Dopo l’inaspettata partenza di Franziska Nori e il cambio ai vertici della Fondazione Palazzo Strozzi, riprende finalmente anche l’attività della Strozzina che, dopo nove mesi di chiusura, ospita una collettiva di tredici artisti italiani e stranieri curata da Lorenzo Benedetti (già curatore del padiglione olandese alla Biennale di Venezia 2013), che si confrontano, attraverso la scultura contemporanea, sui concetti di tempo, fragilità della materia e valore.
Riprendendo il titolo di un documentario del 1953 di Alain Resnais e Chris Marker (“Les statues meurent aussi” – Anche le sculture muoiono), la mostra vuol rappresentare un ponte tra il passato ed il presente dell’arte scultorea ma non solo, attraverso il recupero di materiali “tradizionali” quali il bronzo, la pietra e la ceramica che i tredici artisti hanno ripreso ed utilizzato in forma concettuale per riflettere su temi come il monumento, il frammento ed il consumo della materia.
1 francisco tropa terra platonica 2012
L’obiettivo, o per meglio dire l’esigenza, è quella di inserire il concetto di contemporaneo in una dimensione di eternità e di permanenza nel tempo, in un’epoca – ci ricorda il curatore – caratterizzata “da una sovrapproduzione digitale che rischia di lasciare ai posteri una porzione infinitesimale dei dati da noi prodotti, destinati a scomparire in un oblio di obsolescenza”.
La scultura, in tal scenario – continua Benedetti – si presenta come una forma d’arte che ambisce a resistere nel tempo e a lasciare una testimonianza”.
2 francesco arena barra-gli alti e i bassi 2015
Il progetto allestito alla Strozzina strizza l’occhio, come di consueto, alla mostra attualmente in corso ai piani alti di Palazzo Strozzi dove sono esposti una serie di sculture del periodo ellenistico che costituiscono una testimonianza preziosa e formidabile dello splendore artistico che ha caratterizzato la civiltà greca e un esempio tangibile della capacità della scultura di sopravvivere nel tempo.
In tal senso è fin troppo emblematico il lavoro del giovane austriaco Oliver Laric che ha realizzato delle scansioni bidimensionali di alcune statue ellenistiche presenti al piano superiore.
3 oliver laric herakles 2011
L’utilizzo di materiali che richiamano i modelli culturali del passato, quali il bronzo, l’argilla e il legno, caratterizzano le opere di Mark Menders che ha simulato una sorta di work in progress all’interno di un ambiente isolato dal resto della mostra, e di Nina Beier che ha realizzato l’installazione intitolata Perfect Duty con statue di bronzo del primo Novecento prelevate dalla Galleria d’ Arte Moderna di Palazzo Pitti e adagiate su pile di tappeti persiani.
4 mark manders fox mouse belt 1992-2015
Ma l’opera che probabilmente meglio racchiude il tema dell’esposizione è il video Rich Cat Dies of Heart Attack in Chicago (titolo che allude ad un episodio connesso alla libertà di stampa in Brasile) dell’artista spagnolo Fernando Sanchez Castillo il quale ha ripreso diversi tentativi (talvolta davvero assurdi) di distruzione di una grande testa monumentale in bronzo che esprimono la volontà di cancellare un simbolo di potere legato alla storia recente senza però riuscirci completamente.

Didascalie immagini

  1. Francisco Tropa, Terra Platonica, 2012, bronzo e acciaio, cm. 40 x200x50 (Courtesy Galerie Jocelyn Wolff / Foto: Aurelien Mole)
  2. Francesco Arena, Barra (Gli Alti e i Bassi), 2015. Bronzo, sigari, zucchero. Courtesy l’artista (Foto: Francesco Arena)
  3. Oliver Laric, Herakles, 2011. Poliuretano cm 36 x 25 x 20. Collezione privata, London (Foto: Gunnar Meier)
  4. Mark Manders, Fox/Mouse/Belt, 1992-2015, bronzo dipinto, materiali vari cm. 14 x 112 x 40 (Courtesy Zeno X Gallery, Antwerp)

In copertina:
Oliver Laric, Herakles, 2011. Poliuretano cm 36 x 25 x 20. Collezione privata, London
[particolare]
(Foto: Gunnar Meier)