Andati in scena il 18 febbraio al Teatro Ristori di Verona sotto il titolo comune di “Le belle addormentate”, questi piccoli cammei sono stati voluti dall’Accademia per l’Opera italiana di Verona e realizzati dagli studenti dei corsi di regia, di composizione e di scenografia. Ideato dall’ex-direttore Giorgio Brunello – spinto da Azio Corghi e Quirino Principe, entrambi grandi nomi del panorama musicale e intellettuale del nostro Paese – il progetto è stato poi sposato dalla nuova direttrice Cecilia Gasdia.

Lo spettacolo trae il suo soggetto dalla raccolta di Giambattista Basile Lo cunto de li cunti, conosciuto anche come Pentamerone; così come la più nota opera del Boccaccio, anche questa perla del barocco napoletano trascrive alcune leggende popolari inquadrandole in un più ampio racconto-cornice.
Stessa struttura possiede lo spettacolo veronese: le tre operine – composte da Paolo Geminiani, Gianni Giacomazzo e Riccardo Romano – sono inserite in una narrazione più ampia che le lega l’una all’altra. Grazie alla scenografia di Lorenzo Russo – minimalista (si tratta di tre pannelli mobili) ma funzionale e totipotente attraverso l’uso delle sofisticate proiezioni di Florian Canga – ci si trova in una Napoli barocca, colorata, magica e fragorosa, caotica e spagnola. Il tutto è animato dai numeri della famiglia Campagna, circensi e acrobati di grande levatura la cui matriarca Valeria Volpe ha curato, insieme alla collega Ilaria Passeri, la regia della storia della principessa Zoza che fa da prologo ed epilogo.

Impreziositi dalla coinvolgente recitazione di Syusy Blady, di Massimo Caruso e di Sara Furlan, questi due momenti hanno fatto da cornice alle tre operine, ognuna delle quali racconta una storia di donna. Talia è la versione cruda della bella addormentata di Perrault: caduta nel suo sonno profondo subisce una violenza da parte di un principe di passaggio. Il regista Marco Ferrari ha reso sulla scena tutta la stupita angoscia e la disarmante impotenza che la musica di Romano portava con sé attraverso un uso di proiezioni cupe che agitano l’inconscio. Cannetella è una giovane principessa che attraverso un’esperienza onirica matura da bambina capricciosa a donna, imparando a scegliere e a seguire i buoni consigli; la componente psicologica è forte nella musica di Geminiani e la regia di Andjela Bizimoska, certo la più complessa delle tre dal punto di vista della messa in scena, restituisce la fantasmagorica potenzialità del sogno attraverso l’uso di danzatori, figuranti, rapidi cambi di costume e proiezioni. Infine, Petrosinella – la Rapunzel partenopea – è inquadrata da Giacomazzo e Alessandro Rigoni come un’adolescente alle soglie dell’età matura che, seppur desiderosa di conoscere il mondo, ha paura di affrontare il dolore che spesso può derivare dall’esperienza.

La profondità del dolore, delle paure, delle incertezze che stringono gli animi di queste figure femminili prototipiche è stata resa dall’impegno delle tre cantanti chiamate a dar voce ai personaggi: i soprani Iris Composta, che ha interpretato Talia e Cannetella, e Carlotta Bellotto, Petrosinella, e il mezzosoprano Annapaola Pinna, che ha vestito i panni di Fioravante e del Re in Cannetella. Tutte e tre hanno dimostrato grande professionalità e presenza scenica nonostante la giovane età e le difficoltà offerte dalle composizioni dei tre autori, dirette per l’occasione da Andrea Mannucci.

Nella speranza che questo spettacolo non rimanga un “saggio” ma venga rappresentato anche altrove, chi scrive è sicuro che la qualità dimostrata da questi giovani esordienti del teatro d’opera italiano sarà un trampolino di lancio che li porterà ad astra.
Didascalie immagini
- Le Belle Addormentate, il cast (© foto di Andreina Godoy)
- Le Belle Addormentate, le tre interpreti principali (© foto di Andreina Godoy)
- Le Belle Addormentate, un momento del prologo (© foto di Andreina Godoy)
- Le Belle Addormentate, un momento del prologo con Syusy Blady (© foto di Andreina Godoy)
In copertina:
Le Belle Addormentate, il cast
[particolare]
(© foto di Andreina Godoy)
Le foto sono di Andreina Godoy.