Dipingere è facile quando non sai come si fa,
ma molto difficile quando lo sai.
(Edgar Degas)
A solo un’ora da Parigi si trova il piccolo villaggio francese di Giverny, un centro collinare dell’Alta Normandia, famoso per ospitare la casa dove dimorò e morì il grande Claude Monet. Ma tra frutteti, giardini e prati in fiore, Giverny è anche la sede del Musée des impressionnismes che ha deciso di
lanciarsi, in questo nuovo anno, in un programma ambizioso al centro della sua missione d’esplorazione dell’Impressionismo in tutte le sue forme e sfumature. E come non aprire la stagione con un’esposizione che si interroga su uno dei quesiti più interessanti e controversi di tutta la storia dell’arte: quali sono stati il posto e il ruolo che Edgar Degas (Parigi, 1834 – Parigi, 1917) ha avuto in seno al movimento impressionista?
L’obiettivo principale del museo è da sempre quello di portare alla luce, all’occasione di esposizioni tematiche o monografiche, un punto preciso della storia dell’Impressionismo o del postimpressionismo e di mostrare quali ne sono stati gli sviluppi in Francia e nel resto del mondo. Senza dimenticare, allo stesso tempo, che questo movimento artistico, nato nel corso di uno dei periodi più ricchi e fiorenti della storia dell’arte francese, resta una fonte di ispirazione per un gran numero di artisti contemporanei. Grazie alle donazioni e ai prestiti da parte delle istituzioni museali con le quali collabora, il Musée des impressionnismes presenta ogni anno due o tre mostre temporanee che riuniscono i più grandi nomi dell’Impressionismo e a margine delle quali si staglia un allestimento coerente e centrato sulla figura di Claude Monet. Le opere presentate evolvono, quindi, di volta in volta a seconda delle scelte e dei prestiti, mentre il tema dell’allestimento resta fisso e invariato. In questo modo a ogni stagione i visitatori hanno il piacere di ammirare, oltre alle opere delle esposizioni temporanee, anche quelle inerenti Monet e la sua straordinaria influenza artistica.

Questa volta, in collaborazione con il Musée d’Orsay, il museo di Giverny, seguendo il suo spiccato interesse nell’indagine delle modalità estetiche dell’Impressionismo, propone un’esposizione dal titolo Degas, un peintre impressionniste?. Infatti, se Edgar Degas oggi è considerato come uno dei più grandi artisti impressionisti, egli ebbe un rapporto complesso coi suoi compagni così come con la pittura en plein-air, caratteristica tipica del momento impressionista nel corso della carriera di numerosi artisti.
Inoltre Degas, negli ultimi anni di vita, si compiacque di sottolineare la distanza della sua arte da quella degli impressionisti e spese anche dure parole nei confronti di Monet, il quale, tuttavia, ne ammirava molto l’opera. Da quel momento, se Degas partecipa a suo modo alla rivoluzione dello sguardo proposta dall’Impressionismo ai suoi albori, si distingue dai suoi colleghi e lo fa specialmente apportando un’attenzione nuova alle illuminazioni artificiali o concentrandosi su motivi più personali come il movimento dei corpi attraverso la danza.

L’esposizione conta circa ottanta opere tra pitture, sculture, pastelli, monotipi e disegni.
All’interno del quadro di cooperazione stabilito tra il Musée des impressionnismes di Giverny e il Musée d’Orsay, quest’ultimo sostiene il progetto grazie a prestiti di opere più che prestigiose. Numerosi musei, americani e europei, così come importanti collezionisti partecipano allo stesso tempo all’arricchimento di quest’esposizione.
Il comitato scientifico è garantito congiuntamente da Marina Ferretti, direttore scientifico del museo di Giverny e da Xavier Rey, direttore delle collezioni e conservatore presso il Musée d’Orsay.

Il percorso del visitatore all’interno dell’esposizione si articola e organizza in cinque sezioni principali.
La prima riguarda l’importanza che la formazione classica ha avuto nello sviluppo artistico del pittore: allievo di Barrias e di Lamothe, discepolo di Hyppolite Flandrin e grande ammiratore di Ingres, Degas segue per poco tempo i corsi alla scuola delle belle arti prima di soggiornare per tre anni in Italia dove risiedeva la sua famiglia.
Notevole disegnatore, ha spesso preso ispirazione tanto dall’antichità quanto dal Rinascimento. Resta per questo piuttosto fedele ai metodi tradizionali di elaborazione del quadro: studi di modelli dal vivo, disegni preparatori per i dettagli e la composizione, quadrature e così via.
Inoltre, rispetto alla maggior parte degli altri impressionisti, egli è fortemente immerso in una cultura classica che non lo abbandonerà mai.

La seconda sezione è dedicata ad approfondire quell’impressionismo che Degas metteva nella realizzazione di ritratti e di scene della vita moderna.
A eccezione dell’esposizione del 1882, Degas partecipa all’organizzazione di tutte le esposizioni impressioniste, dal 1874 al 1886. Temendo che queste potessero apparire come esposizioni per “rifiutati” e desiderando conferire loro maggiore credibilità, arrivò a persuadere alcuni amici, il cui talento era già noto, come il pittore italiano Giuseppe de Nittis, a parteciparvi. L’invadente presenza degli amici di Degas finì, tuttavia, per scoraggiare Monet e Renoir, attenuando così la qualità delle esposizioni stesse.
In un certo qual modo la morsa di Degas sulle esposizioni le allontana da quelle che sarebbero potute apparire come le specificità proprie all’Impressionismo, avvicinandole allo stesso tempo al movimento più generale del Naturalismo, fondato sul ritratto e la scena di genere e che comincia a essere celebrato nei saloni ufficiali della Terza Repubblica.

