Poche settimane fa avevamo segnalato Nostoi, un progetto internazionale e sperimentale che univa archeologia e arti performative. Noi di Arte e Arti abbiamo assistito alla prima tappa dell’evento e vogliamo raccontarvelo, in attesa del secondo e ultimo appuntamento: il gruppo di performer italiani e tunisini si esibirà infatti il 16 e 17 maggio in Tunisia, nel sito archeologico di Cartagine Byrsa.
Il primo appuntamento con Nostoi si è svolto presso la necropoli di San Cerbone, all’interno del parco archeologico di Baratti e Populonia. Al pubblico è stato chiesto di indossare delle cuffie, dalle quali viene diffusa la voce narrante della nostra “guida”. In questo modo ci si immerge totalmente in un’atmosfera molto suggestiva. Non importa se attorno a noi ci sono altre decine di persone, grazie a questo semplice espediente la nostra visita sarà assolutamente personale.

Ci avventuriamo così all’interno del parco: affacciata sul bellissimo golfo di Baratti, la necropoli rappresenta la “città dei morti” speculare rispetto alla “città dei vivi”, cioè l’abitato di Populonia situato a monte.
Il gruppo di artisti, guidato da Michael Marmarinos, trasporta i visitatori in un viaggio al confine tra queste due realtà, il mondo dei vivi, e quello dei defunti. Ecco allora che la nostra esplorazione parte proprio dai confini delle sepolture a tumulo: possiamo percorrerne il perimetro, senza mai calpestarlo, ci sarà permesso di attraversarlo solo in prossimità dei varchi, per visitare le tombe, e solo a certe condizioni. Una modalità di visita interattiva, dove i visitatori sono protagonisti a tutti gli effetti, grazie a vari espedienti drammaturgici, tra cui alcuni giochi.

Si tratta quindi di un viaggio iniziatico, simile a quello che compì Ulisse nel regno dell’Ade, per carpire a Tiresia le informazioni per fare ritorno – nostos – a Itaca, e che è stato l’ispirazione per l’intero progetto. Come Ulisse interroga Tiresia, i visitatori interrogano i resti archeologici, pongono domande, ascoltano risposte. Non si tratta di un semplice racconto del passato, quindi, ma di un’esperienza trasversale al confine tra due dimensioni spazio-temporali contigue. La voce narrante recita infatti:
Solo gli esseri che percepiscono il tempo ricordano, e con la stessa facoltà con cui avvertono il tempo, cioè con l’immaginazione. […]
Aspettate, contemplare le rovine non equivale a fare un viaggio nella storia ma a fare esperienza del tempo, e qui significa fare esperienza del tempo puro. Riguardo al passato, la storia è troppo ricca, troppo molteplice e troppo profonda per ridursi al segno di pietra che ne è emerso. (…) È troppo per un oggetto perduto e ritrovato dagli archeologi intenti a scavare le loro fette di spazio-tempo
La storia di Populonia è effettivamente “molteplice”: qui dove oggi passeggiano i turisti sorgevano fornaci per la lavorazione del metallo, proveniente dalla vicina Elba. Il tratto di mare antistante ha quindi visto scambi commerciali e culturali, ma anche battaglie navali e razzie: un po’ come tutto il Mediterraneo è una terra di approdi e partenze, di esodi e di ritorni – Nostoi in greco vuol dire appunto “ritorno”.

Gli scambi commerciali e gli scontri sono evocati più volte nel tentativo di far visualizzare il luogo come doveva apparire agli antichi abitanti di Populonia. Una sorta di “realtà aumentata” ma senza strumenti tecnologici: per far materializzare quel mondo bastano barchette di carta, disegni e un sapiente racconto dei reperti rinvenuti – il balsamario dell’omonima tomba, le ruote dei carri di un principe guerriero, i contenitori di vino, la statua di Aiace – non visibili perchè conservati in vari musei.
Evocativo è soprattutto il racconto delle antiche fornaci, del denso fumo che doveva oscurare il cielo, delle scorie che ricoprivano il terreno:
Populonia ha barattato i suoi colori con il nero. Ha disboscato i suoi boschi e coperto di fumo i suoi cieli incessantemente per tre secoli
Decisamente drammatico il racconto delle battaglie, ricordate da una serie di “ghiande” o proiettili da fionda, ritrovati in questo sito e appoggiati su una delle sepolture, ognuna legata a dei foglietti. Si dice infatti che a questi proiettili recassero un messaggio, in genere un insulto o una maledizione per i nemici. Il racconto che riguarda i proiettili è letto a due voci, da una performer italiana e da uno tunisino, un modo per riportarci alla memoria i fatti, accaduti pochi giorni prima: impossibile non provare un brivido lungo la schiena.

Occorre infatti ricordare che durante i preparativi per la tappa italiana a Baratti è giunta la notizia dell’attentato al Museo Bardo a Tunisi, evento che non poteva non avere ripercussioni sulla sensibilità di chi sta lavorando a un progetto come questo. Infatti Nostoi nasce all’interno di un più vasto programma transfrontaliero per la cooperazione nel Mediterraneo (ENPI CBCMED), che in questo caso coinvolge Italia e Tunisia. Come ha sottolineato alla conferenza stampa Sow Dauda – che qui rappresentava la Tunisia – di fronte a una strategia del terrore che prende apertamente di mira il patrimonio artistico e culturale, la valorizzazione di questo patrimonio e dell’eredità culturale che rappresenta assume un’importanza cruciale.

Il tentativo di coinvolgimento del visitatore operato da Nostoi è quindi ancora più importante alla luce di queste riflessioni: rendere i visitatori protagonisti della narrazione è sicuramente un passo importante per la scoperta (e riappropriazione) consapevole del proprio patrimonio. A noi non resta che sostenere questo tipo di iniziative, sperando che questa sia solo una prima tappa verso una modello di visita condiviso e riproducibile da riproporre nei siti archeologici di tutto il Mediterraneo.
Didascalie immagini
- La nostra guida pronta ad accompagnarci nella necropoli affacciata sul golfo di Baratti.
(Foto di Caterina Chimenti) - Attorno alla “tomba dei carri”: percorriamo la circonferenza del tumulo, senza mai calpestarlo. Sul bordo del tetto sono appoggiati resti di scorie metalliche, visibili un po’ ovunque.
(Foto di Caterina Chimenti) - Barchette di carta evocano i viaggi per mare e i contatti con altri popoli, tra cui i sardi. Riproduzioni di navi sarde (come quella disegnata mostrata al pubblico) sono state ritrovate in molti corredi funebri etruschi.
(Foto di Caterina Chimenti) - In alto: i proiettili da fionda, ritrovati nel sito archeologico. in basso: il racconto a due voci dell’uso dei proiettili e la rievocazione della guerra.
(Foto di Caterina Chimenti)
In copertina:
La nostra guida, affacciata sulla parte inferiore della necropoli. All’orizzonte si intravedono dei paracadute da kite surf: il nostro dopo tutto non è un viaggio indietro nel tempo, ma l’esplorazione di una dimensione a cavallo tra passato
(Foto di Caterina Chimenti)
Dove e quando
Evento: Nostoi – storie di esodi e di ritorni
- Date : 15 May, 2015 – 16 May, 2015
- Sito web