Come ci è stato raccontato lo scorso 9 aprile dall’autore (Cristiano Governa) – durante una presentazione con reading (del nostro Roberto Mariotti) di brani del libro, presso la libreria Todo Modo a Firenze – i libri di racconti non sono ben visti dagli editori, ed allora gli artisti che vogliono cimentarsi con questo genere devono ricorrere a vari espedienti: uno di questi è usare la forma epistolare, grazie alla quale l’autore scrive a persone, che magari non ci sono più, facendo un racconto spesso ironico divertito e surreale della realtà.
E così nei 12 racconti di Le Lettere cattive si esprimono, appunto in 12 lettere, fatti e sensazioni avvenuti in varie città.
Non voglio raccontarvi la trama di nessuno di questi brani, perchè spesso sono brevi e anche solo accennare alla loro trama vi toglierebbe un po’ del piacere che sto provando io nel leggerli, ma cercherò invece di dire la mia opinione sugli spunti che sono emersi giovedì 9 aprile durante la presentazione del libro curata da Gabriele Ametrano.
Rifacendosi anche al sottotitolo del volume (Una Twin Peaks epistolare) Gabriele ha parlato di racconti nei quali c’è sempre un tocco di cattiveria, un qualcosa che “sporca” quel racconto, quella storia, quella sensazione.
La sensazione che sto invece avendo io è che nei racconti ci sia il gusto, che forse ha ognuno di noi e a maggior ragione chi scrive libri, di immaginare le vite degli altri, i loro amori; ed è così che nel libro si immagina la vita di una ragazza morta, l’amore clandestino di due persone sorprese in auto, la vita di un padre che ha nascosto per anni il suo “rifugio segreto”.
L’altro elemento che ho colto è quello dello stigma: la cecità di un personaggio, le gambe monche di un altro, lo stesso abito talare di una clarissa è anche un po’ il suo stigma.
E allora con queste mie personalissime sensazioni vi invito a uscire, andare in qualche bella libreria e acquistare Le lettere cattive di Cristiano Governa.
E stavolta secondo voi come ho fatto a ricercare la nostra parola giuridica?
Avrei anche potuto prendere spunto da qualcuno dei racconti del libro che a volte incrociano il tema del diritto (il padre avvocato, lo stupro). Ma in realtà ho semplicemente digitato la parola lettera nei nostri archivi storici ITTIG di documenti giuridici (scrivete per informazioni sulle banche dati storiche dell’ITTIG a info-archivistorici@ittig.cnr.it).
Naturalmente, come potrete immaginare, le risposte a questa interrogazione in un archivio di documenti giuridici sono moltissime (ben 1427 record con documenti che coprono un arco temporale che va dal 1219 al 2001).
Navigando fra i vari contesti però mi ha incuriosito un documento del 1410, di Don Giovanni Salvucci, fattore del Monastero di Vaiano, contenuto nell’Archivio storico pratese. Vol. XLVIII (1972, stamp. 1975), pp. 44-56.
Pare che il 18 novembre del 1410 tutti i beni de’lavoratori della Badia furono «staggiti» dal podestà su istanza dei regolatori e che lo stesso fattore avesse poi pagato dei denari per fare levare la «staggina».
Cercando la lettera (che in questo caso il Salvucci spedì al podestà per fare levare la staggina) mi sono dunque imbattuto in questi due vocaboli che, a prima vista, sembrerebbero indicare l’azione del sequestrare e il sequestro stesso.
Ed infatti sempre nei nostri archivi storici digitali ho trovato la conferma grazie al Dizionario tecnico-commerciale di Gioacchino Mazara del 1862 che alla voce staggina (p. 144) indica il “comandamento che fa la giustizia ad istanza del creditore a chi ha effetti del debitore che gli tenga sua disposizione”.
Insomma eravamo partiti dalle lettere … anche d’amore e siamo arrivati ai sequestri ai pignoramenti. Ho paura che nel vissuto di molti il salto non debba sembrare troppo lungo.
Buona lettura.
Didascalie immagini
- Cristiano Governa, ‘Le lettere cattive’
(Editore Pendragon, 110 pp)
In copertina:
Cristiano Governa, ‘Le lettere cattive’
(particolare cover)