Curiosando nel piatto del grande fiorentino Bettino Ricasoli, uno degli artefici dell’Unità d’Italia insieme a Cavour,  Mazzini e Garibaldi, non immagineremmo di trovarvi una modesta zuppa, a lui particolarmente gradita, ma più adatta ad un contadino toscano che a un personaggio così illustre di alta aristocrazia secolare. Questo ce lo racconta Ferdinando Grandi,  cuoco fiorentino dell’800 (capo cuoco della famiglia Demidoff ) che nella ricetta a lui dedicata, esalta i sapori genuini della terra con cavolo nero, salsicce, pane abbrustolito e fagioli bianchi, conditi con l’olio “bono” delle nostre colline, sicuramente accompagnata da un bicchiere di Chianti.
In questa zuppa in realtà si sintetizza idealmente Il profilo gastronomico di un uomo di grande sobrietà e innamorato della campagna, un politico che, per onestà, rigore, intransigenza fu chiamato “Barone di ferro” o semplicemente il “Barone”.  I Fiorentini,  nel gennaio del 1848, affidarono a questo Cavaliere senza macchia, Il governo della città, nominandolo Sindaco . Poi alla morte di Cavour gli succedette come Presidente del Consiglio dell’Italia appena unità (forse è a lui che Matteo Renzi sembra ispirarsi?), passando alla storia per la dedizione, Il disinteresse personale e l’esemplare onestà.  Ma il suo ferreo e rigoroso mandato durò poco, perché incapace di accettare I sotterfugi della politica che offendevano la sua innata fierezza.  Quindi vero gentiluomo di virtù antica, si dimise. Tornò alla campagna, al Castello di Brolio, proprietà  della sua famiglia fin dal 1145, baluardo delle lotte tra Siena e Firenze, a curare I vigneti che aveva sempre avuto nel cuore. Del resto I Ricasoli che da secoli vivevano in queste terre, benedette da Dio, ne avevano capito Il valore. Da documenti attendibili apprendiamo che già dal ‘600 Il vino Chianti dei Baroni Ricasoli,  arrivava fino alle tavole della ricca borghesia olandese e che gli aristocratici inglesi ne richiedevano cospicue forniture. 
Litografia bettino ricasoli
Oggi Il  vino Chianti scintillante nei bicchieri, rallegra gli animi in tutto il mondo, è frutto della ricetta di Bettino Ricasoli, che stabilì che doveva essere prodotto esclusivamente con 7/10 di Sangiovese, 2/10 di Canaiolo,  1/10 di Malvasia o Trebbiano. Occhio a chi sbaglia!  Ne va l’onore del Gallo Nero. Simbolo ufficiale di questo vino eccellente, che fin dal 1384 si erano dati i viticoltori di queste terre e che il Vasari ha riprodotto poi in uno stemma su fondo oro in un affresco allegorico in Palazzo Vecchio.
Con Bettino Ricasoli il vino Chianti acquista prestigio, autorità e premi entrando nella storia dell’enologia italiana, come testimonia l’alto riconoscimento della medaglia d’oro assegnatagli all’Expo Universale di Parigi del 1855!
Il Barone di ferro si spense nell’ amato castello di Brolio nell’ottobre del 1880. Il suo spirito però non ha mai abbandonato il maniero, infatti pare che il suo fantasma continui ad abitare tra le antiche mura e la leggenda dice che durante le notti di luna piena esca a cavallo avvolto in un gran nero mantello galoppando attraverso i campi accompagnato da una muta di cani da caccia per controllare i suoi preziosi vigneti.
Alziamo Il calice di Chianti in onore del Barone di ferro, che col suo modesto piatto di zuppa e il suo bicchiere di Chianti testimonia la storia, lo stile del buon vivere e del buon bere all’italiana.

Zuppa per Bettino Ricasoli
Tagliate a strisce sottili un cavolo, fatelo cuocere piano con 50gr di olio, quando sarà cotto a metà,  gettarvi mezzo chilo di fagioli bianchi quasi cotti e 100gr di carne secca (pancetta) tagliata in pezzetti quadrati di 1cm, la pasta di 2 salsicce all’aglio,  sparpagliate e brodo. Quando tutto sarà ben cotto, versate nella zuppiera in cui avrete posto qualche fetta di pane abbrustolito.
(Dal ricettario del cuoco fiorentino dell’800 Ferdinando Grandi )

 

Didascalie immagini

  1. Bettino Ricasoli Litografia Ballagny, fine XIX secolo

In copertina:
Un particolare di:Bettino Ricasoli Litografia Ballagny, fine XIX secolo