Anche questa volta il palmarés della 68ª edizione del Festival di Cannes ha evidenziato quanto imprevedibile possa essere ogni volta il verdetto di una giuria e quasi tutti i pronostici della vigilia, essenzialmente fondati sulla fortuna critica e sul gradimento del pubblico riscosso dai film in concorso, sono andati disattesi.

La Palma d’Oro al miglior film assegnata dalla giuria internazionale presieduta dai fratelli Joel e Ethan Coen è andata al francese Dheepan di Jacques Audiard, che torna sul podio del Festival dopo il Gran Premio della Giuria conquistato nel 2009 per Il profeta; come allora è il drammatico racconto di un percorso di formazione ad averlo portato nuovamente alla vittoria.
Un guerriero tamil in fuga dallo Sri Lanka dilaniato dalla guerra civile si rifugia a Parigi con una donna e una ragazzina, sarà costretto ad azioni di guerriglia urbana per proteggere l’incolumità di questa sua famiglia improvvisata.

Si porta a casa il Gran Premio l’unico esordio in concorso quest’anno, la sorprendente opera prima Saul fia [Figlio di Saul] del giovane ungherese Laszló Nemes, allievo del grande Bela Tarr.
Seguendo il dramma di un prigioniero costretto a lavorare come addetto allo smaltimento dei cadaveri nell’inferno di Aushwitz, il film riesce nella difficile impresa di raccontare ancora la Shoah da un’angolatura inedita e originale; abbattendo ogni distanza temporale il film risulta potente nel raccontare l’aberrante quotidianità di quei giorni crudeli immersi nell’orrore e nel rinnovare la memoria perché un altro Olocausto non si verifichi mai più.

Particolarmente felice anche l’assegnazione del Premio della Giuria a The lobster [L’aragosta] scritto e diretto dal greco Yorgos Lanthimos con un cast internazionale che comprende Colin Farrell, Rachel Weisz, John C. Reilly, Léa Seidoux e Ben Whishaw.
Quarto lungometraggio dell’autore di Kynodontas, tutti disperatamente ignorati dalla nostra distribuzione nazionale, il film è ambientato in una società distopica del futuro in cui è reato non avere un rapporto di coppia; imprigionato in una clinica il protagonista deve trovare una compagna prima del suo quarantacinquesimo compleanno se non vuol essere trasformato in un’aragosta.
Speriamo che il premio conquistato possa contribuire a una sua uscita sugli schermo italiani.

Sul fronte dei premi alle migliori interpretazioni si è registrato un ex aequo per quello alla Miglior Attrice assegnato contemporaneamente a Emmanelle Bercot, anche regista del film di apertura di quest’anno La tête haute con Catherine Deneuve, per la sua interpretazione in Mon roi [Mio re] di Maïwenn e a Rooney Mara per Carol di Todd Haynes in cui intreccia una relazione con la donna del titolo interpretata da Cate Blanchett, da un romanzo di Patricia Highsmith.
Vincent Lindon è stato incoronato miglior attore del Festival per la sua prova in La loi du marché [La legge di mercato] di Stéphane Brizé, in cui è un cinquantenne con un nuovo lavoro dopo un lungo periodo di disoccupazione che deve decidere fino a che punto compromettersi per mantenere il posto.

Opere interessanti sono emerse anche nella sezione Un Certain Regarde con i premi assegnati dalla giuria presieduta da Isabella Rossellini: miglior film designato l’islandese Hrútar [Arieti] di Grímur Hákonarson, storia di allevatori di greggi alle prese con capi contaminati, miglior regia al giapponese Kiyoshi Kurosawa per il suo Kishibe no tabi [Viaggio verso la riva] su un uomo di ritorno dalla moglie dopo tre anni d’assenza che ripercorre con lei l’itinerario della sua latitanza.
Ex aequo il premio Promessa del Futuro all’indiano Masaan [Tempo] di Neeraj Ghaywan, tre storie a Varanasi sul ciclo dell’esistenza, e all’iraniano Nahid di Ida Panahandeh, la lotta in Iran di una donna divorziata per mantenere la custodia del figlio.

