione “Raysse Beach” del 1962, icona indimenticabile dell’arte Pop e di un mondo in piena fase di decollo. All’età di venticinque anni Raysse fu invitato da Pontus Hultén a partecipare alla mostra “Dylaby” presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam, con Rauschenberg, Spoerri, Niki de Saint Phalle, Per Olof Ultvedt e Tinguely. Agli artisti Hultén chiese di presentare un’opera interattiva e immersiva, un’opera con la quale il pubblico potesse interagire. Per la sua sala Raysse creò un vero e proprio ambiente balneare: fotografie di bagnanti, lumeggia¬te con colori vivaci, attorno a una piscina in cui erano sistemati papere gonfiabili, boe, giocattoli di plastica, asciugamani, occhiali e cappelli da spiaggia, un juke-box. Questa installazione, spensierata e gioiosa, rappresenta una sorta di idillio della società dei consumi: un paradiso artificiale sul quale regna sovrano un ottimismo trionfante.
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Cinquant’anni esatti più tardi, realizza “Ici Plage, comme ici-bas” (2012), un dipinto dalle dimensioni insolite, misura tre metri di altezza per nove di larghezza, che ricorda l’istallazione ma in cui l’artista non celebra l’apoteosi di una società felice e ottimista come avviene in “Raysse Beach”, al contrario qui l’umanità dipinta con colori acidi e vivi sembra danzare disinvolta sull’orlo dell’abisso. In quest’opera confluiscono i tre generi tradizionali che da almeno trent’anni Raysse pratica quotidianamente: il ritratto, il paesaggio e la pittura di storia. Questi diversi ambiti della sua ricerca pittorica confluiscono nel grande formato, guardato dall’artista con grande interesse in quanto in esso possono convivere da un lato le grandi narrazioni, dall’altro il suo amore per il dettaglio, per l’avvento di una micro-pittura disseminata di piccole notazioni comiche e di segni misteriosi.
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La sua arte si esprime nei colori, nei sentimenti positivi di gioia e vitalità. Il grande salto lo fece negli anni ’90 quando François Pinault rimase folgorato dalla sua arte e cominciò a comprare i suoi lavori riportando entro poco il nome di Martial Raysse al centro del mondo dell’arte.
La mostra alla Pinault Foundation che invade i tre piani del bellissimo palazzo patrizio è curata da Caroline Bourgeois in stretta collaborazione con Raysse e vanta 350 opere che ripercorrono oltre mezzo secolo d’arte del grande artista francese dal 1958 al 2015: piccoli schizzi, grandi sculture di bronzo, quadri dalle grandi dimensioni o installazioni al neon e video, molte delle quali sono esposte per la prima volta perché fino ad ora erano rimaste nascoste nello studio dell’artista, che decide di esibirle a Palazzo Grassi perché è uno spazio in cui la luce naturale proveniente dalla laguna ricorda la luce che entra dalle finestre di casa, che Raysse considera la collocazione ideale per i suoi lavori.
Nel percorso espositivo i curatori hanno cercato di mostrare tutti gli aspetti del lavoro dell’artista: le pic¬cole sculture, che spaziano da semplici figure al gioco con se stesso, il disegno come momento di lavoro, i film, che mostrano le sue pulsioni libertarie, e per finire i quadri, che costituiscono la parte più compiuta della sua opera.
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L’esposizione di Palazzo Grassi si affranca dall’andamento cronologico e instaura un dialogo inin-terrotto tra opere di discipline differenti – pittura, disegno, scultura, installazioni, film, – che ab-bracciano l’intera carriera dell’artista. Questa scelta evidenzia la profonda continuità dell’attività di Martial Raysse, che da quasi cinquant’anni indaga gli stessi temi: il ruolo dell’artista, il lavoro della pittura, il rapporto con la storia dell’arte, la politica, con una libertà costantemente riaffermata e mezzi in continuo rinnovamento. Testimonia inoltre “il permanere, lungo tutta la sua carriera, di una preoccupazione o di un metodo – di una poetica”, per riprendere le parole di Didier Semin. Evidenzia infine la radicalità costante dell’artista, già presente nelle opere giovanili degli anni cin-quanta-sessanta e forse oggi ancora maggiore, e la posizione centrale occupata dalla dimensione poetica e dallo humour.
Scrive la curatrice Caroline Bourgeois: “Martial Raysse fa parte di quel ristretto novero di artisti per i quali la vera posta in gioco è il confronto con la “grande” storia dell’arte, e questo fin dall’inizio del suo percorso. Tale confronto può avvenire attraverso la presa di distanza, lo humour o la riproduzione delle opere dei maestri, in virtù del principio enunciato da Eugenio Garin in base al quale “imitare […] è assumere coscienza di sé, […] ritrovare la propria natura”. È così che, nel corso di tutta la vita, Raysse compie il proprio apprendistato, rendendo visibili – sullo sfondo, per così dire – non soltanto la storia dell’arte e i capolavori del Rinascimento, ma anche la banalità del quotidiano, dall’estetica dei Monoprix al tedio delle piccole cose.”
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La mostra veneziana è la prima monografica dedicata all’artista al di fuori della Francia dal 1965, il percorso espositivo colpisce per non essere cronologico bensì tematico: si apre con una decina di teche che raccolgono, come fossero un diario fatto di piccoli oggetti, tanti “frammenti” espressivi di Raysse, ciò fa si che lo spettatore si trova subito in contatto con opere recenti mescolate a quelle degli anni ’60, quasi a doverne ripercorrere e sviluppare un nesso esperienziale che lo stesso Raysse dice di rivivere in tutti i suoi lavori, come se l’esperienza personale fosse il fulcro della sua arte la sua verità artistica, è la vita stessa la sua principale fonte d’ispirazione.
Questa esposizione fa parte del programma di mostre monografie dedicate ai maggiori artisti contemporanei – inaugurato a Palazzo Grassi nell’aprile 2012 con Urs Fischer e proseguito nel 2013 con Rudolf Stingel – presentati in alternanza e complementarietà con le esposizioni tematiche della Pinault Collection.
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Pittore, scultore, disegnatore, ma anche poeta e cineasta, fa di Raysse un artista molteplice e inclassificabile, la cui opera attraversa la seconda metà del XX secolo e continua ancor oggi a sorprenderci con la sua singolarità, è proprio per questa stupefacente unicità che non bisogna farsi sfuggire questa esposizione che sarà possibile visitare fino al 30 Novembre 2015.

