Il portico di San Luca ha per Bologna il valore rappresentativo di un simbolo identitario: con qualunque mezzo ci si diriga verso la città – auto, treno o aereo – la mole del santuario della Beata Vergine di San Luca, sulla cima del Monte della Guardia, è il primo segno della vicinanza all’area metropolitana; il portico, che unisce il centro di Bologna al santuario, è ritenuto il più lungo al mondo, estendendosi per quasi quattro chilometri.
1 arco del meloncello bologna-foto donata brugioni
Si tratta di un complesso monumentale che necessita di cure costanti; quando nel 2013 il Comune di Bologna si è accorto che il portico aveva urgenza di interventi di restauro, ha deciso di chiedere aiuto ai cittadini avviando la campagna di crowdfunding “Un passo per San Luca”: è la prima volta che l’uso di questo strumento viene promosso da una pubblica amministrazione per finanziare il restauro di un monumento.
In poco più di un anno – a partire dall’ottobre 2013 – l’obiettivo di raccogliere i 300mila euro necessari per i lavori più urgenti è stato raggiunto e superato: alla fine del 2014 le donazioni da parte di oltre 7.000 sostenitori ammontavano a ben 338mila euro. Cittadini, imprese, associazioni, commercianti e istituzioni pubbliche hanno dato il loro contributo all’iniziativa, che si è conclusa con una grande festa finale a cui hanno partecipato più di 70.000 persone.
2 san luca bologna portico-foto donata brugioni
La storia della devozione tributata all’immagine custodita all’interno del santuario è ammantata di leggenda: secondo la tradizione, l’icona con la Madonna, che si riteneva dipinta direttamente da San Luca, fu portata a Bologna dalla basilica di Santa Sofia a Costantinopoli per mano di un pellegrino di origine greca, che nel 1160 la consegnò agli anziani della città.
Custodita in una chiesetta alle pendici del Monte della Guardia, l’icona fu ben presto oggetto di devozione popolare, e la cima del monte divenne meta di continui pellegrinaggi; col tempo, il sentiero tracciato dai pellegrini si trasformò in una mulattiera, che fu lastricata alla fine del Cinquecento.
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Nel 1640 si decise di edificare lungo il percorso quindici piccole cappelle dedicate ai Misteri per assecondare la consuetudine, ormai consolidata, di appendere immagini sacre agli alberi lungo il cammino.
Il progetto di unire la città alla cima del monte attraverso un portico, presentato per la prima volta nel 1655, fu respinto dalle autorità cittadine a causa dell’elevato costo. Finalmente, nel 1674 fu deciso di dare inizio ai lavori con la posa della prima pietra, e il tratto in pianura fu completato nel giro di due anni.
4 san luca bologna esterno portico-foto donata brugioni
Nell’ottobre del 1677, all’avvio dei lavori per il tratto collinare, i materiali necessari per dare inizio alla costruzione furono trasportati attraverso una catena umana di uomini e donne che contribuirono spontaneamente alla fatica degli operai.
Quel gesto di solidarietà, che mostrava come il portico fosse già considerato patrimonio e simbolo della spiritualità cittadina, viene rievocato ogni anno dal 2003 con la manifestazione del “Passamano per San Luca” – alla quale partecipano centinaia di ragazzi delle scuole e numerose associazioni civiche – per testimoniare come la solidarietà possa aiutare ad affrontare difficoltà apparentemente insormontabili.
5 bologna santuario della beata vergine di san luca-foto donata brugioni
Il portico che sale lungo le pendici del monte, completato nel 1715, fu raccordato nel 1732 alle arcate del percorso in pianura mediante la realizzazione dell’Arco del Meloncello. Tutto il complesso è composto da 666 arcate: nelle 350 che coprono il tratto in salita, sono collocate a intervalli regolari le quindici cappelle dedicate ai Misteri.
Una lettura in chiave simbolica del progetto per l’imponente realizzazione, vede nel tracciato con cui il portico segue le pendici del monte fino alla cima – non rettilineo, ma spezzato da una serie di curve con tratti di pendenze diverse intervallati da gradini – una rappresentazione del demonio (il numero delle arcate, 666, è considerato “numero diabolico”) sotto forma di serpente; la mole del santuario che lo sovrasta – e che non è mai visibile per chi percorre il porticato, fino a che non si raggiunge l’atrio di ingresso alla chiesa – costituirebbe un richiamo all’iconografia della Madonna che schiaccia il serpente ai suoi piedi.

Didascalie immagini

  1. L’Arco del Meloncello (1732, progetto di Carlo Francesco Dotti) (© Donata Brugioni)
  2. Inizio del tratto collinare del portico, visto dall’Arco del Meloncello (© Donata Brugioni)
  3. Veduta del portico dall’interno (© Donata Brugioni)
  4. Esterno del portico dalla strada che lo fiancheggia (© Donata Brugioni)
  5. Facciata del santuario della Beata Vergine di San Luca (1723-1743, progetto di Carlo Francesco Dotti) dal piazzale sottostante (© Donata Brugioni)

In copertina:
Tratto in salita del porticato al santuario della Beata Vergine di San Luca a Bologna
[particolare]
(© Donata Brugioni)