– di Elena Cirioni –

Debutta mercoledì 25 marzo al Teatro Mercadante di Napoli in prima nazionale Zio Vanja di Anton Čechov con la regia di Pierpaolo Sepe. La nuova produzione del Teatro Stabile di Napoli sarà in scena sino a domenica 19 aprile.
Era il 17 ottobre del 1896 quando al Teatro Aleksandrinskij di San Pietroburgo Anton Čechov debuttò con Il Gabbiano. Fu un disastro. Le cronache raccontano di fischi e insulti dal pubblico e di Čechov nascosto dietro le quinte durante quasi tutto lo spettacolo. Quella stessa sera giurò di aver definitivamente chiuso con la drammaturgia. Per nostra fortuna non andò così, da lì a poco Vladimir Dančenko convinse Stanislavskij a dirigere il dramma per il Teatro d’Arte di Mosca. Il risultato influenzò la storia del teatro e delle arti sceniche occidentali.
Inafferrabili eppure estremamente chiari i drammi di Čechov rappresentano un duro banco di prova per gli attori e i registi che si cimentano nel portarli in scena. Testi classici, pilastri della drammaturgia contemporanea che spesso per la loro multiforme struttura portano fuori strada, in derive concettuali spesso inconciliabili con la natura vera di questi capolavori. Pierpaolo Sepe ha accettato di cogliere questa sfida con uno dei testi più famosi del drammaturgo russo, Zio Vanja.
Napoli-teatro mercadante
Con una visione della drammaturgia contemporanea da sempre protesa verso le finalità politiche e sociali del teatro, Pierpaolo Sepe inizia la carriera di regista nel 1991, da allora ha firmato più di cinquanta regie. Dal 1997 ha intrapreso una collaborazione artistica con il centro di produzione teatrale Nuovo Teatro Nuovo di Napoli. Vincitore di molti premi e riconoscimenti, tra cui il Premio Flaiano nel 2005 come miglior regista teatrale e il Premio della Critica dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro nel 2012 per la regia de Le cinque rose di Jennifer.
«Cechov non consente alcuno spazio alla vanità di attori e registi – spiega Sepe che continuando afferma – esige onestà, attenzione e cura e quindi, i criteri rappresentativi non possono che fondarsi sul principio dell’essenzialità, quasi della nudità». Resistere alla tentazione della spettacolarizzazione, questa la strada che Sepe e i suoi attori hanno intrapreso per rappresentare al meglio un dramma caratterizzato da un’azione che non c’è, ma che è un lento divenire verso un nulla disarmante costellato da sentimenti e attitudini ancora attuali.
Giacinto Palmarini e Federica Sandrini durante le prove di Zio Vanja al Teatro Mercadante di Napoli
«Abbiamo cercato di raggiungere tutti i significati che il testo contiene per restituirli con la forza e la grazia necessari. La storia e le problematiche che essa contiene pare non siano invecchiate e ci si ritrova, quindi, a parlare di noi, delle nostre piccole e meravigliose vite, delle nostre paure e dei nostri sogni, di tutto ciò che abbiamo perso, di tutto ciò che abbiamo avuto. Alla fine sembra trionfare la profonda immoralità delle nostre esistenze». Con queste parole Sepe pone l’attenzione su uno dei temi principali dei drammi cecoviani: la costruzione dei personaggi. La loro rappresentazione realistica, la psicologia precisa che va a riempire quell’apparente vuoto d’azione.
Altro importante contributo alla costruzione dello spettacolo è stato dato da Armando Pirozzi, collaboratore del regista, che afferma: «Non nella stratificazione geologica che hanno accumulato negli anni, ma nella loro attuale vitalità, nella forza che hanno di esplorare sentimenti non mummificati, ma ancora validi, ancora da tutti vissuti e compresi, e che, raccontati con chiarezza e sincerità, possono ancora trasmettere profonde emozioni. Per questo, si è deciso di rendere attuale l’azione dei personaggi, una attualizzazione non tanto delle date, ma dei corpi, della gestualità, del modo di vivere e di soffrire, per afferrare quanto di ancora vivo e di universale c’è in Zio Vanja».
Paolo Serra e Gaia Aprea in un momento delle prove di Zio Vanja al Teatro Mercadante di Napoli
L’ulteriore sfida dello spettacolo è proprio quella di sradicare i personaggi dal loro contesto storico e portarli ai giorni nostri. L’oziosa e inetta borghesia russa di Čechov rinchiusa in un provincialismo cosmico diventa attuale per descrivere parti delle nostre esistenze. In questo modo Aleksandr Vladimirovič Serebrjakov (Paolo Serra) il professore a riposo con la bella e giovane moglie Elena Andreevna (Gaia Aprea), la figlia di primo letto del professore Sonja (Federica Sandrini), Zio Vanja (Giacinto Palmarini) e il medico Michail L’vovič Astrov (Andrea Renzi) tornano a essere testimoni di esistenze mediocri, vite sospese nell’attesa di sogni infranti o irraggiungibili. Capitano di questa schiera è Zio Vanja simbolo di tutti i sognatori disillusi e di una modernità inetta e incapace di credere in sé stessa.

Didascalie immagini

  1. Napoli, teatro Mercadante (fonte)
  2. Giacinto Palmarini e Federica Sandrini durante le prove di Zio Vanja al Teatro Mercadante di Napoli
  3. Paolo Serra e Gaia Aprea in un momento delle prove di Zio Vanja al Teatro Mercadante di Napoli

In copertina:
Teatro Mercadante, Napoli (fonte)

Zio Vanja
di Anton Čechov
regia di Pierpaolo Sepe, con la
collaborazione drammaturgica di Armando Pirozzi
scene di Carmine Guarino
costumi di Gianluca Falaschi
luci Cesare Accetta

Dove e quando

  • Date : 24 March, 201518 April, 2015