Didascalie immagini

  1. Martial Raysse, Beauté, 2008. Private collection. ( © Martial Raysse by SIAE 2015.)
  2. Raysse_IV_8, Martial Raysse, Raysse Beach, 1962. Centre Pompidou – Musée national d’art moderne, Paris. Installation view at Palazzo Grassi 2015. ( © Martial Raysse by SIAE 2015.)
  3. Martial Raysse, Ici Plage, comme icibas, 2012. Pinault Collection. Ph: Arthus Boutin. ( © Martial Raysse by SIAE 2015.)
  4. Martial Raysse, Make up, 1962. Private collection. Ph: © Matteo De Fina. ( © Martial Raysse by SIAE 2015.)
  5. Martial Raysse, Fort le type!, 2011. Collection Martial Raysse. Ph: © Matteo De Fina. ( © Martial Raysse by SIAE 2015.)
  6. Raysse_IV_7, Martial Raysse, Installation view at Palazzo Grassi 2015. Ph : © Fulvio Orsenigo. (Ph : © Fulvio Orsenigo. © Martial Raysse by SIAE 2015.)
  7. Martial Raysse, Soudain l’été dernier, 1963. Centre Pompidou, Musée national d’art moderne, Paris. Ph: © Centre Pompidou, MNAM-CCI, Dist. RMN-Grand Palais / Droits reserves. (© Martial Raysse by SIAE 2015.)

In copertina:
Un particolare di: Martial Raysse, Soudain l’été dernier, 1963. Centre Pompidou, Musée national d’art moderne, Paris. Ph: (© Centre Pompidou, MNAM-CCI, Dist. RMN-Grand Palais / Droits reserves. © Martial Raysse by SIAE 2015.)

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Dove e quando

Evento: Martial Raysse
  • Fino al: – 30 November, 2015
  • Sito web