– di Elena Cirioni –
Il 21 febbraio è venuto a mancare Luca Ronconi. Domani 8 marzo, in quello che sarebbe stato il giorno del suo ottantaduesimo compleanno, il Piccolo Teatro Grassi di Milano dedica al maestro una giornata di proiezioni video ed eventi sulla sua storica carriera. Sempre al Piccolo il suo ultimo spettacolo Lehman Trilogy è ancora in scena sino al 15 marzo e sarà ripreso poi per tre settimane in maggio, dal 12 al 31.

La saga di una delle più potenti famiglie americane. Questo è l’ultimo atto creativo di Ronconi. I Lehman sono al centro del testo di Stefano Massini uno dei drammaturghi più famosi in Italia, dall’America schiavista al dopo 11 settembre, rivive sulla scena la storia di un intero paese. Spettacolo diventato ultimo testamento di un pilastro della scena europea.

Luca Ronconi, durante la sua carriera ha attraversato la storia del teatro italiano, inventando nuovi linguaggi scenici e diventando un modello da seguire per registi e drammaturghi contemporanei.
Nasce nel 1933 a Susa in Tunisia, dove la madre Fernanda insegnava lettere. Poco dopo si trasferisce a Roma dove vive gli anni della guerra e in questa stessa città dopo la Liberazione inizia a studiare teatro.
La sua carriera comincia nelle aule dell’Accademia Nazionale Silvio D’Amico, ma non subito come regista. Studia recitazione e nel 1953 si diploma. Subito dopo arriva il suo primo debutto da attore in Tre quarti di luna con la regia di Luigi Squarzina.
Dieci anni più tardi nel 1963 con la Compagnia Corrado Pani e Gianmaria Volontè firma la sua prima regia. È l’inizio di una carriera lunga, ricca di incontri con autori classici e contemporanei che porta in scena in maniera attenta e visionaria. L’indimenticabile Orlando Furioso del 1969 con la riduzione di Edoardo Sanguineti, segna un punto fondamentale nella storia del teatro italiano. Gli attori recitano in spazi diversi, mentre il pubblico segue come in un labirinto le vicende. Con questa regia memorabile Ronconi trova il suo vero posto nel teatro.
Regista d’avanguardia, ma anche attento conoscitore della tradizione teatrale italiana e della letteratura. Il testo, la narrativa: analizzata, vivisezionata e poi ricomposta per la scena con linguaggi nuovi. Il lavoro dell’attore: forgiato, ascoltato e trasformato. Decisivo per la sua estetica e la sua didattica il biennio 1977-79. In questi anni sperimenta un laboratorio al Teatro Metastasio di Prato, da questa esperienza nascono capolavori come La torre di Von Hofmannsthal, le Baccanti ricostruito per una sola attrice, Marisa Fabbri. Proprio questa visione d’ensemble di lavoro comune, sperimentata a Prato sarà fondamentale per il suo pensiero.

Il teatro per Ronconi è lavoro collettivo, sperimentazioni di linguaggi impossibili, ma che alla fine sulla scena si rivelano efficaci. Difficile, soprattutto nei primi anni il rapporto con le istituzioni, ma che alla fine si arrendono al suo genio visionario. Sul finire degli anni ottanta diventa direttore del Teatro Stabile di Torino dove mette in scena uno tra i suoi tanti capolavori: Gli ultimi giorni dell’umanità di Karl Kraus. Allestito nell’ex Fabbrica del Lingotto, ricostruisce gli episodi della Grande Guerra in maniera labirintica, gli spettatori devono girarsi per riuscire a vedere le scene che si svolgono contemporaneamente. Un lavoro immenso, quasi impossibile da realizzare eppure perfetto nella sua composizione scenica. Da Torino al centro Italia dove dal 1994 al 1998 dirige il Teatro di Roma e mette in scena uno dei testi più famosi di Gadda Quel pasticciaccio brutto de Via Merulana.

Dotato di una curiosità innata e di una vocazione per le nuove sfide Ronconi non si interessa solamente agli autori di narrativa, ma anche testi di scrittori scientifici come John David Barrow. Proprio da un suo saggio prenderà vita lo spettacolo Infinities nel 2002 per il Piccolo di Milano, dove nel 1999 Ronconi prende il posto di Strehler nella direzione dello storico Stabile. Ormai la sua carriera è matura, per molti è diventato un classico, un maestro anche se non ha mai amato questa definizione. Tutto questo non ha scalfito la sua indole riservata e umile, che non apprezzava i clamori del successo e il sussiego che gli veniva riservato.

Alla città preferiva la tranquilla vita di campagna e da qualche tempo era ritornato in quell’Umbria dove aveva trascorso parte della sua infanzia. Nel cuore verde dell’Italia insieme con Roberta Carlotto aveva fondato una scuola di perfezionamento per attori. Un luogo ameno e solitario dove poter studiare e sperimentare. Sperimentare. Questa la parola che da sempre ha caratterizzato il suo stile, il suo modo di fare teatro. In perenne ricerca di nuovi testi da portare in scena, questa voglia di nuove storie da raccontare lo ha portato verso scrittori emergenti o alla ricerca di capolavori sconosciuti. Dall’economista Giorgio Ruffolo alla vitalità innovativa di Rafael Spregelburd, la sua ricerca di nuove scritture sceniche sembrava non dover finire mai.
Ricordiamo così un artigiano della scena, inventore e alchimista di realtà visionarie, il grande Luca Ronconi.
Didascalie immagini
- Luca Ronconi
- Lehman Trilogy, regia di Luca Ronconi)
- Lo storico Orlando Furioso televisivo diretto da Luca Ronconi
- Quel pasticciaccio brutto de Via Merulana, regia di Luca Ronconi
- Infinities, regia di Luca Ronconi
- Luca Ronconi
In copertina:
Quel pasticciaccio brutto de Via Merulana, regia di Luca Ronconi