Margherita è una regista cinematografica impegnata nelle riprese di un film dal titolo emblematico “Noi siamo qui” che tenta di affrontare la realtà di questi nostri tempi di crisi.
La cineasta, da sempre incline a un cinema d’impegno, ha ingaggiato la star americana Barry Huggins per interpretare il ruolo di un ricco industriale giunto dagli States per acquistare una fabbrica e smantellarla mandando tutti a casa, ma l’esuberanza dell’attore di fama internazionale le darà del filo da torcere.
Contemporaneamente alle difficoltà professionali del set Margherita deve affrontare, insieme al fratello Giovanni, la malattia della madre ricoverata in ospedale per un’insufficienza cardiaca.
Posta davanti alla resa della scienza che si dichiara impotente di fronte alla situazione clinica dell’anziana – “Questa strada va in una sola direzione e non c’è modo purtroppo di tornare indietro” – la donna dovrà affrontare una crisi personale che rimette in gioco tutti i suoi rapporti, con la figlia adolescente, con l’ex marito, con il nuovo compagno appena lasciato, e soprattutto i meccanismi comportamentali messi in atto nelle relazioni con gli altri.

Nanni Moretti torna alla regia con un dramma dall’impronta fortemente autobiografica – il regista di Palombella rossa fu raggiunto dalla notizia della perdita della madre durante le riprese del film precedente Habemus Papam – e dissemina il set e la sceneggiatura di oggetti e indizi personali, dai libri che sono quelli veri appartenuti a sua madre al mestiere, professoressa di latino, attribuito al personaggio, interpretato da una straordinaria Giulia Lazzarini che dà corpo alla tenerezza di una figura forte e indifesa al tempo stesso.
Mia madre non è però un’autocelebrazione d’autore come potrebbe sembrare, solo raccontando se stesso l’artista può comunicare qualcosa di sincero agli altri.

Un ruolo preponderante nel film sembrano assumere i sogni, quelli notturni al pari di quelli fatti ad occhi aperti, frutto di un inconscio rivelatore dello stato di salute interiore che spesso, messi alla prova davanti al dolore di una morte, tendiamo a rimuovere o ignorare.
In questo senso Mia madre è costellato di sequenze di dolorosa verità, l’espressione della disperazione ad esempio che nella scena in cui Margherita sbatte l’auto contro un muro materializza in modo efficace il sentimento di rabbia impotente davanti a un verdetto inappellabile.
Era probabilmente da Tutto su mia madre di Pedro Almodóvar che non si vedeva sullo schermo una così lucida, chirurgicamente esatta e precisa, rappresentazione del dolore.

Margherita Buy nei panni della protagonista diventa alter ego del regista Nanni Moretti e le sequenze che raccontano la lavorazione del film nel film, oltre ad alleggerire l’atmosfera stemperando il dramma nell’ironia, sembrano costituire il pretesto e l’occasione per ironizzare su se stessi, sul proprio lavoro e su un ruolo pubblico assunto in una diversa stagione, confessando l’incapacità odierna di comprendere la confusione politica e sociale contemporanea.
Battute come “il regista è uno stronzo a cui voi permettete di fare tutto” che Margherita rivolge come un rimprovero alla sua troupe, hanno il sapore della provocazione.

John Turturro nel personaggio di Barry Huggins disegna il profilo di un uomo estroverso e incline alla burla, prodigo d’intemperanze che nella realtà furono di Michel Piccoli sul set di Habemus Papam; il suo millantare collaborazioni inesistenti con Stanley Kubrick o cantare a squarciagola quel Bevete più latte che Nino Rota creò per Le tentazioni del Dottor Antonio, episodio felliniano di Boccaccio 70, sono insieme omaggi cinefili a un Cinema che non c’è più e tasselli rivelatori di una personalità impegnata nel tentativo di coprire la propria fragilità.
Parimenti una sequenza come quella del ballo sembra solo una concessione all’istrionismo dell’attore newyorkese, perché non ha alcuna funzione nell’insieme del film.

Mia madre è un film imperfetto che risente di un certo squilibrio tra le parti così vere del dramma familiare e quelle più fittizie con la messa in scena del lavoro sul set, ma intercettando battute dei personaggi come quella dell’attore americano che grida “voglio tornare alla realtà!” o della regista che confessa di non aver mai ben capito lei stessa un’indicazione che da sempre impartisce ai suoi attori, sorge il sospetto che questo scollamento tra finzione e realtà sia perfettamente voluto.
Didascalie immagini
- Locandina italiana
- Giovanni e Margherita in ospedale con la madre Ada / Dialogo privato / Scontro professionale
- Giulia Lazzarini è la madre Ada e l’esordiente Beatrice Mancini la figlia di Margherita
- Nanni Moretti è Giovanni, il fratello di Margherita
- Margherita Buy è la regista in crisi personale e professionale / In auto con la figlia Livia e l’ex marito
- John Turturro è l’imprevedibile Barry Huggins
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(© 2015 Sacher Film / Fandango)
In copertina:
Margherita e Giovanni in una sequenza onirica del passato, quando c’erano le file fuori dai cinema (© 2015 Sacher Film / Fandango)
SCHEDA FILM
- Titolo originale: Mia madre
- Regia: Nanni Moretti
- Con: Margherita Buy, John Turturro, Giulia Lazzarini, Nanni Moretti, Beatrice Mancini, Stefano Abbati, Enrico Ianniello, Anna Bellato, Tony Laudadio, Lorenzo Gioielli, Pietro Ragusa, Tatiana Lepore, Monica Samassa, Vanessa Scalera, Davide Iacopini, Rossana Mortara, Antonio Zavatteri, Camilla Semino Favro, Domenico Diele, Renato Scarpa
- Soggetto: Gaia Manzini, Nanni Moretti, Valia Santella, Chiara Valerio
- Sceneggiatura: Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Valia Santella
- Fotografia: Arnaldo Catinari
- Montaggio: Clelio Benevento
- Scenografia: Paola Bizzarri
- Costumi: Valentina Taviani
- Produzione: Nanni Moretti e Domenico Procacci per Sacher Film e Fandango con Rai Cinema, Le Pacte e Arte France Cinéma
- Genere: Drammatico
- Origine: Italia / Francia, 2015
- Durata: 106’ minuti