In tempo di Expo Milano si è corredata di esposizioni dal grande interesse.
Parliamo oggi di Arte lombarda dai Visconti agli Sforza. Milano al centro dell’Europa una mostra dai grandi numeri, sono infatti 250 le opere che raccontano il periodo aureo della Milano che, da città medievale, si appronta a divenire corte rinascimentale di prim’ordine, ospitando Leonardo, protagonista di un altro evento, proseguo ideale di questo, di cui vi parleremo presto.
La mostra curata da Mauro Natale e Serena Romano, seguendo la traccia già segnata dall’esposizione eponima del 1958, affronta i secoli che dal primo, Trecento al Cinquecento, vedono susseguirsi al potere le due famiglie che rendono grandi Milano, i Visconti e gli Sforza, sino alla frattura costituita dall’arrivo dei francesi.

Dopo la prima galleria introduttiva, che attraverso una selezione di ritratti clipeati presenta i protagonisti principali delle due dinastie, varie sezioni guidano il visitatore a scoprire in ordine cronologico quei secoli d’oro, tessendo una rete nella quale confluiscono oggetti e testimonianze storiche di ogni tipo.

Si parte dai decenni centrali del Trecento quando i Visconti imprimono lo svolta epocale alla cultura lombarda invitando artisti forestieri e all’epoca, si sa, erano i toscani a farla da padroni. Giotto, padre del linguaggio pittorico italiano, è attivo nell’antico Palazzo Reale di cui oggi non restano tracce, e Giovanni Balduccio lavora all’arca di Sant’Eustorgio, contribuendo entrambi a cambiare il linguaggio figurativo lombardo. I Visconti non si limitano ad “importare” artisti, ma si fanno promotori di molti cantieri nelle varie città del ducato, occupando gli spazi urbani e rinnovando quelli ecclesiastici, fondando biblioteche eccezionali come quella di Pavia, in gran parte trasferita in Francia dopo la conquista. All’azione di promozione culturale va in parallelo l’espansione dei confini del ducato che pone sotto la propria giurisdizione città quali Bologna, Pisa e Siena.

Questi sono gli anni di Gian Galeazzo Visconti, figura chiave della famiglia, colui che completa il processo di internazionalizzazione della città. E sono gli stessi anni in cui, su iniziativa dell’arcivescovo Antonio da Saluzzo, si avvia il colossale cantiere del Duomo, ben presto punto nevralgico attorno al quale reperire manodopera qualificata da impiegare anche in altri cantieri italiani. Non va persa la rara occasione di vedere a distanza ravvicinata ed inconsueta guglie e vetrate del simbolo meneghino.
Tra gli artisti che arricchiscono la stagione tardogotica milanese i primi sono sicuramente Giovannino de’ Grassi e Michelino da Besozzo, entrambi già attivi anche nel cantiere del Duomo e le cui preziosissime opere venate di naturalismo tardogotico sono una gioia per gli occhi. Incredibile l’emozione che si prova ammirando di persona l’imperdibile Taccuino di disegni di Giovannino.

Con Filippo Maria Visconti, personalità del tutto inetta a riunire una corte importante, si segna la crisi del ducato e l’esodo di molti artisti che lasciano la Lombardia attirati da altre proposte. Tuttavia è di questo periodo un gruppo di opere che rimangono tra le più impresse, gli splendidi Tarocchi di Bonifacio Bembo di rara ed eccezionale conservazione.
Francesco Sforza, di origini romagnole, già sposo di Bianca Maria Visconti, attorno al 1450 si assicura poi con azioni militari il dominio sul ducato. Avvedutamente Francesco, pur ponendosi in continuità col passato proseguendo la “civiltà degli ori lombardi” di matrice tardogotica, integra mano a mano nuove esperienze favorite dalle politiche di alleanze che va promuovendo. Ecco che infatti Filarete è ospite in questo periodo a Milano, città eletta dal duca come favorita in seguito al progressivo spostamento della sede di corte precedentemente di stanza a Pavia. Le grandi botteghe di Foppa, Bembo, Zanetto Bugatto, Borgognone si spartiscono le imprese decorative a Castello Sforzesco e a Pavia stessa.
Sono questi inoltre gli anni in cui proprio Vincenzo Foppa porta in città, pur rimanendo per ora un caso originale, il primo vero soffio rinascimentale, procedere naturale alle sue meditazioni su Gentile da Fabriano, Donatello, sul Mantegna padovano e sul naturalismo di matrice fiamminga filtrato da Genova. Il suo celebre intervento nella Cappella Portinari in Sant’Eustorgio rimane per ora un percorso marginale che stenta ad essere compreso dai contemporanei.

