E’ appena tramontata la luna dell’edizione 2014 della notte degli Oscar e siamo pronti alla consueta analisi dei risultati, si sa che gli Academy Awards sono solo un gioco (spesso politico) ma mai come quest’anno i premi assegnati sono risultati di valore tanto inconfutabile, anche su un terreno minato da idee soggettive come quello artistico.
I due film già alla vigilia in testa ai pronostici con nove candidature hanno finito col portarsi a casa con uguale equità quattro statuette ciascuno, ma moralmente è Birdman o (l’imprevedibile virtù dell’ignoranza) che con i premi al miglior film, regia, sceneggiatura originale e fotografia predomina su Grand Budapest Hotel, migliori costumi, colonna sonora, scenografia e trucco, per la caratura maggiore delle categorie in cui ha prevalso.

Alejandro González Iñárritu vero ideatore di Birdman può mettere in salotto tre statuette vinte come regista, produttore e sceneggiatore della sua creatura più ardita; soprattutto il premio alla regia gli è quanto mai dovuto, per esser riuscito a creare il ritmo sostenuto della commedia brillante facendo a meno del montaggio, operazione ritenuta praticamente impossibile dai più, usando solo lunghi piani sequenza.
Particolarmente meritati anche i quattro premi tecnici assegnati a Grand Budapest Hotel di Wes Anderson: alla musica di Alexandre Desplat, finalmente vincitore all’ottava candidatura che quest’anno gareggiava contro se stesso, alla scenografia di Adam Stockhausen e Anna Pinnock costruita realmente senza uso di effetti digitali e ai costumi della nostra Milena Canonero.

Dopo gli Oscar vinti per Barry Lyndon (1975) di Stanley Kubrick, Momenti di Gloria (1982) di Hugh Hudson e Marie Antoinette (2007) di Sofia Coppola, con questa nuova statuetta è confermato il talento inesauribile della costumista torinese, che iniziò la sua carriera sul set di Arancia Meccanica (1972) con l’intuizione di mettere in testa al mitico Alex quella bombetta ormai iconica.
Grande risultato anche per il piccolo film indipendente Whiplash del giovane Damien Chazelle, che con cinque candidature ha incassato tre vittorie per miglior sonoro, montaggio e attore non protagonista J.K. Simmons; sconfitto della serata Boyhood di Richard Linklater con sei candidature e una sola statuetta alla miglior attrice non protagonista.

Proprio Patricia Arquette, premiata per la sua interpretazione in Boyhood, ha dato inizio a una serie di ringraziamenti che messa al bando ogni banalità si son fatti portavoce d’istanze legittime: l’attrice inforcando senza complessi i suoi occhiali da vista ha fatto notare l’assenza di film con donne protagoniste nella categoria miglior film, solo visioni al maschile, e denunciato la pesante distanza salariale che ancora a Hollywood discrimina le attrici dai colleghi maschi; il suo intervento si è concluso al grido “è ora che ne parliamo!” tra gli applausi e l’entusiasmo particolare di Meryl Streep e Jennifer Lopez in prima fila.

Altro intervento pieno di significato quello di Graham Moore, miglior sceneggiatura non originale per The imitation game sulla figura di Alan Turing (il genio che ha decriptato il codice nazista Enigma e a guerra finita è stato condannato alla castrazione chimica dallo Stato britannico per la sua omosessualità), che ha rivendicato il valore della diversità, confessando di aver tentato il suicidio a sedici anni perché si sentiva estraneo al mondo; o quello del paroliere John Stephens, con il rapper Lonnie Lynn miglior canzone per il film Selma – la strada della libertà che racconta la lotta di Martin Luther King per l’eguaglianza dei neri, che ha ricordato come non a caso la maggior parte della popolazione carceraria negli Stati Uniti sia con la pelle scura.

