La questione dei piani regolatori delle città è una delle più scottanti della nostra epoca. Ma come avviene anche per altri problemi di attualità, le opinioni, a volte, sono assai contrastanti. Così, se si esprime unanime compiacimento per le buone realizzazioni della tecnica in fatto di traffico, di utilizzazione dei terreni fabbricabili, e, soprattutto, d’igiene, nello stesso tempo si manifesta riprovazione, spesso con tono di disprezzo o di derisione, per gli insuccessi dell’Urbanistica moderna in fatto d’arte.” Così si esprimeva Camillo Sitte nel 1889 nella sua prefazione alla prima edizione del  suo fortunato testo intitolato L’Arte di costruire le città.
Le discussioni sul rinnovamento delle importanti città europee era cominciato già da lungo tempo e queste parole sembrano descrivere la situazione fiorentina di quegli stessi anni e la figura dell’artefice delle sue maggiori trasformazioni: Giuseppe Poggi.
Dalla mostra che venne realizzata nel 1990 nelle sale delle reali poste di Firenze sui disegni di architetture città, passiamo oggi, all’archivio di stato di Firenze, ad un’esposizione che torna a ragionare sulle trasformazioni di Firenze avvenute sotto la direzione di questo discusso architetto: Una capitale e il suo architetto – Eventi politici e sociali, urbanistici e architettonici. Firenze e l’opera di Giuseppe Poggi, a cura di Piero Marchi, è allestita negli ampi e attrezzati spazi dell’Archivio di Stato di Firenze, moderno edificio collocato in uno dei luoghi più importanti legati alle trasformazioni della città all’epoca della capitale, piazza Beccaria.
1 veduta prospettica da porta alla croce verso piazza beccaria firenze-asfi aurelio cetica
La mostra si apre con una sezione dedicata agli eventi politici e storici che determineranno il trasferimento della Capitale da Torino a Firenze. Nelle teche si dispiegano lettere di personaggi importanti come Mazzini, che si oppone al trasferimento, o documenti ufficiali quale l’originale della Convenzione con la Francia per il passaggio a Firenze della Capitale con la promessa di non prendere Roma, insieme ai pannelli che ci illustrano la città pre – trasformazioni,  grazie a piante e disegni. Ed è lì che si vede la città murata, la città ancora incredibilmente medievale come era ancora Firenze, che pure aveva già avuto, con la politica lorenese, delle modifiche.
Le successive sezioni ci narrano del trasferimento e delle sue conseguenze: le istituzioni centrali del Regno, il Parlamento, i Ministeri, gli Uffici centrali, ‘occuparono’ infatti il centro storico della città e i suoi antichi palazzi, apportando agli edifici modifiche talvolta effimere, talvolta purtroppo definitive. La parte più importante della mostra prende in esame l’operato di Giuseppe Poggi, la sua figura e la sua attività, attraverso le sue opere di architetto ed urbanista. 
La rivoluzione urbanistica determinata dalla necessità di ampliare e ‘modernizzare’ la città per renderla consona al ruolo di capitale di un grande Stato, vide il realizzarsi di un complesso progetto, messo in opera dal Poggi per conto del Comune di Firenze, che portò, fra l’altro, all’abbattimento delle mura, alla realizzazione al loro posto di ampi viali sul modello dei boulevards parigini, e all’ideazione di un ‘passeggio’ sui colli, culminante nel punto panoramico del piazzale Michelangelo.
Con l’esposizione dei progetti e dei disegni del Poggi, le immagini pittoriche e fotografiche, e l’ausilio di realizzazioni multimediali relative a tali interventi, che dettero alla città l’aspetto che in buona parte conserva ancora oggi, è possibile comprendere pienamente la visione dell’architetto che ha sconvolto Firenze, catapultandola dal medioevo cristallizzato nel quale era rimasta verso il moderno. L’abbattimento delle mura e la creazione di ampi spazi per dotare la città di nuove piazze, sono da sempre stati oggetto di forti critiche, poiché l’aspetto antico e pittoresco di Firenze venne sicuramente alterato; ma l’operato dell’architetto, come la mostra ci fa rilevare chiaramente, fu assolutamente logico, basandosi su principi di salute pubblica, di regimentazione delle acque, storico problema di Firenze, e di implementazione del verde pubblico che, a dispetto di quel che si crede, era scarso se paragonato a città d’Europa di simile dimensione.
2 carlo brazzini veduta di firenze dal monte alle croci
Negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso la figura del Poggi è stata oggetto di giudizi fortemente negativi, visto quale architetto neoclassico di una oligarchia economica accusata di aver prodotto generalizzate demolizioni del tessuto antico della città ed estese speculazioni edilizie. I decenni successivi, grazie anche a due mostre ben strutturate hanno permesso uno sguardo più obiettivo sulla figura di questo progettista ed oggi, con la mostra all’archivio di stato di Firenze, la sua modernità è chiarita attraverso le sue carte che sono arrivate fino a noi. Per questo motivo nessun luogo poteva essere migliore di quello che conserva una larga fetta dell’archivio Poggi per raccontarci dell’architetto di Firenze capitale.
