La storia dell’Italia del Rinasciemento è soprattutto una storia di grandi personalità: vuoi che si tratti di artisti, mecenati, collezionisti e committenti, scorrere un qualsiasi libro di storia dell’arte vuol dire trovarsi di fronte ad una serie di nomi illustri. Non sorprende allora pensare che anche le diverse corti della penisola siano legate a doppio filo ad alcuni casati. È questo il caso di Ferrara e della dinastia Estense ed in particolare di quell’Alfonso I che rappresenta un caso esemplare dello strettissimo rapporto tra politica e mecenatismo. A celebrare questa figura fondamentale della Ferrara a cavallotra Quattrocento e Cinquecento ci pensa un poderoso libro di Vincenzo Farinella, Alfonso I d’Este. Le immagini e il potere: da Ercole de’ Roberti a Michelangelo (Officina). In oltre mille pagine l’autore, professore di storia dell’arte moderna a Pisa, delinea il ritratto di un mecenate tra i più illuminati ed originali del suo tempo, che fece di Ferrara centro artistico di primissimo ordine chiamando a lavorare per sè artisti del calibro di Ercole de’ Roberti e Dossi Dossi, raccogliendo opere e di Giovanni Bellini e di Tiziano, e creando un camerino di pitture che può essere considerato come uno dei massimi esempi di mecenatismo moderno, il vero paradigma del signore cinquecentesco. Ma il libro sottolinea anche l’utilizzo dell’arte, da parte del duca Alfonso, a fini politici: il suo libro d’ore è ad esempio letto come testimonianza della rivalità con papa Giulio II, mentre il Cristo della Moneta di Tiziano lo contrappone a Leone X. Un vero uomo del Rinascimento insomma.
Didascalie immagini
In copertina:
Alfonoideste
Vincenzo Farinella
Alfonso I d’Este. Le immagini e il potere: da Ercole de’ Roberti a Michelangelo
Officina
pp. 1056