Un bel peso politico ha anche il premio al miglior documentario lungometraggio assegnato a Citizenfour di Laura Poitras, sullo scandalo delle intercettazioni illegali effettuate dai servizi segreti USA con il benestare della Casa Bianca, un vero e proprio attacco frontale alla libertà individuale di tutti noi.
Il film ci porta a contatto col giovane informatico Edward Snowden che ha rivelato al mondo gli affari sporchi dell’amministrazione Obama e delle predecenti, con miliardi di dati telematici acquisiti illegalmente in tutto il mondo, che riparato in Russia dove ha ottenuto l’asilo politico per un anno deve rispondere di spionaggio e attentato alla sicurezza nazionale.
Già all’inizio del film, parte finale di una trilogia che affrontava i temi della guerra in Iraq e di Guantanamo nei capitoli precedenti, la regista ha denunciato di essere spesso oggetto di pedinamenti e intimidazioni, fermi e lunghi interrogatori agli aeroporti ogni volta che si mette in viaggio, che l’hanno costretta a fuggire a Berlino per poter completare il progetto di Citizenfour.

Con il premio a Ida di Pawel Pawlikowski finalmente anche la Polonia ha conquistato il suo primo Oscar.
Migliori attori protagonisti sono risultati i bravissimi Eddie Redmayne per La teoria del tutto e Julianne Moore per Still Alice perché si sa, statistiche alla mano, che a Hollywood la malattia quasi sempre trionfa; infine nonostante la presenza in competizione di gioielli dell’animazione come La storia della principessa splendente di Isao Takahata, Song of the sea di Tomm Moore e Boxtrolls – le scatole magiche di Anthony Stacchi e Graham Annable la statuetta è andata al, divertente per carità ma pur sempre troppo digitale, Big Hero 6 di Don Hall e Chris Williams.

A seguire come di consueto elenco completo dei vincitori e degli altri candidati agli Oscar per la stagione 2014, categoria per categoria.
Miglior Film: Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza) di Alejandro G. Iñárritu
- American sniper di Clint Eastwood
- Boyhood di Richard Linklater
- Grand Budapest Hotel di Wes Anderson
- The imitation game di Morten Tyldum
- Selma – la strada per la libertà di Ava Du Vernay
- La teoria del tutto di James Marsh
- Whiplash di Damien Chazelle

Miglior Regia: Alejandro G. Iñárritu per Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza)
- Richard Linklater per Boyhood
- Bennett Miller per Foxcatcher
- Wes Anderson per Grand Budapest Hotel
- Morten Tyldum per The imitation game
Miglior Attrice: Julianne Moore per Still Alice
- Marion Cotillard per Due giorni una notte
- Felicity Jones per La teoria del tutto
- Rosamund Pike per L’amore bugiardo – Gone girl
- Reese Witherspoon per Wild
Miglior Attore: Eddie Redmayne per La teoria del tutto
- Steve Carell per Foxcatcher – una storia americana
- Bradley Cooper per American sniper
- Benedict Cumberbatch per The imitation game
- Michael Keaton per Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza)

Miglior Attrice non protagonista: Patricia Arquette per Boyhood
- Laura Dern per Wild
- Keira Knightley per The imitation game
- Emma Stone per Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza)
- Meryl Streep per Into the woods
Miglior Attore non protagonista: J.K. Simmons per Whiplash
- Robert Duvall per The judge
- Ethan Hawke per Boyhood
- Edward Norton per Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza)
- Mark Ruffalo per Foxcatcher – una storia americana
Miglior Sceneggiatura Originale: Alejandro G. Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris jr e Armando Bo per Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza)
- Richard Linklater per Boyhood
- E. Max Frye e Dan Futterman per Foxcatcher – una storia americana
- Wes Anderson e Hugo Guinness per Grand Budapest Hotel
- Dan Gilroy per Lo sciacallo (Nightcrawler)