“I viaggi produssero il salutare effetto di accrescere il mio merito presso i clienti che avevo già acquistato, e di procurarmene di nuovi” sono le parole che lui stesso scrive nel 1909. Aveva infatti realizzato un tour europeo negli anni 1845-46 che lo aveva portato in Germania, in Austria, Francia e Inghilterra e dal quale aveva acquisito la conoscenza delle grandi trasformazioni urbanistiche che avevano caratterizzato varie città europee, l’importanza di organizzazioni a diversi livelli e le nuove tecniche in campo costruttivo e tecnologico. Quando venne incaricato del progetto urbanistico per Firenze, era già all’apice del suo successo, stimato professionista sia dalla classe politica che dalla borghesia fiorentina. Il suo interessamento per il rinnovamento cittadino si era già esplicato negli anni precedenti, quando aveva presentato delle idee per risolvere il problema dell’approvvigionamento idrico della città, che avveniva quasi esclusivamente dai pozzi privati. Memore di ciò che aveva visto in città come Parigi, Ginevra e Londra, aveva proposto di utilizzare l’acqua dell’Arno a fini potabili “mediante un canale che le prenda avanti la pescaia di S.Niccolò, mediante l’applicazione di buoni filtri e di qualche macchina che le levi all’altezza necessaria”.
Stesso innovativo approccio per i Pubblici Mercati, che propone di nel 1862 di realizzarne più di uno per servire le varie zone cittadine, di cui uno principale e almeno quattro posizionati nei luoghi strategici. I suoi propositi trovarono larghi consensi e queste idee lo fecero ben conoscere ed apprezzare a vari livelli. Dopo poco tempo, nel novembre 1864, il Consiglio comunale di Firenze deliberò la costituzione di una commissione straordinaria per l’ampliamento di Firenze, del quale facevano parte Guglielmo Digny e Ubaldino Peruzzi, futuri sindaci della città, e l’ingegner Francolini, amico ed estimatore del Poggi.
Il 22 Novembre uno dei primi atti della Commissione Straordinaria fu l’incarico al Poggi; non fu un incarico per un piano regolatore dell’intera città, ma, fra i progetti e provvedimenti distinti stabiliti per ridisegnare il volto di Firenze, ebbe l’incarico più importante, quello della creazione dei viali al posto delle mura, come anello di congiunzione fra il vecchio e il nuovo.  Inoltre, la mancanza di collegamento fra la zona di Porta Romana e S. Niccolò veniva superato con la creazione del nuovo Stradone dei Colli da realizzare nella collina di San Miniato al Monte.
3 ceccarelli-busto di giuseppe poggi
L’aspetto di Firenze si allineava così alle varie città europee più aggiornate, che venne pensato dal Poggi con grande attenzione e scrupolo progettuale. Il corredo delle attrezzature,  la larghezza delle carreggiate, l’impianto degli alberi, “i due Viali laterali muniti di marciapiedi di pietra a comodo dei passeggeri e delle case che devono fiancheggiarli”, la sistemazione dei lampioni a gas per l’illuminazione, fino ai cosiddetti “riposi, parterre e fonti onde accrescere il decoro ed offrire a tutte le sezioni della città un facile e comodo diporto ai rispettivi abitanti”.
La simmetria caratterizza queste piazze pensate per interrompere il rettifilo dei viali, mantenendo al centro di esse le antiche porte, per le quali Poggi si batté affinché  non venissero distrutte, come invece era stato richiesto da molti. Il suo progetto venne approvato il 18 febbraio del 1865 e il re si dichiarò molto soddisfatto. Le piazze presentavano progetti vari, e le più interessanti erano certamente quella per Porta alla Croce, l’odierna piazza Beccaria, e Porta San Gallo, ovvero piazza della Libertà. E’ qui che si ritrovano le soluzioni urbanistiche più innovative, memori assolutamente dei viaggi europei del Poggi. “Alla piazza della Porta alla Croce è stata data la forma ellittica perché la più idonea a nascondere molti difetti di direzione delle vie esistenti e perché meglio si legava con gli stradoni e con la posizione della porta della città da conservarsi.” Gli edifici intorno, con il loro ordine gigante di colonne, vennero anche pensati per la funzione abitativa più ariosa e comoda nei piani superiori mentre il piano terra è strutturato per accogliere esercizi commerciali. La piazza San Gallo rivisita invece l’idea del portico toscano, armonioso ed aperto, ma la sua realizzazione fu molto difficoltosa, a causa di innumerevoli problemi. Il problema del dislivello fra l’interno della città e i nuovi assi viari venne superato agevolmente creando una leggera depressione verso questi ultimi. Molto più difficile fu la demolizione dei quartieri che occupavano il tratto verso la via Bolognese, e, non ultimo, la partenza della Capitale verso Roma che rallentò di botto tutti i lavori.
