“Credo che i sogni siano quei disperati desideri che l’uomo nasconde nelle più profonde zone della sua psiche quando si risveglia.”
Akira Kurosawa
Così venticinque anni fa l’imperatore del cinema giapponese introduceva il ventinovesimo lungometraggio della sua carriera, presentato in un evento speciale come film d’apertura al Festival di Cannes del 1990.
Appassionato conoscitore della letteratura russa, Kurosawa rimase colpito dalle parole di Fëdor Dostoevskij che attribuiva all’attività onirica la capacità di far emergere desideri e angosce altrimenti occultati nel profondo della mente.
Iniziò a tenere memoria scritta dei suoi sogni e leggendo quegli appunti alcuni amici gli suggerirono l’idea di trarne un film, che una volta completato è rimasto in stallo per due anni prima di essere presentato al pubblico di tutto il mondo grazie al contributo di Steven Spielberg e George Lucas che coinvolsero la Warner Bros nella distribuzione.
L’idea era quella di riprodurre sullo schermo la libertà espressiva dei sogni, svincolata da ogni coerenza logica, in cui la mente spazia senza limiti osando l’impossibile, senza alcun intento autobiografico; essendo materia scaturita dall’animo di Akira Kurosawa però, il film finisce comunque per parlarci di lui, delle sue emozioni e dei suoi ideali.

Agli otto segmenti del film sono stati attribuiti titoli indicativi che, non volendo dare in alcun modo spiegazioni o chiavi di lettura, non appaiono sullo schermo: ogni episodio di Sogni è semplicemente introdotto dalla dicitura ‘un altro sogno’.
Osservando la loro conseguenzialità seguiamo lo scorrere di una parabola umana, dall’infanzia protagonista nei primi due frammenti, attraverso la giovinezza e la maturità dell’età adulta, fino alla vecchiaia al centro dell’episodio conclusivo.
Accade nei sogni, vissuti come parte integrante dell’esistenza non dissimile dalla veglia, che il punto di vista della narrazione sia sempre inevitabilmente quello oggettivo che ci appartiene, così il protagonista implicito di ogni episodio è Kurosawa stesso.

Nel primo frammento [Raggi di sole nella pioggia] un bambino disubbidendo alle raccomandazioni della madre va nel bosco in un giorno di pioggia spiando un corteo nuziale delle volpi.
Straordinario nel tradurre in immagini l’atmosfera del sogno in cui ogni assurda questione ha una sua legittimità – Hai visto ciò che non dovevi vedere, adesso devi ottenere il perdono o espiare con la morte – è senza dubbio l’episodio più misterioso e affascinante del film, ma anche in assoluto una delle più perfette rappresentazioni oniriche di tutta la storia del Cinema.
Nel secondo segmento [Il pescheto] la bellezza della natura e l’innocenza dell’infanzia, con la purezza di un amore incondizionato per i fiori di pesco, regalano un altro momento di sublime poesia.

Nel terzo episodio [La tormenta] quattro uomini si dibattono nella neve con estenuante lentezza mentre imperversa una tempesta, una magica presenza femminile farà loro visita con intenzioni non ben definite.
Nel quarto [Il tunnel] un capitano di ritorno dal fronte attraversa l’ignoto di un tunnel buio, affronta un cane rabbioso incarnazione di latenti sensi di colpa e quando ormai tutto sembra superato i fantasmi dei suoi compagni tornano dall’oltretomba a visitarlo, inconsapevoli d’aver perso la vita in battaglia.
Ambientato in atmosfera scura e notturna anche questo episodio colpisce per la bellezza dei cromatismi, commuove per la semplicità con cui dichiara la follia della guerra e ha forse una rispondenza con la biografia di Kurosawa, che fu riformato e non prese parte al secondo conflitto mondiale.

Il frammento numero cinque [Corvi] è una dichiarazione d’amore a Vincent van Gogh, il più ‘giapponese’ dei pittori occidentali, con l’alter ego del regista che entra letteralmente nei quadri del grande pittore grazie agli effetti speciali della Industrial Light and Magic di George Lucas.
La visita ad Arles inizia non a caso dal Pont Langlois, opera ispirata a un dipinto di Hokusai che rappresenta perciò un omaggio restituito, per procedere nei campi in cui si definì il destino di van Gogh e concludersi col volo funesto di corvi digitali al suono di un colpo di pistola.
L’artista interpretato da un’irriconoscibile Martin Scorsese, ossessionato dalla sua missione di restituire su tela la magnificenza della natura si esprime con parole tratte dalle lettere al fratello Theo.

