Dopo il completamento del restaturo di Ercole e Nesso, il cui articolo è programmato per la settimana prossima, riflettori ancora puntati sugli Uffizi dove, dalle 8.15 di questa mattina, è tornata visibile la Sala dell’Ermafrodito chiusa lo scorso autunno per realizzare un nuovo allestimento creato appositamente per ospitare l’Allegoria della Virtù dipinta fra il 1580 e il 1585 da Jacopo Ligozzi e regalata da Jean-Luc Baroni che durante la presentazione alla stampa ha spiegato come la donazione sia giunta a buon fine per l’instancabile lavoro svolto negli anni da Antonio Natali e Cristina Acidini e ribadendo “il grande piacere, oltre che la fortuna di poter dare in dono questo dipinto alla Galleria degli Uffizi. Una donazione che considero in un certo senso un atto dovuto e non solo perché quest’opera può così trovare la sua collocazione definitiva nella città di Firenze”.
Jacopo Ligozzi fu una delle personalità artistiche più originali nella Firenze dell’ultimo Cinquecento e primo Seicento. Ansioso, tormentato dalla tipica devozione della Controriforma, ossessionato dal peccato e dalla morte, nei dettagliatissimi, straordinari disegni, come nei dipinti, spicca e affascina quella particolare individualità.
Nella monumentale tela donata (cm 345 x 228), sullo sfondo di una parete rocciosa bagnata da un ruscello e dove appaiono perfettamente rappresentate dodici specie floreali, una giovane seminuda (la Virtù) si dibatte tra i lacci dell’Ignoranza (la donna con orecchie d’asino), e dal Pregiudizio (l’anziana con ali membranose alle spalle e a coda di gufo alle tempie), ma salvata da un piccolo Amore in volo. Leggendola con occhi contemporanei sembra il simbolo di un gesto d’amore, icona della donazione stessa che, per qualche attimo felice sembra sollevarci da squallore e sofferenza.
Le vicissitudini storiche che hanno accompagnato l’opera, dallla vendita al’asta del 1865, ai vari passaggi, fino all’arrivo, in precarie condizioni (e mutilata del piede sinistro del Pregiudizio), al mercante d’arte che, in ricordo del padre Giancarlo, nel 2014, in occasione del prestito per la monografica dedicata a Jacopo Ligozzi, ha deciso di farne dono alla Galleria per ricongiungerla al suo clima d’origine. Vicende analizzate e ipotizzate nel bel volume inserito all’interno della collana ‘Gli Uffizi. Studi e Ricerche’, edito dalla casa editrice fiorentina Centro Di (anch’esso generosamente finanziato da Jean-Luc Baroni) con testi di Antonio Natali, Martin Hirschboeck, Giorgio Marini, Francesca de Luca, Ilaria della Monica così come quello scritto a quattro mani dalle esperte di botanica Chiara Nepi e Maria Adele Signorini.

La sala 38 degli Uffizi porta il nome della statua di Ermafrodito (lì sistemato fin dalla prima metà dell’Ottocento), raffinata copia romana di età imperiale di un originale ellenistico della metà del II secolo a.C., fu tale che, a partire dal 1669, anno del suo ingresso nelle collezioni, tutti gli ambienti che ebbero l’onore di ospitarla ne assunsero la denominazione, a prescindere dall’importanza dei capolavori pittorici che ne condividevano l’allestimento.

Con Ermafrodito, fulcro delle opere ispirate alla cultura di Francesco I de’ Medici, fine collezionista e mecenate, nel nuovo allestimento ora troneggia l’Allegoria della Virtù che, appunto al gusto di Francesco, è connessa essendo entrata nelle raccolte granducali proprio durante il suo regno come da descrizione inventariale del 1588 degli arredi del Casino Mediceo dell’eredità di Francesco e Bianca Cappello. Nel 1765 figurava in palazzo Galli Tassi e nel 1863 nell’Arcispedale di Santa Maria Nuova e che alienò il dipinto nel 1865 Inoltre, come ipotizza Cristina Acidini nel suo saggio in catalogo, potrebbe essere stata proprio Bianca Cappello a commissionarla al Ligozzi.

Per accogliere l’Allegoria la sala 38 è stata riordinata con il determinante contributo dell’Associazione Amici degli Uffizi. Le pareti del vano, cui si accede dal Ricetto delle Iscrizioni del Terzo Corridoio, sono state tinteggiate dello stesso rosso cremisi che connota la Sala di Michelangelo e gli ambienti dedicati alla pittura del Cinquecento, al primo piano di ponente della Galleria.

Ai lati dell’Allegoria, sempre pertinenti allo spirito di Francesco, del quale è presente un ritratto, opera d’artista fiorentino, databile al 1570 circa, il Ritratto di Gabrielle d’Estrées con una delle sorelle: lirico esempio della sensibilità raffinata e insieme spregiudicata dell’École de Fontainebleau. La temperie cortigiana che sottende la tavola francese rivela poi sintonie con la piccola Allegoria della Fortuna, segnata da suggestioni nordiche, parimenti gradite al principe; che era cultore di temi intellettualmente sofisticati, come quelli proposti dall’altra piccola Allegoria della Felicità pubblica, dipinta sul 1568 dal Bronzino, giusto per Francesco.

Ricordando ancora una volta che gli Uffizi, nonostante i lavori di ampliamento, a parte il giorno di chiusura settimanale, sono sempre rimasti aperti per stupire, affascinare e trovare qualcosa di nuovo a ogni visita e concludo prendendo in prestito l’interrogativo di Snoopy: “Come si fa ad essere modesti, quando…”
Didascalie immagini
- Jan-Luc Baroni con alle spalle l’opera donata (Foto: © 2015 Cinzia Colzi in esclusiva per Arte e Arti Magazine)
- Copertina del volume ‘La virtù del Principe. L’Allegoria di Jacopo Ligozzi’
- Jacopo Ligozzi, Allegoria della Virtù salvata da Amore dall’aggressione dell’Ignoranza e del Pregiudizio, metà del nono decennio del XVI secolo
olio su tela Inv. 1890, n. 10637 cornice del XXI secolo
(Foto: © 2015 Cinzia Colzi in esclusiva per Arte e Arti Magazine) - l’Ermafrodito al centro della sala 38 della Galleria degli Uffizi (Foto: © 2015 Caterina Chimenti in esclusiva per Arte e Arti Magazine)
- Veduta della sala 38, lato sinistro (courtesy Galleria degli Uffizi)
- Veduta della sala 38, lato destro (courtesy Galleria degli Uffizi)
- Veeduta dell’ingresso della sala 38 (courtesy Galleria degli Uffizi)
In copertina:
Un particolare dell’Allegoria della Virtù di Jacopo Ligozzi