4 mappa di firenze con le sue mura 1836
In tutte le piazze si respira comunque la profonda impressione che Poggi ha ricevuto non solo dallo studio della Parigi di Hausmann, ma anche la forte impronta londinese, visto che lui stesso amava ricordare l’architettura di John Nash, che sembra citare direttamente nell’utilizzo dell’ordine gigante di piazza Beccaria. Il giardino centrale di ogni piazza pensata da Poggi si basa sullo studio degli Squares londinesi, utilizzati poi anche per i quartieri esterni ai Viali, come quello di piazza Savonarola. Altro elemento interessante è legato alle frequenti biforcazioni che partono, come bracci di una Y a formare triangoli, dalle varie Porte cittadine, che si ritrova anche nel piano urbanistico della città di Washington, realizzato dall’architetto francese L’Enfant: nella maglia quadrata dei vari isolati residenziali, le biforcazioni contrassegnano dei veri punti nodali del nuovo impianto. E’ stato accennato a simbologie massoniche, legate all’aspetto di un compasso, vero strumento principe dell’architetto dell’epoca, e simbolo della volta celeste. Il Poggi non fu mai massone, ma lo fu suo suocero, l’architetto Pasquale Poccianti. L’edificazione lungo i viali venne lasciata ai privati, ma dovendo seguire dei criteri di simmetria e regolarità, dove il verde privato si sarebbe dovuto poi armonizzare con quello pubblico.
Il vero filo conduttore dei Viali fu comunque il verde pubblico, luogo di fruizione reale e apertura visuale sul paesaggio. Nel 1887 così lui scrive: “I pregi di una gran città non si misurano dalla maggiore agglomerazione e continuazione dei fabbricati, ma dalla alternazione di questi piazzali, giardini e parterri, i quali conferiscono alla città stessa il triplice vantaggio di render buone le condizioni igieniche, di provvedere ogni quartiere di luoghi di diporto e trattenimento per le rispettive famiglie, di procurare alla città prospettive ridenti spesso con vantaggio delle condizioni estetiche di edifizi importanti”.
Quindi ecco che da piazza Beccaria viene pensata la grande prospettiva verso l’Arno dove si progetta, mai costruito,  lo stabilimento balneare e la vista verso S. Niccolò e la collina di San Miniato; in piazza Libertà le spalliere di alberi dovevano creare l’elemento verso il Mugnone, ma anche questo non fu mai realizzato.  Questo desiderio di realizzare un sistema di verde diffuso, trova nel Viale dei Colli sicuramente l’episodio più celebre e meglio riuscito, che verrà sempre ammirato dai più importanti paesaggisti di ogni tempo.
5 firenze panorama col viale dei colli
Un altro elemento che fu richiesto al Poggi dall’incarico della commissione, fu la sistemazione del problema delle inondazioni dell’Arno. Le prime cento pagine della relazione che il Poggi ha scritto nel 1886 a consuntivo e giustificazione di quanto fatto, sono dedicate a questo problema. Non potendo, per motivi di denaro e di velocità di esecuzione, fare interventi sofisticati, puntò alla sistemazione degli affluenti, primo fra tutti il Mugnone, poi l’Affrico, rettificando e alzando gli argini di difesa per proteggere le campagne e i nuovi quartieri. Messi in sicurezza torrenti e fiumiciattoli, mise mano alla sistemazione delle acque che provenivano dalle zone urbanizzate, in modo che non potessero creare anche problemi igienici. A tal fine, il canale di scolo della riva destra viene realizzato partendo da Porta alla Croce fino alla Fortezza da Basso, per sfociare nel fosso Macinante, che correndo parallelo all’Arno, va poi a sfociare nel Bisenzio. Una canalizzazione sotterranea, scavata a taglio aperto come ci raccontano alcune delle foto in mostra, fino ad otto metri di profondità, e testimoniata da molte tavole disegnate. Questa opera non serviva solo a portare l’acqua potabile con tubi di ghisa ma serviva a creare la base per il sistema fognario fiorentino, impedendo scarichi maleodoranti e il ristagno delle piogge.
Tante idee nel piano del Poggi che non furono tutte realizzate, ma che diedero l’avvio ad una completa modernizzazione a Firenze che, come molti visitatori dell’epoca erano soliti rammentare, appariva pittoresca ma decisamente vecchia sotto molti punti di vista. I documenti che possiamo conoscere attraverso questa esposizione rendono conto di questo momento di grande trasformazione e ancora una volta sottolineano la forza delle idee dell’architetto Poggi, divenuto in passato capro espiatorio di stravolgimenti che non sono attribuibili a lui e che per fortuna i documenti da lui gelosamente conservati ci permettono oggi di conoscere al meglio: “E un debito il render conto del proprio operato quando le opere son fatte per il pubblico e dal pubblico: è un debito verso l’arte che si professa, verso i grandi antichi che innalzarono monumenti immortali, verso la posterità che ha bisogno di conoscere il vero dei fatti per pronunziare un libero giudizio”.

