Fino al prossimo 21 giugno, come ricordato da Mafalda, Matilde e Fabiola, sarà possibile visitare a Palazzo Strozzi la mostra Potere e Pathos: bronzi del mondo ellenistico, realizzata sotto la curatela di Janes Daehner e Kenneth Lapatin.
Come sempre accade, la Fondazione Palazzo Strozzi ha presentato una mostra, anche questa come le precedenti, di grande successo, completa, chiara e di facile accesso a tutti i tipi di pubblico finanche a quello dei più piccoli, sebbene trattasse un tema e un periodo complesso quale quello dell’età ellenistica. L’esposizione, infatti, non si limita a spiegare in modo esemplificativo le principali innovazioni stilistiche, tecniche e iconografiche dell’arte di questo periodo, ma pone l’accento su un aspetto fondamentale di quest’epoca, cioè la volontà e, in parte, la conseguente riuscita nell’aver creato una cultura comune.

L’obbiettivo principale di Alessandro Magno, che a tutti gli effetti può considerarsi il padre fondatore dell’Ellenismo, era quello di creare una cultura comune frutto della fusione tra la cultura greca e quella orientale, individuando in questa via l’unico metodo per riuscire a tener unito il suo vasto impero. Una integrazione che doveva nascere dalla fusione di tutte le tradizioni ed i valori dei popoli conquistati, volta tuttavia all’esaltazione e la divinizzazione della figura dell’unico sovrano, al pari delle culture egizia e persiana, con il greco lingua eletta dell’impero.
La prematura morte del re condottiero comportò la trasmissione dell’eredità del progetto ai sovrani delle monarchie elleniche, i quali riuscirono a creare quella koiné (“comune” in greco) non solo linguistica ma anche culturale. Se, infatti, da un lato persistevano alcuni aspetti della tradizione, dall’altro giungevano delle novità che andavano a minare gli elementi che avevano fino ad allora caratterizzato la cultura greca.

Pertanto l’arte divenne il primo veicolo di unificazione di questi popoli. Come hanno ricordati i curatori della mostra all’interno del catalogo: la figura classica, malgrado l’elevata sofisticazione formale, restava fisicamente idealizzata e psicologicamente vuota, lasciando che fosse l’osservatore, edotto della narrativa mitologica, storica o letteraria attinente,ad ascrivere al soggetto una vera drammaticità o intensità emotiva[…]Solo nella successiva età ellenistica – soggetto di questo libro e di questa mostra – gli artisti greci si dedicarono di comune accordo alla raffigurazione di quanto era esplicitamente “non ideale” – le molte contingenze della fisionomia autentica, come la pelle raggrinzita, la pancia prominente e l’incipiente calvizie di Sileno, o il volto sgradevole del poeta – enfatizzando la dimensione drammatica e psicologica dell’arte narrativa, nella furia sanguinaria della battaglia come nella pacifica contemplazione del filosofo o nel pathos solitario della morte.

Era necessario, quindi, che le divinità, i ritratti dei sovrani e gli stessi soggetti, cominciassero a diventare sempre più realistici nei tratti fisiognomici quanto nelle espressioni, avvicinandosi in tal modo all’immaginario collettivo e alla natura nella sua più cruda realtà.
Con questa chiave di lettura le sette sezioni della mostra si presentano più pertinente e connesse all’interno del percorso espositivo, in quanto unite da questo sottile leit motif, imprescindibile all’interno delle vicende storiche dell’età ellenistica, caratterizzata dalla divisione di un vasto impero in più regni di cultura comune e tutti desiderosi di prevalere sugli altri, con l’obbiettivo di ricostituire l’unità originaria.
Dopo una sala introduttiva, dove campeggiano il basamento vuoto firmato da Lisippo, artista alla corte di Alessandro Magno di cui non sono sopravvissute opere in bronzo originali, e la statua dell’Arringatore di Perugia, proveniente dalle collezioni medicee, segue quella dedicata alla ritrattistica degli uomini di potere, nella quale, oltre alla statuetta raffigurante Alessandro a cavallo, interessante è la Testa con la kausia, rinvenuta nell’Egeo nel 1997, e finora mai esposta.

Nella terza, quarta e sesta sezione si parla dell’aspetto più interessante, ovvero il passaggio dalla ritrattistica e della raffigurazione del corpo umano idealizzata dell’età classica, a quella più realistica e drammatica dell’età ellenistica, come dimostrato dalla piccola replica bronzea Ercole Farnese, dove la bellezza statuaria del corpo, si accompagna ad un’espressività stanca e sconfortata, dovuta alle dure prove che l’eroe mitologico ha dovuto affrontare durante il superamento delle dodici fatiche.
La quinta sezione si sofferma invece sui materiali, ovverosia sulla centralità del bronzo nell’arte greca. Le opere a fusione, infatti, consentivano la riproducibilità del manufatto, in quanto l’artista ne conservava il prototipo, permettendo in tal modo la diffusione delle eventuali novità nel campo dell’iconografia e nel linguaggio stilistico. In età romana numerose statue greche in bronzo, importate e poi rifuse per riutilizzare il materiale, vennero copiate o commissionate alle maestranze di Pergamo e delle altre popolazione elleniche con sembianze identiche alle originali e in marmo. L’uso del bronzo, come già ricordato da Mafalda nel suo contributo, era prassi comune nell’arte antica e la percezione dell’uso esclusivo del marmo nel mondo greco deriva proprio dal fatto che a noi sono giunte tutte copie romane delle sculture greche. Tale convinzione comportò, a partire da Michelangelo, un declassamento del bronzo come materiale per la scultura celebrativa, relegandolo alle suppellettili da salotto. Solo in età contemporanea si è compresa la centralità della fusione nell’arte greca.

Il percorso si conclude con “Stili del Passato” una sezione dedicata alla scultura ellenistica che si rifaceva all’arte dell’età arcaica, proprio con questa volontà di integrare le diverse origini culturali delle varie popolazioni dell’impero alessandrino, con l’obiettivo di uniformarle sotto un unico grande dominio.
Un appuntamento irrinunciabile, non solo per gli straordinari capolavori esposti, ma anche per scoprire dove risiedeva l’origine della globalizzazione, prima delle ere dei romani, Carlo Magno, Napoleone e Internet.
Didascalie immagini
- Statua-ritratto di Aule Meteli (L’Arringatore). Fine del II secolo a.C., bronzo, cm 179. Firenze, Museo Archeologico Nazionale
- Statuetta di Alessandro Magno a cavallo. I secolo a.C., bronzo con intarsi in argento, cm 49 x 47 x 29. Napoli, Museo Archeologico Nazionale
- Testa-ritratto di uomo con la kausia. III secolo a.C., bronzo, faïence o alabastro, cm 32 x 27,9. Pothia, Museo Archeologico di Calimno
- Testa-ritratto di uomo con la kausia. III secolo a.C., bronzo, faïence o alabastro, cm 32 x 27,9. Pothia, Museo Archeologico di Calimno
- Atleta con strigile (Apoxyomenos di Efeso). 1-50 d.C.; bronzo; cm 205,4 x 78,7 x 77,5. Vienna, Kunsthistorisches Museum, inv. Antikensammlung
In copertina:
Atleta con strigile (Apoxyomenos di Efeso). 1-50 d.C.; bronzo; cm 205,4 x 78,7 x 77,5. Vienna, Kunsthistorisches Museum, inv. Antikensammlung
[particolare]
Dove e quando
Evento: Potere e pathos: bronzi del mondo ellenistico
- Fino al: – 21 June, 2015
- Sito web