È stata inaugurata ieri a Firenze, nella prestigiosa sede di Palazzo Strozzi, la mostra Potere e Pathos: eccezionalmente riuniti in un’unica sede, 50 capolavori in bronzo di epoca ellenistica prestati da 34 musei di 13 paesi, per una rassegna che giustamente è stata definita senza precedenti.
Frutto della collaborazione tra l’istituto fiorentino, il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, la National Gallery of Art di Washington e la Soprintendenza Archeologica della Toscana, la mostra rappresenta un’occasione unica per ammirare e confrontare pezzi rarissimi che normalmente sono dislocati su 4 continenti.

Figura maschile

L’eccezionalità dell’evento sta proprio nella scelta di concentrarsi sul bronzo: nonostante questo fosse un materiale comune per le sculture greche, sono pochissimi i pezzi a noi pervenuti. Infatti a differenza del marmo, il bronzo poteva essere facilmente fuso e riutilizzato per monete e armi, e questo è stato probabilmente il destino di molte statue antiche. Non a caso la mostra si apre simbolicamente con il piedistallo, privo di sculture, sul quale è iscritto il nome di Lisippo: del più grande scultore antico, celebre per le sue statue in bronzo, non abbiamo nemmeno un originale. 

Base di statua con firma di Lisippo

Della diffusione del bronzo in età classica ed ellenistica esistono molte prove. Dopo tutto, una delle sette meraviglie del mondo antico, il Colosso di Rodi, era stato realizzato proprio in bronzo. In particolare la versatilità del bronzo e la vivacità dei suoi riflessi metallici ben si sposavano con la raffinata arte di età ellenistica, in cui il realismo dei dettagli anatomici si unisce alla resa perfetta delle emozioni e delle caratteristiche psicologiche.

Testa-ritratto maschile

Con il regno di Alessandro il Grande – che segna l’inizio dell’età ellenistica – ha infatti inizio una vera e propria rivoluzione in campo artistico, e compaiono un fasto e una grandiosità sconosciute alla cultura della polis. Dal punto di vista iconografico Alessandro sarà il primo condottiero guidato da un’ispirazione divina, inaugurando così una modalità di rappresentazione e celebrazione del potere destinata a sopravvivere a lungo e ben oltre i confini del suo impero.
Allo stesso tempo lo sviluppo di corti raffinate e le influenze provenienti dalle regioni conquistate dal Macedone, danno luogo a un originale sincretismo e a una nuova attenzione all’universo emotivo dei soggetti rappresentati.

Potere e Pathos diventano dunque i due poli sui quali si articola il linguaggio espressivo ellenistico, forte anche di una perizia tecnica invidiabile che fino al Rinascimento non troverà eguali.

Eros dormiente

La mostra presenta vari livelli e propone diversi percorsi di lettura. Prima di tutto c’è la volontà di mettere in campo ciò che sappiamo – e ciò che ignoriamo, visto il piedistallo vuoto di Lisippo – dell’arte ellenistica al suo apice. Non dimentichiamo infatti che queste opere non erano state create per l’esposizione isolata in musei, ma per dialogare con l’ambiente circostante, sicuramente circondate da altre opere di fattura simile. Vederle tutte insieme restituisce un contesto che nel tempo era andato perso.

Allo stesso tempo si cerca di ricostruire la dimensione del “fenomeno” ellenistico: la circolazione di queste opere, dall’epoca romana fino a tempi molto recenti, la diffusione delle copie, il collezionismo di cui proprio Firenze – grazie ai Medici – fu uno dei centri principali. Tutta la mostra è infatti disseminata di rimandi e opere che sembrano dialogare tra loro con una vivacità che troppo spesso, nei musei, non riusciamo a cogliere.

Ecco quindi che per la prima volta il celebre Apoxymenos di Vienna è esposto accanto alla sua copia in marmo conservata agli Uffizi: un accostamento che chiude un cerchio, visto che proprio il calco della versione marmorea servì da modello per restaurare l’originale bronzeo che all’epoca fu rinvenuto in 234 frammenti.