La terza parte della mostra è riservata alla questione del paesaggio. «Voi avete bisogno di una vita naturale, io di una fittizia», avrebbe dichiarato Degas ai suoi compagni impressionisti. E infatti, Degas, all’interno della propria opera, privilegia largamente l’universo della danza, delle scene d’interno o più generalmente della vita moderna. Malgrado ciò, egli ci ha lasciato numerosi paesaggi, una serie significativa di pastelli di memoria riconducibili, grazie a delle note scritte su un taccuino, al suo atelier del 1869.
Nel 1890 si interessa di nuovo al paesaggio come testimonia un’importante ciclo di monotipi migliorati coi pastelli, ricordi quasi astratti di visioni fugaci presentate alla galleria Durand-Ruel nel 1892. Ma, ancora una volta, Degas sembra fare il contrario dei suoi colleghi, avvicinandosi per primo al mistero degli artisti simbolisti.

Abbiamo poi la quarta sezione, riguardante il corpo e il suo movimento: il tema del movimento, infatti, ancor più di quello del balletto e della danza, affascina il nostro Degas. All’epoca del Secondo Impero e sotto la Terza Repubblica, l’Opera e il balletto illustrano uno degli aspetti più caratteristici di una vita notturna che, grazie all’illuminazione pubblica, si diffonde sempre più largamente. Affascinato dagli effetti della luce artificiale sulle gambe dei ballerini, l’artista si dedica alla descrizione delle attitudini, dei movimenti, ma anche degli abiti dei danzatori. Egli osserva in ugual modo da vicino il lavoro delle giovani ragazze alla sbarra durante le loro lezioni di danza. Spesso è il colore di una scarpetta o di un tutù a determinare l’armonia cromatica dell’opera.
Le ballerine, come i cavalli, rappresentano per Degas l’opportunità unica per mettere le scoperte scientifiche a servizio della propria arte e per apportare una risposta significativa al problema di precisione della fotografia che lui stesso ha utilizzato. La decomposizione del movimento, il cui studio inedito è offerto dalla cronofotografia, nutre il suo disegno fino alle sue forme più audaci.

E a conclusione della visita, una sezione dedicata alla vita e alla produzione dell’artista dopo l’anno 1892. Degas termina i suoi giorni sottraendosi alle mondanità della vita artistica e si rifiuta di esporre dopo il 1892. A partire dagli anni 1880, le ricerche dei pittori impressionisti avevano cambiato direzione e ognuno di loro lavorava ormai in maniera individuale allontanandosi sempre più dall’Impressionismo degli anni 1870-1880.
In questo periodo, Degas realizza dei pastelli raffiguranti ballerine e alcuni nudi che lui stesso descrive come delle «orge di colori». Ben presto dunque, egli dà vita alle forme più moderne e all’avanguardia, quelle stesse forme che saranno fonte di ispirazione per le giovani generazioni che all’inizio del XX secolo metteranno in scena le prime rappresentazioni cubiste.
Didascalie immagini
- Locandina dell’esposizione Degas, un peintre impressionniste?,
Giverny, Musée des impressionnismes, 27 marzo – 19 luglio 2015. - Edgar Degas, La visita al museo, 1879-1885, olio su tela, 81,3 × 75,6 cm, Washington, National Gallery of Art, collezione della famiglia Mellon, 1985.64.11 (© Washington, National Gallery of Art.)
- Edgar Degas, Henri Rouart davanti al suo stabilimento, 1875, olio su tela, 65,4 × 50,5 cm, Pittsburgh, Carnegie Museum of Art, acquisizione grazie alla generosità della famiglia Sarah Mellon Scaife, 69.44 (© Pittsburgh, Carnegie Museum of Art.)
- Edgar Degas, Ballerine (o Ballerine a riposo), 1898, pastello su cinque fogli di carta controccollati su cartone, 83 × 72 cm, Lausanne, fondazione de l’Hermitage, lascito di Lucie Schmidheiny, 1998 (© Lausanne, fondazione de l’Hermitage / Foto: Giorgio Skory, Romanel-sur-Lausanne.)
- Edgar Degas, Semiramide alla costruzione di Babilonia, 1861, olio su tela, 151 × 258 cm, Parigi, Musée d’Orsay, RF 2207 (© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Foto: Hervé Lewandowski.)
- Edgar Degas, Il campo da corsa, tra il 1876 e il 1887, olio su tela, 65,2 × 81,2 cm, Parigi, Musée d’Orsay, RF 1980 (© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Foto: Hervé Lewandowski.)
- Edgar Degas, Il mercato del cotone a New Orleans, 1873, olio su tela, 73 × 92 cm Pau, Musée des Beaux-Arts, 878.1.2 (© RMN-Grand Palais / Foto: Michèle Bellot e Madeleine Coursaget.)
- Edgar Degas, Case in riva al mare, 1869, pastello su carta camoscio, 31,4 × 46,5 cm Parigi, Musée d’Orsay, RF 31201 (© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Foto: Hervé Lewandowski.)
In copertina:
Edgar Degas, Balletto, (o La stella), 1876, pastello su carta, 58,4 × 42 cm, Parigi, Musée d’Orsay, RF 12258
[particolare]
(© Paris, Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Foto: Patrice Schmidt)