– di Waldrada –
Jonas Burgert parla della sua pittura intervistato da Charles Saumarez Smith, noto storico dell’arte attualmente segretario e amministratore delegato del Royal Academy of Arts di Londra.
Presso la galleria Blain Southern in Hannover Square a Londra, si è svolto il dialogo in presenza dei giornalisti e degli invitati per la chiusura della mostra.
Artista ormai acclamato, Burgert, classe 1969 cresce nella West Berlin, dove ancora vive e produce.
Figlio d’arte, figlio di un pittore espressionista, frequenta l’accademia.
Termina gli studi e cade il muro.

Parla della differenza tra le generazioni che hanno o meno vissuto quella situazione. Parla di dolore e di pianto.
E sulle difficoltà delle problematiche strutturali politico governative che affliggono la società.
Ma scommesse di vita come queste diventano invece una grande opportunità, secondo Burgert, un motivo per pensare, creare.
La tensione si scioglie e viene liberata, si scorge l’apertura, il passaggio.
Il muro cade e si dispiegano le illusioni.
Jonas Burgert non si sente a suo agio con l’idea e la pretensione del mondo dell’arte contemporanea in cerca del “cool”.
Cercare di trasformare la storia in sensazione non è semplice, lui utilizza la sua pittura fuori dagli stereotipi.
Tradurre in colore è quello che conta. Tradurre i colori in sensazioni.

Il grigio, l’opacità, è quella che porta e sostiene il soggetto dell’immagine. Che fa da contenitore dell’esplosione che contiene. Per renderlo forte di presenza.
Percepire la forma come forma, percepire il contatto con le figure attraverso un’esperienza sensoriale disorientante, ma sottile e ricca di significato.
Da Gaguin e l’uso sperimentale del colore, all’antico Egitto quando non è importante riportarsi al realismo, ma mirare al messaggio spirituale e non visuale.
..-Cosa succede se sono onesto nella forma? Si chiede Burgert.
…-Nessuno dipinge volti per paura di fallire. Aggiunge.- Voglio dipingere volti interessanti senza dover scappare da questa paura.
Colori artificiali e intensità astratta nella composizione di figure reali, cosi come siamo noi esseri umani nella nostra psicologia, nelle paure, e il nostro bisogno di regole. In cerca di simboli, che rimandano ad altre illusioni.
…-L’illustrazione e la moda sono nemiche dell’arte. Dice Burgert.- Il bisogno di essere più del nostro involucro esce fuori con l’emergenza dell’espressione e dell’illusorietà.

Così come nel rapporto con la religione, inteso come fenomeno. Il bisogno della creazione di idoli, diversi, tanti, affinché ognuno di noi abbia la propria religione.
“Io sono nella mia foresta, resto qui” dice Jonas Burgert. “ Da solo nel mio studio a porte chiuse.”
Vivacità cromatica che risveglia dal sopore di una atmosfera onirica in cui si viene sommersi. Attraverso una scelta di soggetti, come resti di corpi umani vividi, nastri di colore brillante, luci fluorescenti, ambienti chiusi e aperti, bidimensionali, ultrasensioriali, senza dover immaginare o meglio fissare, né toccare, un’idea originaria. Quella prima che viene alla mente.
È tutto relativo al processo di memorizzazione, memoria catturata nel colore, infiniti soggetti che precipitano, appaiono, scompaiono, vengono inghiottiti dalla tela, riappaiono e ci sorprendono.

Nel tempo e nello spazio tutto viene cristallizzato e si rende visibile.
…-La pittura sopravvive nell’istinto di cercare l’illusione che fa parte della nostra vita. – Conferma l’artista.
Abbiamo bisogno di illusioni perché diventino la nostra chiave di lettura e fonte allo stesso tempo delle illusioni stesse, abbiamo bisogno di illusioni per muoverci nel mondo.
Reverie multidimensionali e atmosfere esotiche, angoscia e fantapolitica, antitotalitarismo, realmente utopico, anarchico groviglio post apocalittico.
Stück Hirn Blind. Pezzi di cervello cieco. Macerie, sangue e colori fluo. Nature morte. Illusione di corpi evanescenti, fumo di guerra, e lo strazio del surreale diventa una allucinazione.
Didascalie immagini
- Jonas Burgert, puls führt, 2014, Olio su tela, 240 x 280 cm
All works © Jonas Burgert Courtesy of the Artist and Blain|Southern
(© foto Verdiana Garau) - Jonas Burgert, puls führt, 2014, Olio su tela, 240 x 280 cm
All works © Jonas Burgert Courtesy of the Artist and Blain|Southern
(© foto Verdiana Garau) - Jonas Burgert con Charles Saumarez Smith, alle loro spalle Jonas Burgert, stück hirn blind, 2014, Olio su tela, 350 x 800 x 4 cm
- Jonas Burgert, wiegt weich wach, 2014, Olio su tela, 300 x 240 cm
All works © Jonas Burgert Courtesy of the Artist and Blain|Southern
In copertina:
Jonas Burgert, wiegt weich wach, 2014, Olio su tela, 300 x 240 cm
All works © Jonas Burgert Courtesy of the Artist and Blain|Southern [particolare]