Didascalie immagini

  1. Veduta prospettica della grande Y da Porta alla Croce (ASFI, Aurelio Cetica, materiale fotografico)
  2. Carlo Brazzini, Veduta di Firenze dal Monte alle Croci, metà sec XIX, olio su tela, cm. 47X60, Firenze, Galleria d’Arte Moderna
  3. Ezio Ceccarelli, Busto ritraente Giuseppe Poggi, 1914, gesso, Firenze, Accademie delle Arti del Disegno
  4. Firenze prima di essere proclamata capitale conservava ancora la cinta muraria di epoca rinascimentale abbattuta durante i lavori di riorganizzazione urbanistica. Mappa pubblicata da Baldwin & Cradock, Londra, Marzo 1836.
  5. Firenze, panorama col viale dei colli in una foto ottocentesca (fonte)

In copertina:
Carlo Brazzini, Veduta di Firenze dal Monte alle Croci, metà sec XIX, olio su tela, cm. 47X60, Firenze, Galleria d’Arte Moderna
[particolare]

Orari:
Lunedì-venerdì ore 9-17; sabato e domenica ore 10-13
Chiuso nelle festività nazionali

 

Dove e quando

Evento: Una Capitale e il suo Architetto – Eventi politici e sociali, urbanistici e architettonici. Firenze e l’opera di Giuseppe Poggi
  • Fino al: – 06 June, 2015