Un altro interessante dialogo, è quello tra la testa di cavallo “Medici Riccardi” (appena restaurata) e una splendida statuina che ritrae Alessandro Magno a cavallo. Qui, per chi frequenta abitualmente le mostre allestite a Palazzo Strozzi, si chiude idealmente un altro cerchio: durante la mostra “La Primavera del Rinascimento” la stessa testa di cavallo era esposta di fronte alla “Protome Carafa” di Donatello, per la quele era stata probabilmente presa a modello.

La mostra si chiude con un’altra coppia d’eccezione: i due Apollo, quello di Piombino e quello di Ercolano, statue di epoca ellenistica eseguite ricalcando un modello arcaico, che aprono interessanti prospettive sull’uso di modelli di epoche diverse. 

Oltre ai rimandi interni alla mostra non mancano, come per altre mostre allestite in questa sede, i suggerimenti per allargare i propri orizzonti grazie a eventi ad hoc. Tra le iniziative più importanti la mostra allestita presso il Museo Nazionale Archeologico di Firenze, Piccoli Grandi Bronzi – capolavori greci, etruschi e romani (20 Marzo – 21 Giugno) che presenta al pubblico parte della collezione medicea e lorenese conservate presso lo stesso museo.
Ai visitatori sarà inoltre fornito un “passaporto” e una mappa che illustrano un ideale itinerario che parte dalle due mostre di Palazzo Strozzi e del Museo Archeologico, per poi abbracciare l’intera Toscana, non solo con la proposta di luoghi ben noti come le Vetulonia, Populonia o Portoferraio, ma anche località un po’ fuori dagli itinierari turistici come Sesto Fiorentino, Dicomano e Montelupo.

Didascalie immagini

  1. Figura maschile
    II secolo a.C., bronzo, cm 127 x 75 x 49. Brindisi, Museo Archeologico Provinciale “F. Ribezzo”, 40614 (torso), 40615 (testa)
  2. Base di statua con firma di Lisippo
    Fine del IV-inizi del III secolo a.C, calcare blu-grigio, cm 30 x 70,5 x 70,5, Corinto, XXXVII. Eforia delle Antichità Preistoriche e Classiche, inv. I 29
  3. Testa-ritratto maschile
    Fine del II-inizi del I secolo a.C., bronzo, pasta di vetro, pietra nera, cm 32,5 x 22 x 22. Atene, Museo Archeologico Nazionale, inv. X 14612
  4. Eros dormiente
    III-II secolo a.C., bronzo, cm 41,9 x 85,2 x 35,6, cm 45,7, con base. New York, The Metropolitan Museum of Art, Rogers Fund 1943, 43.11.4
  5. In primo piano: Atleta con strigile (Apoxyomenos di Efeso). 1-50 d.C.; Vienna, Kunsthistorisches Museum
    In secondo piano: Atleta (tipo dell’Apoxyomenos di Efeso), II secolo d.C.; cm 193. Firenze, Uffizi
  6. Statuetta di Alessandro Magno a cavallo. I secolo a.C., bronzo e argento, Napoli, Museo Archeologico
    Testa di cavallo “Medici Riccardi”. Seconda metà del IV secolo a.C., bronzo, cm 81 x 95 x 40. Firenze, Museo Archeologico
  7. Sinistra: Apollo (Apollo di Piombino). 120-100 a.C. circa; bronzo, rame, argento. Parigi, Musée du Louvre
    Destra: Apollo (Kouros). I secolo a.C.-I secolo d.C.; bronzo, rame, osso, pietra scura, vetro; Pompei

In copertina:
Atleta con strigile (Apoxyomenos di Efeso)
particolare
1-50 d.C.; bronzo; cm 205,4 x 78,7 x 77,5. Vienna, Kunsthistorisches Museum, inv. Antikensammlung VI 3168

Catalogo

Potere e pathos. Bronzi del mondo ellenistico
A cura di Jens M. Daehner e Kenneth Lapatin
Firenze, Giunti Editore 2015.

Dove e quando