Miglior Sceneggiatura non Originale: Graham Moore per The imitation game
- Jason Hall per American sniper
- Paul Thomas Anderson per Vizio di forma
- Anthony Mc Carten per La teoria del tutto
- Damien Chazelle per Whiplash
Miglior Fotografia: Emmanuel Lubezki per Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza)
- Robert Yeoman per Grand Budapest Hotel
- Lukasz Zal e Ryszard Lenczewski per Ida
- Dick Pope per Turner
- Roger Deakins per Unbroken
Miglior Montaggio: Tom Cross per Whiplash
- Joel Cox e Gary D. Roach per American sniper
- Sandra Adair per Boyhood
- Barney Pilling per Grand Budapest Hotel
- William Goldenberg per The imitation game

Miglior Scenografia: Adam Stockhausen e Anna Pinnock per Grand Budapest Hotel
- Maria Djurkovic e Tatiana Mac Donald per The imitation game
- Nathan Crowley e Gary Fettis per Interstellar
- Dennis Gasser e Anna Pinnock per Into the woods
- Susie Davies e Charlotte Watts per Turner
Migliori Costumi: Milena Canonero per Grand Budapest Hotel
- Mark Bridges per Vizio di forma
- Colleen Atwood per Into the woods
- Anna B. Sheppard e Jane Clive per Maleficent
- Jacqueline Durran per Turner
Miglior Colonna Sonora: Alexandre Desplat per Grand Budapest Hotel
- Alexandre Desplat per The imitation game
- Hans Zimmer per Interstellar
- Gary Yershon per Turner
- Jóhann Jóhannsson per La teoria del tutto

Miglior Canzone Originale: Glory di John Stephens e Lonnie Lynn da Selma – la strada della libertà
- Everythings is awesome di Shawn Patterson da The Lego Movie
- Grateful di Diane Warren da Beyound the lights
- I’m not gonna miss you di Glen Campbell e Julian Raymond da Glen Campbell …I’ll be me
- Lost stars di Gregg Alexander e Danielle Brisebois per Tutto può cambiare
Miglior Trucco e Acconciature: Frances Hannon e Mark Coulier per Grand Budapest Hotel
- Bill Corso e Dennis Liddiard per Foxcatcher – una storia americana
- Elizabeth Yianni, Georgiu e David White per I guardiani della galassia
Miglior Sonoro: Craig Mann, Ben Wilkins, Thomas Curley per Whiplash
- John Reitz, Gregg Rudloff, Walt Martin per American sniper
- Jon Taylor, Frank A. Montaño, Thomas Varga per Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza)
- Gary A. Rizzo, Gregg Landaker, Mark Weingarten per Interstellar
- Jon Taylor, Frank A. Montaño, David Lee per Unbroken

Miglior Montaggio Sonoro: Alan Robert Murray e Bub Asman per American sniper
- Martín Hernández e Aaron Glascock per Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza)
- Brent Burge e Jason Canovas per Lo Hobbit: la battaglia delle cinque armate
- Richard King per Interstellar
- Becky Sullivan e Andrew De Cristofaro per Unbroken
Migliori Effetti Speciali Visivi: Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter, Scott Fisher per Interstellar
- Dan Deleeuw, Russell Earl, Bryan Grill, Dan Sudick per Captain America: the winter soldier
- Joe Letteri, Dan Lemmon, Daniel Barrett, Erik Winquist per Apes Revolution – il Pianeta delle scimmie
- Stephane Ceretti, Nicolas Aithadi, Jonathan Fawkner, Paul Corbould per I guardiani della galassia
- Richard Stammers, Lou Pecora, Tim Crosbie, Cameron Waldbauer per X-Men – giorni di un futuro passato
Miglior Film d’Animazione: Big Hero 6 di Don Hall, Chris Williams e Roy Conli
- Boxtrolls – le scatole magiche di Anthony Stacchi, Graham Annable e Travis Knight
- Dragon trainer 2 di Dean Deblois e Bonnie Arnold
- Song of the sea di Tomm Moore e Paul Young
- La storia della principessa splendente di Isao Tkahata e Yoshiaki Nishimura