La scelta degli Sforza di legittimare il proprio potere tramite ritratti non idealizzati ma al naturale, è una scelta che non ha precedenti e porta ad esiti squisiti.
Galeazzo Maria Sforza domina poi il ducato in un momento in la scultura monumentale avvia progressivamente il proprio ammodernamento, e Ludovico il Moro che prende il potere nel 1495 caldeggia il passaggio a forme più classiciste. In questi anni di cambiamento radicale nell’urbanistica, nell’architettura e in tutta la produzione artistica dominata da personalità eccezionali quali Bramante, Leonardo e Bramantino, un meno noto Giovan Angelo del Maino procede anche alla “nobilitazione” della scultura lignea.

La crisi del sistema politico e la fragilità finanziaria del ducato ormai al suo capolinea si fa sentire, seppure le botteghe continuino a lavorare con alacrità, esportando prodotti lussuosi come smalti, oreficerie, ricami eseguiti spesso su progetto degli artisti più celebri.
L’ambizione sfrenata del duca offre uno stimolo al confronto, anche artistico, con le altri grandi corti padane come Ferrara, Bologna e Mantova. Ne rappresentano un bell’esempio e particolari tavole di Bernardino Butinone, esposte in mostra ma solitamente inaccessibili perché in collezioni private. Appartiene a questa selezione anche il manoscritto Ore all’uso degli Umiliati (Londra, British Library) desunto da iconografie del Bergognone mai esposto prima.

Quest’incredibile excursus di storia milanese si chiude con la magniloquenza delle opere che subirono l’impatto dei ciclopici Uomini d’arme dipinti da Bramante, i quali sollecitano gli artisti ad una nuova monumentalità.
Gli ultimi decenni di vita del ducato sono inoltre segnati dalla rivoluzione leonardesca, di cui nemmeno Foppa, il primo sperimentatore del Rinascimento in città, riesce ad esimersi. Ma di questo parleremo meglio quando vi racconteremo della mostra Leonardo 1452-1519. Il disegno del mondo.
Didascalie immagini
- Scultore lombardo, Bianca Maria Visconti (1460-1480), marmo 45×11,5 cm; Milano, Raccolte d’Arte Antica, Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco
- Bonino da Campione, Prudenza (1360-1370 circa), marmo 67,7×19,1×15,2 cm; Washington, National Gallery of Art, Samuel H. Kress Collection
- Bottega degli Embriachi, Cofanetto con la storia di Piramo e Tisbe (Fine del XIV o inizi del XV secolo), avorio e legno intagliato 42 x 33 cm; Bologna, Museo Civico Medievale
- Michelino da Besozzo, Ghepardo (inizi del XV secolo), matita su carta 16 x 23 cm; Parigi, Musée du Louvre, Département des Arts graphiques
- Michelino da Besozzo o Stefano di Giovanni, Madonna del roseto (Madonna col Bambino e Santa Caterina) (1420), tempera su tavola trasportata su tela 130 x 95 x 2,4 cm; Verona, Civici Musei d’Arte – Museo di Castelvecchio
- Giovanni Antonio Boltraffio, Giovane con freccia e mano al cuore in figura di san Sebastiano (1469 circa), olio su tela 46 x 36 cm; Mosca, The State Pushkin Museum of Fine Art
- Ambrogio de Predis, Giovan Pietro Birago e altri miniatori lombardi, Ianua (1498-1499), pergamena 282 x 186 x 28 mm; Milano, Biblioteca Trivulziana
In copertina:
Michelino da Besozzo o Stefano di Giovanni, Madonna del roseto (Madonna col Bambino e Santa Caterina) (1420), tempera su tavola trasportata su tela 130 x 95 x 2,4 cm; Verona, Civici Musei d’Arte – Museo di Castelvecchio
(particolare)
Catalogo edito da Skira
Dove e quando
Evento: Arte lombarda dai Visconti agli Sforza. Milano al centro dell’Europa
- Fino al: – 29 June, 2015
- Sito web