Tra i film più attesi anche il ritorno del poco prolifico Jaco Van Dormael – quattro titoli in venticinque anni – dopo il visionario Mr Nobody (2009) mai arrivato in Italia, con Le tout Nouveau testament [L’intero Nuovo testamento] presentato nella sezione Quinzaine des réalisateurs racconta della figlia di Dio gelosa del fratello maggiore Gesù, cui è stata data tutta l’attenzione sottratta a lei, che per vendicarsi comunica tramite sms a ogni individuo della Terra la sua data di morte; originale, caustico e dissacrante.
Nessun premio agli italiani in gara nella competizione principale – La giovinezza di Paolo Sorrentino, Mia madre di Nanni Moretti e Il racconto dei racconti di Matteo Garrone – né al documentario Louisiana – the other side di Roberto Minervini presente in Un Certain Regard che hanno comunque riscosso apprezzamenti e riscontri positivi.

La critica si è divisa nel valutare La giovinezza di Paolo Sorrentino, raffinata riflessione su quello che i greci chiamavano Kairos, il tempo che resta, con grandi interpretazioni di Michael Caine, Harvey Keitel, Paul Dano e Jane Fonda, che comunque è stato venduto per la distribuzione in 75 paesi.
In fondo il senso di manifestazioni come il Festival di Cannes è oggi quello di garantire un’occasione di visibilità internazionale ai film selezionati, sempre con la speranza di portare alla ribalta nuovi talenti.
68° Festival di Cannes – il palmarès
Lungometraggi:
- Palma d’Oro: Dheepan [Francia] di Jacques Audiard
- Gran Premio: Saul fia [Ungheria] di László Nemes
- Premio Miglior Regista: Hou Hsiao-hsien per Nie yinniang [Taiwan]
- Premio Miglior Sceneggiatura: Michel Franco per Chronic [USA]
- Premio Miglior Attrice: Emmanuelle Bercot per Mon roi [Francia] di Maïwenn ex aequo con Rooney Mara per Carol [USA] di Todd Haynes
- Premio Miglior Attore: Vincent Lindon per La loi du marché [Francia] di Stéphane Brizé
- Premio della Giuria: The lobster [Grecia/Gran Bretagna/Irlanda/Olanda/Francia] di Yorgos Lanthimos
Cortometraggi:
- Palma d’Oro: Waves ’98 di Ely Dagher

Un Certain Regard:
- Premio Un Certain Regard: Hrútar [Islanda] di Grímur Hákonarson
- Premio della giuria: Zvizdan [Croazia/Serbia/Slovenia] di Dalibor Matanić
- Miglior regista: Kiyoshi Kurosawa per Kishibe no tabi [Giappone]
- Premio Un Certain Talent: Comoara [Bulgaria/Germania/Italia/Portogallo] di Corneliu Porumboiu
- Premio Promessa del Futuro: Masaan [India] di Neeraj Ghaywan ex aequo con Nahid [Iran] di Ida Panahandeh
Premio Caméra d’Or: La tierra y la sombra di César Augusto Acevedo
[Colombia/Francia/Olanda/Cile/Brasile] presentato nella sezione La Semaine de la Critique
Didascalie immagini
- Poster del Festival con l’indimenticabile Ingrid Bergman
- Jacques Audiard con la Palma d’Oro tra i suoi attori Kalieaswari Srinivasan e Jesuthasan Antonythasan / Due immagini del film Dheepan
- Il giovane regista esordiente Laszló Nemes e la locandina internazionale del suo Saul fia / Due fotogrammi del film con il protagonista Géza Röhrig
- Il regista greco Yorgos Lanthimos e due locandine originali del suo The lobster / Léa Seidoux guardiana di porci / Colin Farrell e Rachel Weisz in fuga
- Vincent Lindon miglior attore sul manifesto di Le loi du marché / Emmanelle Bercot miglior attrice per Mon roi / Rooney Mara in Carol ex aequo miglior attrice
- Locandina internazionale del giapponese Kishibe no tabi di Kiyoshi Kurosawa / Waves ’98 di Ely Dagher premio al miglior cortometraggio / Locandina internazionale del cinese di Taiwan Nie yinniang di Hou Hsiao-hsien premio alla miglior regia /
Locandina francese dell’indiano Masaan di Neeraj Ghaywan - Pili Groyne è la piccola Ea protagonista di Le tout Nouveau testament di Jaco Van Dormael, Benoît Poelvoorde è suo padre: Dio /
L’ambiente incantato in cui si svolge La giovinezza di Paolo Sorrentino, lo sguardo di Paul Dano e un momento con Michael Caine e Harvey Keitel - Un fotogramma del cartone animato Il piccolo principe presentato in anteprima fuori concorso
In copertina:
Il regista Jacques Audiard ringrazia per la Palma d’Oro al suo Dheepan