Miglior Cortometraggio Animato: Feast di Patrick Osborne e Kristina Reed
- The bigger picture di Daisy Jacobs e Christopher Hees
- The dam keeper di Robert Kondo e Dice Tsutsumi
- Me and my moulton di Torill Kove
- A single life di Joris Oprins
Miglior Film Straniero: Ida (Polonia) di Pawel Pawlikowski
- Leviathan (Russia) di Andrei Zvyagintsev
- Mandariinid (Estonia) di Zaza Urushadze
- Timbuktu (Mauritania) di Abderrahmane Sissako
- Storie pazzesche (Argentina) di Damián Szifron

Miglior Documentario: Citizenfour di Laura Poitras, Mathilde Bonnefoy e Dirk Wilutzky
- Cercando Vivian Maier di John Maloof e Charlie Siskel
- Last days in Vietnam di Rory Kennedy e Keven Mc Alester
- Il sale della terra di Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado e David Rosier
- Virunga di Orlando von Einsiedel e Joanna Natasegara
Miglior Cortometraggio Documentario: Crisis Hotline: Veterans press 1 di Ellen Gooseberg Kent e Dana Perry
Joanna di Aneta Kopacz
- Our curse di Tomasz Sliwinski e Macjiej Slesicki
- La parka di Gabriel Serra Arguello
- White earth di J. Christians Jensen
Miglior Cortometraggio: The phone call di Mat Kirkby e James Lucas
- Aya di Oded Binnun e Mihal Brezis
- Boogaloo and Graham di Michael Lennox e Ronan Blaney
- La lampe au buerre de yak di Hu Wei e Julien Féret
- Parvaneh di Talkhon Hamzavi e Stefan Eichenberger
Oscar alla carriera: Harry Bellafonte / Hayao Miyazaki / Maureen O’Hara
Didascalie immagini
- Birdman o (l’imprevedibile virtù dell’ignoranza): locandina / Edward Norton e Emma Stone / Michael Keaton / Alejandro González Iñárritu
- Milena Canonero, quarto Oscar della carriera per i costumi di Grand Budapest Hotel
- J.K. Simmons miglior attore non protagonista per Whiplash / Il giovane Damien Chazelle / Un fotogramma del film
- Patricia Arquette miglior attrice non protagonista per Boyhood / Con Ellar Coltrane in una scena del film
- Il giovane Graham Moore miglior sceneggiatura non originale per The imitation game / Lonnie Lynn e John Stephens premiati per la miglior canzone originale, Glory da Selma – la strada della libertà
- Citizenfour, miglior documentario: locandina originale / L’analista informatico Edward Snowden / La regista Laura Poitras e il giornalista Glenn Greenwald
- Miglior cortometraggio animato: Feast di Patrick Osborne e Kristina Reed
- Locandine degli otto candidati a miglior film del 2014
- Julianne Moore miglior attrice per Still Alice / Eddie Redmayne miglior attore per La teoria del tutto
- Alla ricerca di Vivian Maier di John Maloof e Charlie Siskel, candidato a miglior lungometraggio documentario
- Last days in Vietnam di Rory Kennedy e Keven Mc Alester / Virunga di Orlando von Einsiedel e Joanna Natasegara
- Alexandre Desplat miglior colonna sonora per Grand Budapest Hotel
- Timbuktu (Mauritania) di Abderrahmane Sissako
- Il lungometraggio animato Song of the sea diretto da Tomm Moore e prodotto da Paul Young
- Pawel Pawlikowski con l’Oscar al miglior film straniero per suo bellissimo Ida
In copertina:
Alejandro González Iñárritu, vero trionfatore della serata, tra i suoi attori Michael Keaton, Naomi Watts e Emma Stone