I due episodi successivi [Fuji in rosso e Il demone che piange] sono da considerare conseguenziali, con una buona dose di preveggenza evocano l’apocalisse nucleare lanciando un monito sul rischio atomico concretizzato nel 2011 dal disastro di Fukushima, un tema che troverà ulteriore sviluppo anche nel film successivo di Kurosawa: Rapsodia in Agosto.
Da un punto di vista formale questi sono forse gli episodi meno incisivi, la necessità del grido ambientalista prende il sopravvento sulla rappresentazione onirica, ma il grande regista sentiva una tensione morale alla denuncia ineludibile: “A ottant’anni un uomo ha soprattutto il compito di dire la verità!”

Dopo l’inferno post atomico, con l’ultimo frammento [Il villaggio dei mulini] Kurosawa, lungimirante nel denunciare i pericoli attualissimi di una tecnologia sempre più invadente che allontana l’uomo dai ritmi naturali, lancia un messaggio positivo e Sogni si chiude con una parata di fiori, suoni e colori; con la preziosa considerazione che per quanto dura, a volte aspra e difficile, la vita è sempre un’avventura meravigliosa.
Oggi in Italia la visione di Sogni è affidata solo a sporadici passaggi televisivi notturni, un vero peccato per un’opera bellissima e ricca di potenti suggestioni visive.
Didascalie immagini
- Locandina italiana
- Raggi di sole nella pioggia: il piccolo Toshihiko Nakano spia il corteo delle volpi interpretate dai ballerini della compagnia Kiku-no Kai
- Il pescheto: il giovane Mitsunori Izaki esprime alle bambole, incarnazioni dei fiori di pesco, il dolore per la potatura dell’intero pescheto / La tormenta: i quattro viaggiatori visitati da una misteriosa figura femminile
- Il tunnel: Akira Terao è il capitano che all’uscita di una tetra galleria riceve la visita del fantasma dei suoi uomini caduti in battaglia
- Corvi: Akira Terao è l’alter ego di un giovane Kurosawa che incontra Vincent van Gogh interpretato da Martin Scorsese e le attraversa le opere come magici paesaggi
- Fuji in rosso: l’apocalittica eruzione del monte Fuji e alcuni superstiti in fuga / Il demone che piange: Chosuke Ikariya è il demone che tra le lacrime racconta la follia umana che ha distrutto gli equilibri naturali
- Il villaggio dei mulini: l’io narrante incontra il vecchio del villaggio interpretato da Chishu Ryu, la colorata parata floreale finale (© 1990 Akira Kurosawa Inc / Warner Bros)
In copertina:
Il piccolo alter ego di Akira Kurosawa protagonista del primo episodio interpretato da Toshihiko Nakano
[particolare di un fotogramma]
(© 1990 Akira Kurosawa Inc / Warner Bros)
SCHEDA FILM
- Titolo originale: Konna Yume wo mita
- Regia: Akira Kurosawa
- Con: Akira Terao, Mitsuko Baisho, Toshie Negishi, Mieko Harada, Mitsunori Izaki, Toshihiko Nakano, Yoshitaka Zushi, Hisashi Igawa, Chosuke Ikariya, Chishu Ryu, Martin Scorsese, danzatori del Kiku-no Kai, Misato Tate, Mieko Suzuki, Masayuki Yui, Shu Nakajima, Sakae Kimura, Tessho Yamashita
- Sceneggiatura: Akira Kurosawa
- Consulenza creativa: Ishiro Honda
- Fotografia: Takao Saito, Masaharu Ueda
- Musica: Shinichiro Ikebe
- Montaggio: Tome Minami
- Scenografia: Yoshiro Muraki, Akira Sakuragi
- Costumi: Emi Wada
- Produzione: Hisao Kurosawa e Mike Y. Inoue con Allan H. Liebert e Seikichi Iizumi per Akira Kurosawa Inc. e Warner Bros USA
- Genere: Onirico
- Origine: Giappone / USA, 1990
- Durata: 120’ minuti